Protegge le aree oceaniche che non appartengono a nessuno Stato, circa il 60% degli oceani. E impone una ripartizione equa e giusta dei benefici derivanti dalle risorse genetiche marine. L’Italia ne condivide l’importanza e il valore come strumento di governance ma per ora manca la sua ratifica.
BBNJ è una strana sigla, sta per Biodiversity Beyond National Jurisdiction.Si chiama formalmente così, Agreement on Biodiversity Beyond National Jurisdiction – o Accordo sulla conservazione e uso sostenibile della biodiversità marina delle aree al di fuori delle giurisdizioni nazionali – il Trattato sull’Alto Mare dell’Onu, entrato in vigore il 17 gennaio di quest’anno. Dopo oltre un ventennio di confronto internazionale. E senza che in Italia se ne dicesse molto. Dopo aver partecipato ai negoziati e sostenuto politicamente il documento, il nostro Paese infatti non lo ha ancora ratificato.
Il Trattato fornisce un quadro di riferimento per la governance comune di circa la metà della superficie del nostro pianeta e del 95% del volume degli oceani, che rappresentano il più grande habitat del nostro pianeta. È, secondo l’Unione europea – che sull’adozione dell’accordo ha svolto un ruolo politico importante ed è copresidente della “Coalizione ad alta ambizione sul BBNJ” – un accordo storico, “una pietra miliare nella conservazione e nell’uso sostenibile degli oceani”. Su pesca, trasporto marittimo, posa di cavi ed estrazione di risorse – attività marine con potenziali impatti ecologici – il trattato rafforza i requisiti per le valutazioni ambientali; inoltre, incoraggia la cooperazione scientifica e impone una ripartizione equa e giusta dei benefici derivanti dalle risorse genetiche marine. Ma non solo.
Ad oggi 88 ratifiche
I Paesi firmatari, ad oggi, sono 145, mentre hanno provveduto a ratificarlo (cioè a renderlo vincolante per lo Stato) 88 parti. Tra queste, per esempio, oltre all’Ue, Spagna, Portogallo, Francia, Grecia, Irlanda, Turchia, Norvegia, Islanda, Cina, Brasile, Messico, Costa Rica, Marocco e Indonesia. Come si può vedere sul sito della High Seas Alliance, che monitora lo stato di firma e di ratifica Paese per Paese. Gli Stati Uniti hanno firmato, ma non ratificato; non ha firmato la Russia.
Gli obiettivi del Trattato sull’Alto Mare
Il documento è un nuovo quadro globale per la protezione della biodiversità marina delle aree che non appartengono a nessuno Stato. Le aree al di fuori della giurisdizione nazionale comprendono l’alto mare e i fondali marini non territoriali. L’alto mare è fondamentale per la biodiversità, la sicurezza alimentare e l’economia globale e la stabilità climatica. Il trattato consente di:
- istituire aree marine protette in alto mare;
- regolamentare lo sfruttamento delle risorse genetiche marine;
- valutare l’impatto ambientale delle attività umane attuali e future;
- sostenere i paesi in via di sviluppo attraverso programmi di rafforzamento delle capacità e di trasferimento di tecnologie marine.
Le modalità operative del nuovo sistema di governance sono però ancora da decidere. Verranno definite in occasione della prima conferenza delle parti, prevista entro un anno dall’entrata in vigore del Trattato, quindi entro gennaio 2027.
Associazioni ambientaliste esortano l’Italia a ratificare il testo
In una nota di plauso sull’entrata in vigore del Trattato, il WWF sottolinea come “l’oceano abbia mitigato gli effetti dei cambiamenti climatici, assorbendo circa il 90% del calore in eccesso generato dalle emissioni di gas serra e il 25% delle emissioni di anidride carbonica; tuttavia in mancanza di una seria tutela, le sue capacità di assorbimento di CO2 stanno drasticamente mutando”, prosegue l’associazione, che mette inoltre in evidenza come la designazione di reti di aree marine protette in acque internazionali costituisca un passo essenziale verso il raggiungimento dell’obiettivo globale di proteggere il 30% degli oceani entro il 2030, come concordato nell’ambito del Quadro globale per la biodiversità. Attualmente è protetto poco più dell’1% dell’alto mare.
Per questo, Blue Marine Foundation, Client Earth, Greenpeace Italia, LIPU e Mare Vivo e WWF Italia hanno esortato l’Italia a ratificare l’accordo, con una lettera al ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti e al ministro dell’Ambiente Gilberto Pichetto Fratin. “Una rapida ratifica – scrivono le associazioni – costituirebbe un segnale concreto e coerente rispetto agli impegni assunti, contribuendo a colmare l’attuale distanza dagli obiettivi internazionali di protezione della biodiversità”.
La dichiarazione italiana per l’adozione dell’accordo BBNJ
Del resto, in occasionedell’adozione dell’accordo BBNJ, a giugno 2023, l’Italia dichiarava di associarsi alla dichiarazione resa dalla rappresentante dell’Unione europea e aggiungeva le seguenti osservazioni a titolo nazionale:
“Con una linea costiera lunga 8.000 km al centro del Mar Mediterraneo, l’Italia è un paese profondamente legato al mare per natura, storia, cultura ed economia.
A 41 anni dall’adozione della Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare, l’adozione consensuale dell’accordo BBNJ rappresenta un risultato storico per il multilateralismo e una pietra miliare fondamentale nella promozione di una governance globale degli oceani basata sullo stato di diritto.
Pur preservando e riconoscendo l’equilibrio tra diritti e doveri degli Stati sancito dall’UNCLOS, l’accordo di attuazione del BBNJ garantisce una protezione rafforzata e strutturata dell’ambiente marino per le generazioni presenti e future. La sua architettura normativa e istituzionale favorirà la cooperazione internazionale nell’adozione di misure efficaci volte a proteggere i delicati ecosistemi dei nostri mari e oceani.
Insieme al Quadro globale sulla biodiversità di Kunming-Montreal, adottato lo scorso dicembre, l’accordo BBNJ rappresenta un passo importante verso il raggiungimento dell’obiettivo “30 entro il 2030” (il target sulla conservazione del 30% dell’Oceano mondiale entro il 2030, ndr). La sua rapida ratifica e attuazione saranno fondamentali per il raggiungimento di tale obiettivo.
Siamo inoltre soddisfatti del fatto che i meccanismi previsti dall’accordo per promuovere il trasferimento di tecnologie marine ai paesi in via di sviluppo saranno fondamentali per rendere questo progetto veramente universale e per promuovere la conoscenza, la conservazione e l’uso sostenibile della preziosa biodiversità che popola gli oceani.
Prendiamo inoltre atto con soddisfazione che i meccanismi di risoluzione delle controversie previsti dall’UNCLOS sono stati incorporati nell’accordo BBNJ e che la futura COP potrà richiedere pareri consultivi all’ITLOS sui propri progetti di decisione. Tali meccanismi giudiziari rafforzeranno il regime giuridico prevenendo e risolvendo le controversie relative all’interpretazione e all’applicazione dell’accordo”.
Il ritardo dell’Italia sulla ratifica sembrerebbe, insomma, più legato alle priorità dell’agenda politica legate al drammatico quadro internazionale che a una mancanza di volontà.





