Uno studio di ENEA e Banca d’Italia dimostra come il lavoro da remoto riduca drasticamente l’impatto ambientale in termini di emissioni di CO2, un contributo concreto e a costo zero nella lotta ai cambiamenti climatici
Lavorare da casa fa bene all’ambiente, non solo per tenere a bada le pandemie. Lo dice chiaro e tondo un recente studio curato da ENEA e Banca d’Italia dal titolo “L’impatto ambientale del lavoro da remoto: evidenze da un’indagine condotta in Banca d’Italia”, ovvero che lo smart working può tagliare le emissioni di CO2 fino al 75%, grazie alla riduzione degli spostamenti casa-lavoro. Meno spostamenti, meno mezzi a motore in circolazione, meno intasamento nelle strade, quindi meno rischi di incidenti e di vittime stradale, per avere in cambio una riduzione netto dell’impronta ecologica di chi ogni giorno deveo spostarsi per raggiugere il proprio posto di lavoro. Una situazione win win, che produce solo benefici per tutti a detrimento di nessuno, che andrà sperimentata con maggiore convinzione già da domani, probabilmente.
Tornando allo studio, è stato rilevato che in una giornata di lavoro da remoto le emissioni medie pro-capite sono pari a 1,1 kg di CO₂e, circa quattro volte inferiori di quelle prodotte dal pendolarismo casa-lavoro (4,1 kg di CO₂e). Le emissioni connesse ai consumi energetici aggiuntivi in casa sono dovute per il 63% al riscaldamento e per il 29% al raffrescamento, mentre computer e illuminazione incidono per l’8%. Perché sono utili queste stime? Perché “potranno diventare un riferimento anche per altre istituzioni e aziende, consentendo di valutare in modo più accurato le emissioni indirette di gas serra associate al lavoro da remoto dei propri dipendenti”, sottolinea il gruppo multidipartimentale ENEA che ha condotto l’indagine.
I lavoratori della Banca d’Italia oggetto dello studio
Oltre alle emissioni medie, lo studio, basato su 4.255 risposte a un questionario somministrato al personale della Banca d’Italia, fornisce anche le emissioni differenziate per zona climatica, derivanti dai singoli extra consumi energetici domestici e applicabili a ciascuna giornata di lavoro svolta a distanza, indipendentemente dal mese in cui la prestazione viene svolta. Una puntualizzazione che serve a raggiungere risultati più mirati.
Mettendo ai raggi x l’universo dei lavoratori di Banca d’Italia, è emerso che la distanza media casa-lavoro rilevata nell’indagine è stata pari a 22,2 chilometri, che vengono percorsi mediamente in 42 minuti. Per i dipendenti in telelavoro, che svolgono il proprio lavoro prevalentemente da casa, la distanza media per raggiungere l’ufficio è di 78,4 chilometri con un tempo medio di percorrenza di circa 87 minuti.
I mezzi più utilizzati sono il treno e l’auto privata, rispettivamente per il 39% e il 38% dei chilometri percorsi. Le autovetture utilizzate sono principalmente a gasolio o benzina (70%), seguite da ibride tradizionali (14%), GPL o metano (10%), ibride plug-in (3%), elettriche (3%). Il 13% dei dipendenti raggiunge il posto di lavoro unicamente a piedi, mentre poco meno del 4% utilizza motoveicoli, bici o monopattini elettrici. A livello aggregato, in Banca d’Italia nel 2024 la somma delle emissioni di gas serra associate agli spostamenti casa-lavoro e al lavoro da remoto dei dipendenti si è ridotta del 31,5 per cento rispetto al 2019.
Meno spostamenti, meno inquinamento e meno traffico veicolare
Lo studio sottolinea pure che il principale effetto indotto dal lavoro da remoto riguarda la riduzione della frequenza degli spostamenti casa-lavoro, in particolare nelle ore di punta, noto come work travel effect, che comporta benefici, quali la diminuzione della congestione stradale, ed effetti incerti, principalmente dovuti a una maggiore libertà nelle scelte insediative, favorita dalla minore necessità di vivere in prossimità del luogo di lavoro. Alcuni studi, citati nello stesso lavoro, evidenziano anche possibili effetti rebound, ovvero l’aumento degli spostamenti per motivi personali, che possono parzialmente ridurre i benefici ambientali derivanti dalla riduzione degli spostamenti casa-lavoro, o la tendenza delle persone a ricollocarsi in aree periferiche o meno densamente popolate, spesso con l’acquisto di abitazioni più distanti dal posto di lavoro e più ampie, il che può talvolta comportare un incremento dei consumi energetici domestici.
A ogni modo, i risultati sono in linea con la letteratura in materia ed evidenziano l’impatto positivo netto per l’ambiente che è derivato dall’implementazione in Banca di un modello di lavoro che integra la prestazione da remoto, riducendo, nel contempo, gli spostamenti casa-lavoro.
Lo smart working per rivitalizzare l’economia locale
Lo stesso Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (MASE) negli ultimi anni sta puntando sulla promozione, quanto meno culturale, del telelavoro, considerato, per esempio, come uno strumento utile anche per rivitalizzare i piccoli borghi, piccoli comuni e aree rurali, dove oggi è possibile ritornare a viverci grazie al lavoro da remoto. Uno modo, precisa il MASE, rivitalizzare l’economia locale, sostenendo piccole imprese e artigiani, promuovere la tutela del patrimonio storico e culturale e valorizzare la qualità della vita in contesti meno urbanizzati e più sicuri.
Il lavoro a distanza è rimasto una opzione valida anche dopo la fine dell’emergenza della pandemia da COVID 19. Come precisa lo studio, se prima di questa emergenza sanitaria in Banca d’Italia il lavoro a distanza era utilizzato in maniera del tutto marginale: nel 2019, al netto delle persone in telelavoro, la quota effettiva di giorni di lavoro da remoto era pari a circa il 4 per cento del totale dei giorni lavorati nell’anno.
Durante il periodo pandemico l’utilizzo di questa modalità ha subito una forte accelerazione: nel 2020 il personale ha lavorato da remoto in media per quasi il 60 per cento delle giornate lavorative, con picchi del 90 per cento durante il lockdown. Un trend che sarà destinato a crescere negli anni e che probabilmente richiederà anche interventi normativi ad hoc per incentivarne l’utilizzo, sia per fini ambientali che per migliorare la stessa qualità della vita dei singoli e delle famiglie nel loro insieme.
Una proposta per il futuro
Insomma, “dallo studio emerge come il lavoro da remoto possa rappresentare una soluzione concreta ed efficace per la riduzione dei consumi energetici, la cui rilevanza è accentuata nell’attuale contesto geopolitico. A tal proposito, l’International Energy Agency (IEA) conferma il ricorso al lavoro da remoto tra le misure raccomandate per contenere la domanda di energia e mitigare l’impatto dell’aumento dei prezzi sui consumatori”, conclude il team di ricercatori ENEA.





