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Il maltempo riaccende i riflettori sulle vasche di laminazione

Il maltempo riaccende i riflettori sulle vasche di laminazione
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Riduzione del rischio di esondazioni e di dissesto idrogeologico: la realizzazione di vasche di laminazione offre indubbi vantaggi ma presenta anche qualche criticità. Dopo le ondate di maltempo che hanno martoriato la Penisola si è riacceso il dibattito sulla loro utilità.

Maltempo e piogge violente hanno colpito il nord Italia dopo il solstizio d’estate, riportando all’ordine del giorno l’allerta fiumi in piena e la paura di esondazioni e frane. Un tema che riaccende il dibattito, già vivo nei mesi scorsi, sulle vasche di laminazione. Cioè i bacini di contenimento realizzati per contrastare gli allagamenti, chiamati anche casse di espansione e realizzati in prossimità degli alvei dei corsi d’acqua, a monte dei centri abitati. La pioggia ha ingrossato fiumi e torrenti e provocato danni proprio in Emilia-Romagna, dov’è tornata la preoccupazione per le piene del Secchia e del Panaro, dell’Enza e del Parma, a poco più di un anno dalle pesanti alluvioni del 2-3 maggio e del 16-17 maggio 2023.

Il caso Emilia-Romagna

Allora caddero 350 milioni di metri cubi d’acqua in 17 giorni e si contarono 17 morti e 20mila sfollati. Conseguenze gravissime che, forse, si sarebbero potute contenere se nella Regione fossero state completate e attive tutte le vasche di laminazione allora già previste e finanziate: 23 bacini di contenimento, di cui però solo 12 erano funzionanti, come risulta dal rapporto sull’alluvione presentato a febbraio 2024 dal presidente dell’Emilia-Romagna Stefano Bonaccini. La relazione evidenziò, suscitando una discreta bufera, lunghi ritardi nella realizzazione delle opere a fronte di fondi già stanziati e il fatto che in Romagna fossero attive solo due vasche nonostante ne fossero state progettate 11.

Vicenza salva dalle esondazioni

Nello stesso mese, un altro presidente di Regione, Luca Zaia, si soffermava a sua volta sul ruolo delle vasche di laminazione. E, dopo i 38 millimetri di pioggia caduti in cinque ore a Vicenza e nella sua provincia il 28 febbraio, non aveva dubbi: parte del territorio si era salvata dall’ondata di maltempo e dall’esondazione dei fiumi Bacchiglione e Retrone solo grazie alle opere realizzate. I danni sono stati limitati soprattutto dell’apertura delle vasche di laminazione di Caldogno e Costabissara, che hanno trattenuto due milioni di metri cubi d’acqua impedendo che si riversassero in città. Se non ci fossero state le vasche di laminazione, Vicenza sarebbe finita sott’acqua.

Vasche di laminazione, a Milano quella sul Seveso può trattenere 250mila metri cubi d’acqua

Pochi mesi dopo, a maggio 2024, tocca a Milano puntare i riflettori sulle vasche di laminazione. Anche in questo caso attive e non. A metà mese intense piogge provocano allagamenti in diverse zone del capoluogo lombardo, in particolare a Niguarda, e disagi limitati in parte dall’attivazione della vasca di laminazione sul fiume Seveso, nel Parco Nord, inaugurata nel 2023. Una delle più grandi vasche di laminazione urbane in Italia, con una capacità di 250 mila metri cubi secondo i dati del Comune. Ma molto potrebbero fare anche le altre le vasche da anni in progettazione o in costruzione nella zona a nord di Milano.

In particolare, la vasca di Varedo, l’opera più importante dell’intero sistema di laminazione delle acque lungo l’asta del Seveso, con una capacità prevista di 2,2 milioni di metri cubi d’acqua. Un’opera dai costi significativi, a causa degli importanti interventi di bonifica dovuti al terreno contaminato dallo stabilimento ex-SNIA, ma – secondo la presidente di Legambiente Lombardia Barbara Meggetto – “improcrastinabile e insostituibile investimento” per la sicurezza del territorio. “Le opere realizzate lungo il corso del Seveso, da Milano alla Brianza Comasca, sono preziose per la gestione delle piene, ma il bacino di contenimento di Varedo è quello più strategico, oltre a essere l’unico in grado di assicurare il funzionamento del sistema nelle condizioni meteoclimatiche più estreme”, dichiara Meggetto.

Altre vasche importanti si trovano, per esempio, in Lombarda a Merone per proteggere Monza e la Brianza dalle esondazioni del Lambro, in Veneto a Legnago per contenere quelle dell’Adige, in Umbria a Corigliano per proteggere Perugia dal Tevere, mentre per Roma il bacino è a Magliano Sabina.

Come funzionano le vasche di laminazione

Le vasche di laminazione sono aree artificiali che funzionano come bacini temporanei: immagazzinando, in caso di forti precipitazioni, l’acqua in eccesso proveniente dal fiume o dal torrente a cui sono collegate, e rilasciandola poi gradualmente quando cala la piena. Queste casse di espansione non sono tutte uguali, possono essere di diverse tipologie e più o meno integrate nel paesaggio. Alcune sono progettate per essere vuote quando sono “a riposo”, altre ospitano vegetazione. Hanno capacità variabili, a seconda delle dimensioni. Sono opere idrauliche solitamente costituite da tre componenti:

  • un’opera di presa, che tramite condotte o canali di scolo convoglia l’acqua in eccesso verso il bacino;
  • un bacino artificiale, dove si accumula l’acqua e viene rallentata da vegetazione o da apposite strutture, favorendo il deposito dei sedimenti;
  • un’opera di scarico, che consente lo svuotamento del bacino quando la portata del corso d’acqua è tornata a livelli sicuri, e che può funzionare sia per gravità che con l’ausilio di pompe.

I pro e i contro

Oltre a ridurre il rischio di esondazioni e quello idrogeologico, le vasche di laminazione, se progettate e mantenute correttamente, possono comportare altri vantaggi per il territorio, come:

  • la creazione di zone umide e habitat per la biodiversità
  • la riduzione dell’erosione del suolo
  • il miglioramento dell’acqua attraverso il deposito dei sedimenti

Tra i problemi che possono invece generare, quelli più frequentemente citati sono:

  • il rischio che l’acqua stagnante diventi un focolaio di zanzare e di cattivi odori;
  • e il timore di esondazioni nell’area circostante qualora venga superata la capacità di contenimento della vasca.

Nell’elenco dei punti a sfavore, o meglio da valutare con attenzione, rientrano anche i costi di investimento e la necessità di spazio per la realizzazione dell’opera. La vera questione, però, in definitiva sarebbe un’altra, e cioè che da sole le vasche di laminazione non sempre possono bastare. In mancanza di uno spazio naturale da recuperare per il fiume, nelle aree fortemente urbanizzate e cementificate sono la soluzione, ma occorre realizzare anche dei piani di drenaggio sostenibile dei centri urbani, con strutture naturali o seminaturali capaci di accogliere e assorbire l’acqua, favorendo la ricarica delle falde. Oltre a recuperare le aree naturali e riforestare quelle lungo i fiumi. Operazioni per contrastare i rischi di alluvioni in città da portare avanti tutte insieme.

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