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Come fanno le water square a salvare i quartieri dalle alluvioni?

Water square: vista di Rotterdam
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Di fronte all’estremizzazione degli eventi atmosferici estivi, comprendere come una water square trasformi un potenziale disastro idraulico in una risorsa comunitaria può rappresentare la nuova frontiera dell’urbanistica moderna.

Oggi, in città, la combinazione tra cementificazione e cambiamento climatico rende la gestione delle piogge un’emergenza costante. I modelli di drenaggio convenzionali si rivelano spesso insufficienti per contenere volumi d’acqua improvvisi ed elevati, come quelli che vediamo sempre più di frequente, soprattutto in estate. In un simile contesto, la water square emerge come una delle soluzioni più innovative di urbanistica adattiva nella gestione idrica. Offre infatti uno spazio pubblico multifunzionale, capace di accogliere l’acqua nei momenti di crisi e restituire vivibilità al quartiere nei periodi asciutti.

Il paradosso del cemento e l’urgenza di una nuova gestione idrica urbana

Il tessuto urbano delle città è dominato da superfici impermeabili: asfalto, cemento e coperture edilizie impediscono la naturale infiltrazione dell’acqua nel sottosuolo. Durante i mesi estivi, le alte temperature favoriscono la formazione di temporali convettivi, brevissimi ma di intensità inaudita. Quando queste enormi masse d’acqua precipitano su suoli completamente sigillati, la risorsa idrica si trasforma istantaneamente in un rischio idraulico.

Le reti fognarie tradizionali, progettate per rispondere a eventi meteorologici storici di gran lunga inferiori a quelli attuali, vanno rapidamente in saturazione. Senza vie di deflusso o bacini di ritenzione, l’acqua scorre in superficie ad alta velocità, innescando alluvioni lampo capaci di allagare scantinati, paralizzare la viabilità e causare ingenti danni strutturali.

Questo paradosso dell’incapacità del territorio di assorbire l’acqua, proprio quando la terra ne avrebbe più bisogno, impone una transizione concettuale e ingegneristica. Vanno progettate piazze d’acqua resilienti e ricercate soluzioni di deflusso urbano delle piogge flessibili, ben integrate nell’architettura delle città.

Il funzionamento idraulico di una water square

Una water square non è una semplice vasca di stoccaggio statica, o un invaso artificiale permanente. Si tratta di un’opera di ingegneria idraulica adattiva progettata per interagire, in tempo reale, con i picchi pluviometrici estivi. La sua caratteristica principale risiede nel funzionamento totalmente passivo. L’intero processo di deviazione, ritenzione e accumulo del fluido avviene sfruttando unicamente la forza di gravità e i principi della fluidodinamica. Il sistema opera senza il consumo di energia elettrica durante la fase acuta della tempesta, garantendo il proprio contributo anche in caso di blackout della rete elettrica cittadina.

L’infografica sintetizza il funzionamento di una water square. Lo schema illustra come partendo da canalizzazioni superficiali sia possibile spostare l’acqua in eccesso verso bacini di ritenzione, permettendone il deflusso e la conservazione.

La prima fase di raccolta legata alla pendenza del suolo

La dinamica di intercettazione delle acque meteoriche si basa su una progettazione topografica millimetrica. L’intera superficie della piazza d’acqua presenta pendenze centripete negative, ovvero leggermente inclinate verso il centro e verso i bacini di contenimento ribassati.

L’acqua non proviene soltanto dal perimetro della piazza stessa, ma è convogliata anche dalle coperture degli edifici circostanti, oltre che dalle strade adiacenti, tramite canalizzazioni superficiali in pietra o cemento spazzolato. Queste condotte a cielo aperto lasciano l’acqua visibile durante il suo percorso, trasformando il flusso idrico in un elemento di arredo urbano biofilico prima che raggiunga le vasche di accumulo.

Il calcolo matematico dei coefficienti di deflusso superficiale del cemento

Per evitare che il fluido acquisisca un’energia cinetica eccessiva, durante il tragitto verso i bacini, i progettisti calcolano la portata idraulica massima del bacino urbano mediante la formula del metodo razionale:

Q = C x i x A

In questa equazione:

  • Q rappresenta la portata di picco (misurata in metri cubi al secondo);
  • i è l’intensità della pioggia estiva (mm/h);
  • A identifica l’area della superficie drenante (in metri quadrati);
  • C è il coefficiente di deflusso superficiale (adimensionale).

A livello di ingegneria dei materiali, il coefficiente C viene modulato alternando finiture differenti. Ci si serve di cemento liscio e levigato, all’interno delle canalizzazioni primarie, per velocizzare il trasporto dell’acqua lontano dai fabbricati sensibili. Si impiegano invece superfici ruvide, scanalate o porose in prossimità dei bordi dei bacini di ritenzione, per dissipare l’energia cinetica, frenare il fluido e favorire un riempimento calmo e progressivo.

La seconda fase incentrata sulla filtrazione dei sedimenti sospesi

L’efficacia di una water square non riguarda solo l’aspetto quantitativo, ovvero quanta acqua riesce ad allontanare dalla città, ma anche la gestione qualitativa della risorsa. Dopo settimane di siccità estiva, le prime piogge lavano le superfici urbane trasportando detriti, idrocarburi, metalli pesanti rilasciati dal consumo dei freni dei veicoli e carichi microbiologici. Prima che l’acqua possa stazionare nei bacini ricreativi o venire reimmessa nell’ambiente, il sistema esegue un trattamento di depurazione passiva.

La separazione fisica delle acque di prima pioggia tramite letti di sabbia

Durante i primi 15 minuti di un evento meteorico — il momento in cui si concentra la maggior quantità di inquinanti, trasportati dalle acque di prima pioggia — il flusso viene intercettato da griglie metalliche per trattenere i rifiuti macroscopici e indirizzato in camere di decantazione sotterranee.

Attraverso letti di sabbia silicea a granulometria differenziata, le particelle sospese e gli inquinanti vengono trattati mediante filtrazione fisica, per gravità. Funzionando in modo analogo a un grande filtro chimico-fisico naturale, questo passaggio permette all’acqua di superare la barriera e raccogliersi nei bacini superficiali con un elevato grado di limpidezza, rendendo lo spazio sicuro per la fruizione pubblica al termine dell’evento piovoso.

I dati empirici e le metriche di impatto del modello Benthemplein a Rotterdam

Allo scopo di analizzare l’impatto pratico di questo approccio, il riferimento principale a livello internazionale è rappresentato dal recente Waterplein Benthemplein a Rotterdam, considerata il primo esempio su larga scala di piazza d’acqua resiliente. Essa si compone di tre bacini:

  • bacino centrale: utilizzato come anfiteatro, presenta un bacino molto capiente;
  • bacino minore A: presenta una pista da skateboard e lo si utilizza per tenere eventi contenuti;
  • bacino minore B: destinato principalmente allo sport e provvisto di sedute, il bacino presenta la stessa capacità dell’A.

In totale, il Benthemplein presenta una capacità totale di stoccaggio di 1700 metri cubi e ha alleggerito i carichi di lavoro dell’impianto fognario di circa il 20%.

I volumi di stoccaggio nei tre bacini indipendenti

La geometria idraulica della Benthemplein non prevede un unico invaso, ma ben tre bacini di ritenzione indipendenti, collocati a quote differenti:

  1. i due bacini minori sono flessibili: posizionati nelle zone perimetrali, raccolgono le acque piovane provenienti dai tetti degli edifici adiacenti e trattengono complessivamente circa 300 metri cubi d’acqua durante precipitazioni di media entità.
  2. un bacino centrale profondo: adibito nei periodi asciutti a skatepark, campo da basket e anfiteatro, entra in funzione durante i nubifragi estremi, immagazzinando da solo fino a 1.400 metri cubi.

La capacità complessiva del sistema è consistente e riduce considerevolmente la pressione sui collettori fognari circostanti.

Il funzionamento dei sistemi di scarico ritardato a tutela della salute pubblica

Per evitare che l’acqua accumulata ristagni, o favorisca la proliferazione di insetti durante l’afa estiva, la piazza integra dispositivi di svuotamento programmato.

La massa liquida non viene trattenuta a tempo indeterminato. Una volta superato il picco di piena della rete cittadina, un sistema di scarico ritardato o pompe a basso consumo svuota progressivamente i bacini, nell’arco di un intervallo compreso tra le 12 e le 24 ore. L’acqua viene così immessa gradualmente nei canali urbani o lasciata infiltrare nel sottosuolo, consentendo il rapido ripristino delle funzioni sociali dello spazio pubblico.

I dati del progetto pilota della Benthemplein a Rotterdam

Il caso studio della water square di Rotterdam dimostra come l’ingegneria idraulica possa integrarsi con la riqualificazione urbana e sociale di spazi periferici. Vediamo in quale modo sia possibile mettere in relazione questi due aspetti.

La scomposizione dei volumi di stoccaggio nei tre bacini indipendenti

I dati idraulici del progetto Benthemplein confermano che l’infrastruttura può trattenere fino a 1.700 metri cubi d’acqua piovana, come da calcolo precedente, riducendo le sollecitazioni sulla rete fognaria di quartiere fino al 20%, durante le emergenze meteo. La scomposizione tra i due bacini superficiali minori e il grande bacino centrale consente una gestione scalare dell’evento piovoso. Intelligentemente, è possibile attivare le vasche solo in base al volume effettivo delle precipitazioni.

I dati di monitoraggio della water square olandese si possono consultare sulla piattaforma Oppla NBS – Building Waterproof City, ove è stata pubblicata una scheda dedicata al progetto. Il documento di ricerca del German Institute of Development and Sustainability (IDOS) contiene una spiegazione più scientifica e articolata, illustra i possibili traguardi raggiungibili e fornisce ispirazione per imitare il modello.

Il meccanismo di svuotamento controllato della water square

Il processo di svuotamento controllato garantisce che le attività ricreative possano riprendere in sicurezza, entro 24 ore dalla fine del temporale, il tempo necessario all’operazione. La gradualità del rilascio previene i picchi di piena a valle. Ciò offre un modello d’intervento valido per la gestione del rischio idrogeologico in ambito urbano. Lo svuotamento non si serve di pompe artificiali, ma fa affidamento sul rilascio controllato attraverso il canale Noordsingel oppure sulla naturale infiltrazione nel terreno.

L’impatto climatico delle soluzioni basate sulla natura

L’implementazione delle piazze d’acqua si inserisce nel quadro delle Soluzioni Basate sulla Natura (NBS, da Nature-Based Solutions) promosse dalle direttive europee su transizione ecologica e adattamento climatico. L’infrastruttura trova spazio tra le macro-politiche ecologiche di Bruxelles. Le water square sono allineate ai requisiti del Green Deal europeo e possono essere finanziate secondo i parametri di resilienza per le città densamente popolate.

Il quadro normativo europeo per il finanziamento dei progetti di resilienza urbana

Le amministrazioni locali dovrebbero pensare a soluzioni come le piazze d’acqua per stimolare un’efficace risposta all’effetto dei cambiamenti climatici, in un quadro di interventi promosso dal piano di adattamento urbano dell’Agenzia Europea dell’Ambiente, la quale, comunque, sta facendo troppo poco per promuovere le water square, anche a fronte di un esempio virtuoso come quello di Rotterdam. Realizzare piazze attrezzate di questo tipo ridurrebbe la vulnerabilità dei centri urbani di fronte all’aumento di frequenza e violenza degli eventi meteorologici estremi.

Il raffrescamento radiativo e l’abbattimento dell’effetto isola di calore

Oltre alla prevenzione delle alluvioni, la water square offre dei benefici microclimatici durante i mesi più caldi. Come precisa ScienceDirect, l’alternanza tra ritenzione ed evaporazione dell’acqua, unita naturalmente alla sostituzione dell’asfalto con materiali a più elevata albedo, contribuisce ad attenuare l’effetto isola di calore urbana. L’evapotraspirazione e la riduzione dell’accumulo termico nelle superfici consentono di abbassare le temperature locali anche fino a 4°C rispetto alle aree circostanti, altamente cementificate.

Le prospettive di integrazione delle water square nei piani di adattamento locali

Una water square dimostra come la protezione dalle alluvioni non richieda necessariamente grandi opere grigie, o condotte sotterranee coperte. È infatti possibile realizzarla attraverso spazi pubblici multifunzionali utili alla collettività e capaci di fornire spazi di aggregazione nuovi. Integrare la gestione dell’acqua nella pianificazione urbana consente di trasformare un fattore di rischio in un elemento di riqualificazione territoriale.

Una scelta sostenibile per stimolare la partecipazione della comunità

Pianificare infrastrutture resilienti può aiutare a superare la diffidenza verso nuove cementificazioni, trasformando un intervento di messa in sicurezza idraulica in un punto di aggregazione giovanile e sociale. In questa maniera, anche le resistenze ambientaliste, che potrebbero non vedere bene la realizzazione di una nuova infrastruttura, sarebbero probabilmente vinte.

Una water square potrebbe rappresentare una soluzione efficace per le aree critiche della tua città. Se sei d’accordo, lascia un commento e indica quale piazza del tuo comune trarrebbe beneficio da un intervento di rigenerazione resiliente. Iscriviti alla newsletter ufficiale di Rigeneriamo il Territorio per rimanere sempre aggiornato sulle ultime novità in tema di ecologia, architettura sostenibile e tutela del territorio.

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Mattia Mezzetti

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