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Case a 1 euro in Italia nel 2026. La mappa dei comuni e la guida alla ristrutturazione sostenibile

Un villaggio sormontato da una montagna
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Negli ultimi anni, si è ampiamente discusso, anche in ambito internazionale, degli sforzi volti a rivitalizzare i borghi italiani. Questo rinnovato interesse è alimentato dalla consapevolezza del loro inestimabile valore storico, culturale e paesaggistico, e dalla necessità di contrastare il progressivo spopolamento che li affligge da decenni. Tuttavia la situazione odierna risulta essere più articolata di quanto possa apparire in superficie. 

Come specifica il Ministero della Cultura, dal 2009 a oggi, sono 77i comuni italiani ad aver attivato progetti di vendita di immobili a prezzo simbolico, con una distribuzione concentrata soprattutto nel Mezzogiorno: 30 in Sicilia,7 in Calabria e6 in Sardegna

Si tratta, nella stragrande maggioranza dei casi, di piccoli centri con meno di 3.000 abitanti, spesso classificati come “aree interne” o a rischio abbandono. L’obiettivo ultimo, oltre al recupero dei singoli edifici, è l’iniezione di nuova linfa economica e sociale nell’intero tessuto urbano.

Opportunità o rischio?

 L’iniziativa delle case a 1 euro non nasce con l’obiettivo di svendere il patrimonio immobiliare dei piccoli centri, ma di combattere lo spopolamento dei borghi semi spopolati e favorire la loro rigenerazione. Come sottolineaun’analisi di Milano Finanza, molti degli immobili messi in vendita si trovano incontesti privi di servizi essenziali, infrastrutture e presidi urbani, il che rende necessario affrontare l’acquisto come parte di un progetto di vita o di investimento consapevole.

Chi desidera partecipare deve rivolgersi direttamente al Comune di riferimento e, in molti casi, impegnarsi non solo nell’acquisto, ma anche nella riqualificazione dell’immobile, rispettando i tempi previsti e sostenendo i costi aggiuntivi legati a lavori di ristrutturazione, pratiche tecniche e eventuali garanzie economiche.

Il fenomeno dei borghi dove comprare casa a 1 euro nasce dall’esigenza di dare nuova a queste località che negli ultimi decenni hanno visto un progressivo abbandono della popolazione. Molti di questi centri, spesso gioielli storici e culturali, rischierebbero altrimenti di trasformarsi in vere e proprie città fantasma.

Acquistare una casa a prezzo simbolico comporta anche sfide concrete, come spiega anche l’abstract dell’Università di Cagliari UniCA IRIS: la distanza fisica dall’immobile può rendere complessa la gestione dei lavori e la collaborazione con professionisti locali, dagli esperti immobiliari agli operai, aumentando il grado di complessità di ogni intervento.

Chi compra le case a 1 euro?  

La domanda di case a 1 euro non arriva solo dagli italiani. Come riportato da Milano Finanza, circa il 50% degli interessati proviene dagli Stati Uniti, seguito dal Regno Unito (20%) e dal Canada (7%), con una quota minore proveniente da Germania, Australia, Singapore e Svizzera. Come specifica Alessandra Puglisi, fondatrice di Re Adil, il profilo dell’investitore tipo si caratterizza per una solida disponibilità economica e per la volontà di acquistare una seconda o terza proprietà.

Come specifica anche l’approfondimento di Boccadutri, per molti di questi investitori internazionali, l’acquisto non è soltanto economico, ma rappresenta un vero e proprio investimento culturale, motivato dal desiderio di recuperare legami familiari o origini, partecipare alla rinascita dei borghi italiani e valorizzare edifici storici, spesso trascurati. In questo modo il ritorno economico si combina con un valore simbolico e culturale: contribuire al recupero di aree storiche, sostenere l’economia locale e trasformare un edificio abbandonato in una dimora abitabile o in un progetto turistico.

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Requisiti e iter burocratico: come funziona

Vediamo quindi i requisiti e le condizioni per acquistare una casa a 1 euro, il processo di acquisto e le procedure legali, i costi aggiuntivi e gli investimenti necessari.

Le regole per partecipare al bando

Per partecipare, ogni acquirente deve innanzitutto manifestare interesse presso il Comune di riferimento. Non esistono requisiti universali: ogni ente stabilisce le proprie condizioni specifiche. L’iniziativa è aperta a cittadini italiani, stranieri ed extra-UE, così come a imprese individuali che presentino progetti legati allo sviluppo turistico o ricettivo, come si legge sul sito ufficiale.

Le proposte di acquisto approvate prevedono la successiva formalizzazione di un contratto di compravendita con il proprietario privato, al prezzo simbolico di 1 euro. L’intera procedura avviene sotto il coordinamento del Comune, che si impegna a facilitare e velocizzare il rilascio delle autorizzazioni necessarie per gli interventi di ristrutturazione dell’edificio.

Tra gli obblighi principali:

  • Stipula di una polizza fideiussoria bancaria o assicurativa che va da circa 1.000 a 5.000 euro a garanzia dell’acquisto, valida tipicamente per tre anni;
  • Rispetto dei termini stabiliti per l’avvio e la conclusione dei lavori di ristrutturazione;
  • Assunzione dei costi notarili, accatastamento, variazioni di intestazione e ristrutturazione dell’immobile.

Questi costi aggiuntivi, pur essendo significativi, restano generalmente inferiori rispetto all’acquisto tradizionale tramite mutuo e riflettono l’impegno concreto richiesto per la rigenerazione del borgo.

Le tempistiche da rispettare

Le procedure comunali prevedono scadenze rigorose per garantire che l’investimento sia effettivamente finalizzato al recupero dell’immobile:

  •   Presentazione del progetto di ristrutturazione entro 6 mesi dall’acquisto;
  •  Inizio dei lavori entro 12 mesi dalla concessione di tutti i permessi;
  • Completamento della ristrutturazione e rivalutazione dell’immobile entro 3 anni , con un investimento stimato tra 20 e 25 mila euro, a seconda delle condizioni dell’edificio.

I costi reali: perché l’Euro è solo l’inizio

Il prezzo simbolico di 1 euro non rappresenta il costo totale per chi acquista una casa in uno dei borghi italiani: si tratta infatti di un prezzo d’asta simbolico, pensato per incentivare la rigenerazione di immobili abbandonati. Gli acquirenti devono sostenere una serie di spese accessorie necessarie per completare l’acquisto e rendere l’edificio abitabile:

  •  Spese notarili per registrazione, variazioni di intestazione e accatastamento dell’immobile (generalmente tra 3.000 e 5.000 euro);
  •  Tasse comunali come IMU e TARI;
  • Allacciamento delle utenze (acqua, luce, gas) che spesso richiedono adeguamenti infrastrutturali nei borghi più isolati;
  •  Oneri relativi ad accertamenti tecnici e ristrutturazione.

Ricordiamo però che chi decide di trasferirsi o avviare un’attività di questo tipo può accedere a incentivi come agevolazioni fiscali, bonus per ristrutturazioni ed efficientamento energetico, oltre a finanziamenti e bandi regionali consultabili sui siti istituzionali e su incentivi.gov.it. Le misure sono rivolte sia a cittadini italiani che stranieri.

La sfida della ristrutturazione energetica

Il vero costo e la vera sfida nell’acquistare una casa a 1 euro non si esauriscono nella cifra simbolica dell’acquisto, ma consistono nel rendere abitabile e sostenibile nel tempo un rudere, che nella maggior parte dei casi si presenta come un edificio molto antico, spesso ubicato in borghi isolati, e inevitabilmente privo degli standard di comfort moderni e dell’efficienza energetica richiesti oggi.

Per trasformare questa sfida in un investimento duraturo e di successo, è imperativo adottare un approccio olistico focalizzato sull’efficienza energetica e la rigenerazione sostenibile. Questo non solo ridurrà i costi operativi a lungo termine, ma aumenterà anche significativamente il valore dell’immobile e contribuirà alla rivitalizzazione del borgo. Le soluzioni fondamentali da integrare nel progetto di ristrutturazione includono:

  • Isolamento termico avanzato: non è sufficiente un isolamento minimo. È cruciale intervenire in maniera completa con l’isolamento termico di pareti perimetrali (sia interne che esterne, dove possibile), tetti e solai (interrati e sottotetto). L’uso di materiali isolanti ad alte prestazioni (come lana di roccia, fibra di legno, o pannelli in EPS/XPS ad alta densità) riduce drasticamente le dispersioni termiche in inverno e l’ingresso di calore in estate, eliminando i ponti termici, aumentando il comfort abitativo e riducendo la necessità di ricorrere a sistemi di climatizzazione.
  • Produzione di energia autonoma: l’installazione di impianti fotovoltaici con accumulo è vitale, soprattutto nei borghi dove l’approvvigionamento energetico può essere meno stabile o più costoso. Un sistema ben dimensionato non solo copre il fabbisogno energetico domestico, ma permette anche di stoccare l’energia prodotta in eccesso in batterie (accumulo), garantendo una significativa indipendenza energetica e una protezione contro i futuri aumenti dei costi dell’energia. È fondamentale, inoltre, che l’integrazione dei pannelli sia esteticamente compatibile con il contesto storico dell’immobile e del borgo.
  • Sistemi di riscaldamento e raffrescamento sostenibili: L’abbandono dei vecchi sistemi a combustione fossile a favore di sistemi di riscaldamento e raffrescamento sostenibili è un pilastro della riqualificazione. Le pompe di calore geotermiche o, in alternativa, le pompe di calore aria-acqua ad alta efficienza, rappresentano la soluzione ottimale. Questi sistemi non solo riducono drasticamente i consumi energetici e le emissioni, ma garantiscono comfort termico tutto l’anno .
  • Gestione Idrica Efficiente e Circolare: Un elemento spesso sottovalutato è la gestione dell’acqua. Il recupero delle acque piovane tramite sistemi di raccolta e stoccaggio (cisterne) permette di riutilizzare l’acqua non potabile per scopi come l’irrigazione del giardino, lo scarico dei WC e le pulizie. Inoltre, l’installazione di rubinetti e docce a basso flusso e l’utilizzo di elettrodomestici di classe energetica elevata minimizzano l’impatto ambientale complessivo e i costi in bolletta.

Questa trasformazione eleva l’immobile da semplice rudere a un’abitazione moderna, efficiente e a basso impatto, creando un vero e proprio progetto di rigenerazione sostenibile che genera benefici economici e ambientali a lungo termine, contribuendo attivamente alla conservazione e rivitalizzazione del patrimonio storico dei borghi italiani.

Dove trovare le case a 1 euro: mappa dei comuni per il 2026

Sul sito ufficiale del progetto casea1euro.it i potenziali acquirenti possono consultare tutte le informazioni necessarie per completare l’acquisto, compresa la posizione precisa delle case attualmente disponibili.

Oggi, le case a 1 euro nel 2025 sono presenti in 14 regioni italiane, con una prevalenza nel Mezzogiorno: Valle d’Aosta, Piemonte, Liguria, Abruzzo, Lazio, Marche, Toscana, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sicilia e Sardegna. La mappa ufficiale del progetto viene continuamente aggiornata per segnalare le nuove opportunità.

Sicilia e Sardegna (Le regioni più attive)

Sicilia

  • Augusta
  • Bivona
  • Calatafimi Segesta
  • Caltagirone
  • Cammarata
  • Canicattì
  • Castel di Lucio
  • Castiglione di Sicilia
  • Corleone
  • Gangi
  • Grotte
  • Itala
  • Leonfronte
  • Mussomeli
  • Palma di Montechiaro
  • Petralia Soprana
  • Pettineo
  • Piazza Armerina
  • Racalmuto
  • Regalbuto
  • Salemi
  • Sambuca di Sicilia
  • San Biagio Platani
  • San Cataldo
  • San Piero Patti
  • Saponara
  • Serradifalco
  • Termini Imerese
  • Troina
  • Valguarnera Caropepe

Sardegna:

  • Bonnanaro
  • Ollolai
  • Romana
  • Montresta
  • Nulvi

Le opportunità nel resto d’Italia

Sud Italia

  • Castropignano (Molise)
  • Candela (Puglia)
  • Biccari (Puglia)
  • Caprarica di Lecce (Puglia)
  • Taranto (Puglia)
  • Laurenzana (Basilicata)
  • Acerenza (Basilicata)
  • Chiaromonte (Basilicata)
  • Ripacandida (Basilicata)
  • Altavilla Salentina (Campania)
  • Bisaccia (Campania)
  • Pietramelara (Campania)
  • Teora (Campania)
  • Zungoli (Campania)
  • Albidona (Calabria)
  • Belcastro (Calabria)
  • Bisignano (Calabria)
  • Cinquefrondi (Calabria)
  • Maida (Calabria)
  • Rose (Calabria)

Centro Italia

  • Fabbriche di Vergemoli (Toscana)
  • Montieri (Toscana)
  • Cantiano (Marche)
  • Monte Urbano (Marche)
  • Maenza (Lazio)
  • Patrica (Lazio)
  • Santi Cosma e Damiano (Lazio)
  • Casoli (Abruzzo)
  • Lecce nei Marsi (Abruzzo)
  • Penne (Abruzzo)
  • Pratola Peligna (Abruzzo)
  • Santo Stefano di Sassanio (Abruzzo)

Nord Italia

  • Albugnano (Piemonte)
  • Borgomezzavalle (Piemonte)
  • Carrega Ligure (Piemonte)
  • Oyace (Valle d’Aosta)
  • Milano (Lombardia)
  • Pignone (Liguria)
  • Triora (Liguria)

I territori virtuosi che investono in servizi

Chi acquista una casa in un borgo può sentirsi più rassicurato se il territorio è parte di programmi di rigenerazione strutturati che vanno oltre l’iniziativa “case a 1 euro”. In diverse regioni italiane le istituzioni hanno avviato progetti e normative per rinforzare infrastrutture, servizi e qualità della vita nei piccoli centri. Ecco alcuni esempi:

  • Campania – borghi salute e benessere: la Regione Campania ha lanciato il progetto Borghi Salute e Benessere, che aggrega 48 reti di borghi e oltre 300 comuni in una strategia di valorizzazione culturale, sociale e turistica, con l’obiettivo di favorire sviluppo sostenibile, cooperazione fra enti locali e nuove opportunità economiche nei territori interni. Il progetto è finanziato da risorse regionali e programmazioni pubbliche per rafforzare l’attrattività e la qualità dei servizi nei borghi campani.
  • Marche – 110 milioni per i borghi: la Regione Marche ha messo in campo unastrategia regionale di valorizzazione dei borghi, con 110 milioni di euro di risorse complessive per sostenere interventi di accoglienza, infrastrutture locali e sviluppo turistico, con l’obiettivo di rafforzare l’identità culturale e socio-economica dei piccoli centri.
  • Toscana – valorizzazione della “Toscana diffusa”: la Toscana ha approvato una legge regionale denominata Valorizzazione della Toscana diffusa che mira a sostenere lo sviluppo dei territori caratterizzati da bassa densità abitativa, difficoltà di accesso ai servizi e spopolamento. Questa normativa integra strumenti di programmazione e finanziamenti per interventi su servizi socio-sanitari, residenzialità e attività economiche nei piccoli comuni.
  • Sicilia – Aree interne e sviluppo integrato: in Sicilia diverse aree interne sono definite e valorizzate nell’ambito della Strategia Nazionale per le Aree Interne (SNAI), un programma nazionale che coordina risorse statali ed europee per rafforzare servizi essenziali (sanità, istruzione, mobilità) e promuovere progetti di sviluppo locale per borghi e piccoli comuni soggetti a spopolamento.

Programmi come questi offrono infrastrutture adeguate, servizi essenziali e opportunità di sviluppo economico. Questo contesto virtuoso di rigenerazione territoriale non solo aumenta la qualità della vita nei borghi, ma rende anche più solide e attrattive iniziative come le case a 1 euro, perché dimostrano che il territorio non è isolato ma in fase di rinascita e investimento pubblico.

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Alberto Muraro

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