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Come la rigenerazione urbana ha cambiato Lodz

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Da capitale industriale della Polonia a motore culturale nazionale. Lodz un secolo dopo la rivoluzione industriale si è reinventata hub culturale attraverso un percorso di rigenerazione urbana partecipato e innovativo.

All’inizio del secolo scorso Lodz era un piccolo villaggio contadino. In pochi anni, grazie anche ad una consistente immigrazione dalle regioni vicine e da Inghilterra, Irlanda e Francia, si trasforma in una città industriale, con tante fabbriche (soprattutto tessili) e case di mattoni rossi. Una crescita vertiginosa, emblematica della trasformazione del Paese, come racconta anche il regista Andrzej Wajda in “Terra promessa” (in polacco Ziemia obiecana), dall’omonimo romanzo del premio Nobel Władysław Stanisław Reymont. Oltre un secolo dopo, la terza città della Polonia (oggi conta quasi 700 mila abitanti) ha saputo dare un futuro al suo passato, immaginando nuove funzioni per l’architettura e gli edifici del Novecento; un futuro in cui creatività e cultura hanno sostituito il lavoro degli operai e delle macchine.

Una fabbrica della cultura

Il centro di Lodz ha una superfice di circa 100 ettari occupati quasi integralmente da quella che oggi è considerata archeologia industriale. La sua rigenerazione, sostenuta con 63 milioni di euro di investimenti pubblici (integrati in uno schema misto pubblico-privato) è iniziata nel 2007. Simbolo di questo processo è la centrale termoelettrica EC1, oggi centro di cultura e scienza. Vi si trova il planetario più moderno della Polonia, con una cupola di 18 metri e uno schermo di 14 metri in 8mila pixel. E il Centrum Nauki i Techniki, il più grande museo della scienza polacco: 18.000 metri quadrati di spazi espositivi in cui la tecnologia novecentesca (l’ex sala macchine, il locale caldaia, la sala pompe, le celle frigorifere) affianca installazioni interattive e multimediali. “Per la rigenerazione di EC1 e del nuovo centro di Lodz, masterplan flessibile e programmazione in fasi sono stati due approcci chiave per rendere piani e consegne più realistici, centrati attorno ai bisogni dei cittadini e collegati alle culture di quartiere”, si legge in “Futuri partecipativi. Rigenerare la città con gli usi temporanei”, lavoro di ricerca svolto nell’ambito di T-Factor, progetto Horizon 2020. La scelta di un masterplan flessibile, e quindi meno dettagliato di quanto si usi in genere, è stata rafforzata dal concetto di uso temporaneo delle strutture, che riduce il rischio di obsolescenza della pianificazione. Durante gli anni dei lavori di riqualificazione di EC1 si è scelto di lasciare il sito aperto ai visitatori: così la vecchia centrale, nelle fasi di cantiere, ha ospitato diversi eventi culturali, artistici e scientifici che hanno attirato residenti e visitatori.

Arte, scienza ed eventi culturali per coinvolgere le comunità locali

La rivitalizzazione di EC1 e del nuovo centro di Lodz ha avuto uno snodo importante nel coinvolgimento delle comunità locali. “Attraverso una serie di eventi dedicati alle scienze, le arti, la cultura e la tecnologia sono stati presentati gli spazi e le funzioni future, contribuendo così ad aumentare la riconoscibilità del sito” si legge ancora nello studio di T-Factor. In particolare, la scelta di puntare su eventi culturali è servita a contrastare la percezione negativa di quella che era una zona residenziale a basso reddito.

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Redazione

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