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In California sono in aumento le foreste zombie

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Il riscaldamento globale sta trasformando le grandi foreste di conifere della California, progressivamente sostituite da arbusti e pianta da fiore. Con conseguenze sulle specie che dipendono dalle foreste e sui cicli di regolazione dell’acqua e di sequestro del carbonio. 

Un quinto delle foreste di conifere della Sierra Nevada, in California, è intrappolato in un habitat che non è più adatto a questi alberi. Colpa del riscaldamento globale, che sta trasformando queste maestose foreste in foreste zombie, come le hanno definite alcuni ricercatori dell’Università di Stanford. In un recente studio, pubblicato sulla rivista PNAS Nexus, gli scienziati spiegano, infatti, che gli esemplari più vecchi, grandi e robusti di abeti Douglas e pini ponderosa svettano ancora, ma che solo pochi nuovi giovani alberi sono riusciti ad attecchire, perché il clima è diventato troppo caldo e secco per consentire loro di crescere bene. Secondo l’autore principale dello studio, Avery Hill, queste foreste, in un certo senso, stanno ingannando la morte; sarebbe solo questione di tempo. Perché gli alberi maturi sono in grado di sopravvivere anche in seguito al cambiamento di clima che si è verificato nell’area, ma se dovesse accadere un evento estremo, come un grande incendio, un periodo di forte siccità o un disboscamento importante, è improbabile che queste specie possano ricrescervi. Più probabile, invece, che la foresta venga sostituita da una vegetazione più piccola, di tipo arbustiva, che si adatta a condizioni più calde e secche. Secondo lo studio, circa l’11% della foresta di conifere della Sierra Nevada è inadeguata alle condizioni climatiche attuali e un altro 8% è considerato gravemente inadeguato. 

Il cambiamento climatico spinge le foreste di conifere verso altitudini maggiori 

Per condurre l’analisi, il team di ricercatori ha esaminato i dati storici risalenti a più di ottant’anni fa, confrontando i rilievi tracciati dal Servizio Forestale degli Stati Uniti negli anni 30 con le mappe recenti della vegetazione. Ne è emerso che le foreste di conifere della Sierra Nevada si sono spostate in media di circa 34 metri di altitudine. Mentre nello stesso periodo, la fascia di temperatura più adatta alle conifere è salita di quasi 183 metri, spostandosi più velocemente. Il cambiamento climatico ha spinto molte specie di piante e di animali a spostarsi verso altitudini maggiori o latitudini polari, per rimanere in zone climatiche alle quali si sono storicamente adattate. Le specie più longeve, come le conifere, che possono vivere per secoli, spesso hanno difficoltà a tenere il passo con la velocità del cambiamento climatico. Possono muoversi solo alla velocità con cui si disperdono i loro semi, ha spiegato Chris Field, direttore dello Stanford Woods Institute for the Environment e coautore dello studio, al New York Times. Inverni più caldi ed estati più secche possono, inoltre, incoraggiare insetti e malattie invasive a spostarsi verso nord, uccidendo piante e alberi autoctoni. 

Le pratiche di gestione forestale hanno danneggiato l’habitat delle conifere 

Dagli anni 30, le temperature nella Sierra Nevada si sono riscaldate in media di 1,2 C°. Dopo anni di siccità, quest’anno si sono verificate grandi tempeste che hanno scaricato sulla Sierra quantità di neve da record. Fenomeni estremi, frequenti in California, ma esacerbati secondo gli esperti dal riscaldamento globale. Lo studio attribuisce ai fattori climatici, tra cui le variazioni delle precipitazioni annuali e delle temperature invernali, due importanti fattori di spostamento degli habitat adatti alle conifere. Ma rileva anche che gli incendi e altri fattori di rischio e disturbo, accresciuti dalla presenza umana in territori un tempo selvaggi, hanno avuto la loro parte nel cambiamento delle foreste. Per esempio, le variazioni delle pratiche di gestione forestale, contribuendo ad alimentare incendi più distruttivi, hanno influenzato i cambiamenti nella distribuzione delle foreste di conifere. Fino agli anni 30, infatti, si verificavano regolarmente incendi a bassa intensità, che non uccidevano molti alberi di grandi dimensioni e, dopo l’incendio, le piantine di alberi riuscivano a ristabilirsi facilmente in quelle aree. La soppressione sistematica di questi incendi, iniziata nel XX secolo, ha portato invece a un accumulo di vegetazione nelle foreste, pronta a bruciare. E una volta innescati, gli incendi sono spesso stati di forte intensità, diffondendosi attraverso le chiome da un albero all’altro e lasciando vaste aree del paesaggio aride e sterili, rendendo più difficile in seguito l’attecchimento dei giovani alberi. La popolazione, inoltre, si è spostata sempre più spesso nelle zone pedemontane della Sierra Nevada e il rapido sviluppo in queste aree ha aumentato il rischio di incendi. Più di recente, i responsabili della gestione delle foreste hanno cominciato a ricorrere al fuoco per sfoltirle preventivamente e far sì che gli incendi selvatici abbiano meno combustibile da consumare, ma il riscaldamento globale sta rendendo le bruciature intenzionali più complicate da realizzare. 

Le conseguenze del cambiamento della vegetazione 

Il team di Stanford ha anche mappato i punti in cui le foreste della Sierra Nevada, dominate dalle conifere, sono già passate a paesaggi in cui predomina un’altra vegetazione, come arbusti o piante da fiore, tra gli anni 30 e il 2010. Transizioni in cui le specie che dipendono dalle foreste possono subire danni. Senza contare il ruolo fondamentale che le foreste svolgono nella regolazione della qualità dell’acqua e nel sequestro dell’anidride carbonica.

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