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Cambiamenti climatici: presentato a fine anno il nuovo Piano di adattamento

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I primi passi per l’adozione di un Piano nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici si sono mossi nel 2015, quando si sono messe a sistema tutte le informazioni disponibili. Sull’ultima versione presentata si aprirà adesso una consultazione pubblica.

I cambiamenti climatici rappresentano una delle sfide più rilevanti da affrontare nel nostro immediato futuro, a livello globale e nazionale. L’Italia si trova infatti nel cosiddetto hot spot mediterraneo, un’area particolarmente vulnerabile ai cambiamenti climatici, soggetta a rischi naturali come fenomeni di dissesto, alluvioni, erosione delle coste, carenza idrica. Dove è già oggi evidente come l’aumento delle temperature e l’intensificarsi di eventi estremi come siccità, ondate di caldo, venti e piogge intense amplifichino tali rischi. Con impatti economici, sociali e ambientali destinati ad aumentare nei prossimi decenni. Proprio per far fronte alle conseguenze dei cambiamenti climatici è stato adottato un Piano nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici (PNACC) la cui versione aggiornata è stata presentata dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica alla fine del 2022.

La storia del Piano nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici

I primi passi che hanno portato alla redazione del Piano nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici sono stati compiuti nel 2015, quando è stata adottata la Strategia nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici (SNAC), che ha analizzato lo stato delle conoscenze scientifiche relative agli impatti dei cambiamenti climatici per i principali settori ambientali e socio-economici e ha presentato un insieme di proposte per affrontarli e contenerli. Per attuare un’efficace strategia di adattamento, la SNAC indicava come elementi di primaria importanza:

  • l’attivazione di infrastrutture per lo scambio di dati e analisi sull’adattamento, nonché la realizzazione di attività volte a promuovere la partecipazione e aumentare la consapevolezza dei portatori di interesse sulle azioni;
  • la valutazione costi/benefici delle misure di adattamento;
  • lo sviluppo e l’attuazione di strategie e piani di adattamento ai diversi livelli;
  • l’integrazione di criteri di adattamento in piani e programmi settoriali (il cosiddetto mainstreaming climatico) al fine di contenere le vulnerabilità dei sistemi naturali, sociali ed economici agli impatti dei cambiamenti climatici;
  • il regolare monitoraggio e valutazione dei progressi compiuti a livello nazionale, settoriale e territoriale.

Cosa contiene il Piano nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici

Il tema del climate change è fortemente trasversale. Perciò il PNACC presuppone che per un’adeguata pianificazione delle azioni di adattamento sia necessario mettere a sistema una base condivisa di conoscenza dei fenomeni; ci sia un contesto organizzativo funzionale; si possa contare su una governance multilivello e multisettoriale. Il PNACC si articola in cinque punti: 

  • il quadro giuridico di riferimento;
  • il quadro climatico nazionale;
  • gli impatti dei cambiamenti climatici in Italia e le vulnerabilità settoriali;
  • le misure e le azioni di adattamento;
  • la governance dell’adattamento.

Inoltre, il Piano è corredato da due documenti di indirizzo per la definizione di strategie e piani regionali e locali di adattamento ai cambiamenti climatici, che sulla base delle esperienze internazionali e degli strumenti metodologici disponibili a livello regionale e locale, tratteggiano i possibili modelli di governance e di intervento su scala regionale e locale.

I passi necessari per l’adozione definitiva del Piano nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici

Il prossimo passo nell’iter per l’adozione definitiva del Piano nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici sarà la consultazione pubblica prevista dalla procedura di Valutazione Ambientale Strategica (VAS). Esaminate le osservazioni e conclusa la procedura di VAS, il testo andrà all’approvazione definitiva con Decreto del Ministro. Si procederà poi all’insediamento dell’Osservatorio nazionale, struttura di coordinamento composta dai rappresentanti delle Regioni e delle rappresentanze locali, per l’individuazione delle priorità territoriali e settoriali e per il monitoraggio dell’efficacia delle azioni di adattamento. L’Osservatorio dovrà garantire l’immediata operatività del Piano, attraverso l’individuazione delle azioni di adattamento nei diversi settori: definirà le priorità, individuerà i soggetti interessati e le fonti di finanziamento, oltre che le misure per rimuovere gli ostacoli all’adattamento. I risultati di questa attività potranno convergere in piani settoriali o intersettoriali, nei quali saranno delineati gli interventi da attuare.

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