Pixel di Adform

Chiudi
Cerca nel sito:

Air Ink: la chimica che trasforma il particolato in pigmento

Air Ink: la chimica che trasforma il particolato in pigmento
Condividi l'articolo

Dallo scarico dei motori ai muri delle città: la chimica che cattura il particolato diesel e lo trasforma in pigmento sicuro, aprendo la strada a un nuovo modello di economia circolare urbana.

Il particolato diesel non è semplicemente “sporco”: rappresenta una materia prima carboniosa finora largamente sprecata nelle emissioni urbanistiche e industriali. L’80-90%  di questo particolato è costituito da particelle di black carbon. Si tratta di una forma di carbonio elementare derivante dalla combustione incompleta di combustibili fossili come il diesel. Dal punto di vista chimico, queste particelle sono comparabili nella composizione al black carbon, il pigmento utilizzato tradizionalmente nell’industria di gomme, vernici e inchiostri per la loro elevata capacità di assorbimento e la stabilità colore, sebbene in emissioni ambientali esse siano associate a rischio sanitario e climatico.

Il progetto Air Ink nasce proprio da questa osservazione. Anziché considerare il particolato come un semplice inquinante da abbattere, lo si può valorizzare come fonte di carbonio pigmentabile attraverso processi chimici di purificazione. Fondata dai ricercatori del MIT Media Lab e sviluppata da Graviky Labs, la tecnologia impiega un dispositivo brevettato denominato KAALINK per la cattura del particolato retrofit direttamente nelle emissioni dei tubi di scarico o delle fonti convogliate. Questo approccio, che integra il riciclo del black carbon con tecniche di trattamento successivo, consente di estrarre e purificare il materiale carbonioso da metalli pesanti e agenti cancerogeni prima di trasformarlo in pigmento utilizzabile per inchiostri e vernici.

Dal punto di vista tecnico, la sfida principale non è soltanto la sequestrazione delle particelle ultrafini (PM2.5), ma farlo senza creare contropressioni all’interno del sistema di combustione e senza interferire negativamente con l’efficienza del motore o della fonte di emissione. Una volta catturato, si sottopone il particolato a una serie di passaggi di purificazione chimica, inclusa la rimozione selettiva di metalli pesanti come cadmio o cromo, sostanze normalmente associate alla tossicità delle fuliggini. Il risultato è un pigmento di carbonio ad alta purezza che può essere formulato in inchiostri, marcatori e prodotti di stampa ad alte prestazioni.

Il dispositivo di cattura (KAALINK): Elettrostatica vs Filtrazione

Per comprendere come sistemi come KAALINK riescano a trasformare l’emissione problematica di particolato in una risorsa utile (e avviabile all’upcycling del PM2.5), è utile confrontare i principi di cattura delle particelle: la filtrazione meccanica tipica dei filtri HEPA e le tecniche alternative basate su fenomeni fisici (elettrostatici o inerziali). In questo contesto analizziamo perché i filtri tradizionali creano problemi di contropressione, e come una soluzione meccatronica come KAALINK riesce a mantenere il flusso di gas libero da intasamenti pur catturando efficacemente il particolato.

Il problema della “backpressure”

Un filtro HEPA o un media filtrante molto denso può trattenere efficacemente particelle fino alle dimensioni del particolato ultrafine (PM2.5). Ma applicarlo direttamente a un tubo di scarico comporta un problema noto come backpressure: il filtro introduce una resistenza al flusso dei gas di scarico. Nei motori a combustione interna, questa resistenza impedisce una corretta fuoriuscita dei gas. Questo causa aumento di contropressione nel sistema, riduzione delle prestazioni e potenziale danno al motore stesso. Filtri simili sono usati in ambienti indoor per la purificazione dell’aria, ma già lì si osserva che aumentando l’efficienza filtrante diminuisce il flusso d’aria utile.

La soluzione meccatronica

La tecnologia impiegata in KAALINK evita questo problema fondamentale grazie a un approccio che non si basa sulla semplice occlusione del flusso gassoso ma su forze fisiche dinamiche alternative. Il dispositivo è progettato con un sistema a labirinto elettrostatico o inerziale. In pratica il passaggio dei gas non è bloccato da un mezzo filtrante denso, ma le particelle di fuliggine vengono caricate elettricamente o deviate per inerzia verso le superfici interne del cilindro di raccolta. In altre parole:

  • il gas, insieme ai vapori, passa quasi indisturbato attraverso il dispositivo, senza creare contropressione nel sistema di scarico del veicolo;
  • le particelle di carbonio (Black Carbon e PM2.5) vengono attratte e “incollate” alle pareti dal campo elettrostatico o dalla geometria del labirinto. Questo consente una cattura molto efficiente delle particelle fini (fino al ~95 % in test di laboratorio e prototipi).

Una volta accumulate, come si legge sul sito ufficiale di Air Ink, si estraggono queste particelle e si sottopongono a un processo di depurazione chimica. In questa fase si rimuovono metalli pesanti e composti tossici, rendendo possibile l’upcycling del PM2.5 in materiali utili come pigmenti per inchiostri e altre applicazioni.

La raffinazione: da rifiuto tossico a pigmento sicuro

Dopo la cattura del particolato attraverso sistemi come KAALINK, il materiale raccolto, una miscela di fuliggine carboniosa (PM2.5), residui organici e tracce di metalli pesanti, non è immediatamente utilizzabile per la produzione di un inchiostro da smog. Prima che possa diventare un pigmento sicuro e funzionale, deve essere sottoposto a una catena di processi di raffinazione chimica. Questi trattamenti servono a separare e rimuovere le componenti tossiche e a ottenere una polvere di carbonio adatta ad applicazioni artistiche o industriali.

Separazione dei metalli pesanti

La fuliggine grezza catturata da scarichi veicolari e impianti contiene non solo carbonio elementare, ma anche residui di metalli pesanti (come piombo, cadmio, cromo, nichel), prodotti dall’usura di componenti meccanici e dal combustibile stesso. Inoltre contiene composti organici potenzialmente cancerogeni che aderiscono alle superfici particellari. La presenza di queste sostanze è ben documentata nella letteratura scientifica sull’inquinamento da PM2.5 e sui rischi associati ai metalli pesanti nei particolati atmosferici.

Per trasformare questa miscela in un pigmento sicuro, il materiale grezzo viene normalmente sottoposto a lisciviazione e trattamenti chimici mirati:

  • il particolato viene sospeso in solventi o soluzioni appropriate per mobilizzare ioni metallici;
  • complessi chimici o reagenti selettivi vengono impiegati per estrarre i metalli pesanti dai granuli di carbonio;
  • residui idrosolubili e contaminanti vengono separati per filtrazione o decantazione, lasciando il carbonio elementalmente puro.

Questi passaggi richiamano tecniche comunemente impiegate nei processi di depurazione dei rifiuti industriali e nei trattamenti di acque e suoli contaminati, dove la rimozione di metalli pesanti è un obiettivo centrale per la tutela della salute e dell’ambiente.

Il binder (legante)

Una volta ottenuta una polvere di carbonio purificata che non contiene concentrazioni significative di metalli pesanti o composti dannosi, il passo successivo per ottenere un inchiostro da smog è formulare il pigmento in un medium legante. Il carbon black (o carbone nero derivato da fuliggine) deve essere disperso omogeneamente in un veicolo di supporto.

Per realizzare un inchiostro stabile e utilizzabile (per pennarelli, pittura o stampa), la polvere:

  • deve essere macerata e micronizzata fino a raggiungere dimensioni di particelle molto piccole (idealmente inferiori a 100 nanometri) per garantire una dispersione uniforme senza sedimentazione o intasamenti;
  • viene miscelata con un binder (o legante) che può essere una base di olio vegetale, resina polimerica o altra matrice viscoelastica che conferisce fluidità, adesione e durabilità all’inchiostro.

Questi leganti ancorano le nanoparticelle di carbonio, consentendo al pigmento di aderire alla superficie di scrittura o di stampa mantenendo le qualità estetiche e funzionali. Il risultato è un prodotto chimicamente stabile, privo di tossicità significativa e adatto per applicazioni artistiche o tecniche.

Scalabilità industriale

Per rendere un’innovazione come Air Ink un’alternativa significativa ai pigmenti convenzionali occorre guardare oltre l’utilizzo in arte e nel design. La vera sfida è scalare i processi di cattura, purificazione e formulazione fino a livelli industriali, in modo da soddisfare la domanda di grandi volumi per stampa commerciale, vernici o rivestimenti edilizi. Esistono ricerche scientifiche e applicazioni commerciali che esplorano l’impiego di pigmenti sostenibili per stampa e materiali. Queste evidenziano come la transizione verso soluzioni a basso impatto ambientale sia già una tendenza nell’industria dei materiali di stampa.

Oltre l’arte

Il progetto Air Ink non si limita ai pennarelli o alle bottiglie di inchiostro per uso artistico. Il suo potenziale risiede nell’impiego su larga scala nella stampa industriale e nei rivestimenti. L’idea è sfruttare la pigmentazione ottenuta dal particolato per applicazioni come:

  • Stampa commerciale su larga tiratura (giornali, libri, packaging), dove il nero è un colore fondamentale e le quantità utilizzate sono elevate;
  • Vernici e rivestimenti per edifici, con l’obiettivo di creare “muri che contengono smog”. Parliamo di superfici che sfruttano pigmenti ricavati da emissioni per conferire colore e potenzialmente proprietà addizionali legate alla sostenibilità.

Soluzioni simili che cercano di sostituire il carbon black con pigmenti più sostenibili, come biochar derivato da materiali riciclati, sono oggetto di studi accademici volti a ridurre l’impatto ambientale dell’industria degli inchiostri. Questo conferma che la sostituzione dei pigmenti tradizionali è una strada percorribile anche su scala industriale.

Le collaborazioni con partner industriali nei settori dell’abbigliamento sostenibile e delle tecnologie di stampa, così come l’esplorazione di applicazioni in verniciature, dimostrano che questa idea sta già superando l’ambito artistico per entrare nei cicli produttivi di prodotti di consumo e materiali tecnici.

Video:”This device turns air pollution into ink”

Questo video, pubblicato da Insider Tech, mostra come un dispositivo possa catturare l’inquinamento dell’aria (particolato da scarico) e trasformarlo in inchiostro, e spiega il concetto alla base della tecnologia Air Ink sviluppata da Graviky Labs.

È necessario accettare le seguenti tipologie di cookie per guardare questo video: statistiche, marketing

TI È PIACIUTO QUESTO ARTICOLO?
Iscriviti alla nostra newsletter per ricevere aggiornamenti sulle novità e sulle storie di rigenerazione territoriale:

Condividi l'articolo
Rosaria De Benedictis

Ultime Notizie

Cerca nel sito