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Elogio del bosco “disordinato”: perché lasciare il legno morto a terra è vitale per la biodiversità

bosco disordinato
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Lasciare i tronchi e i rami secchi nei boschi non è trascuratezza, ma un gesto fondamentale per la biodiversità e la salute dell’ecosistema. Scopriamo perchè.

Nel nostro immaginario collettivo, un bosco “bello” è pulito, ordinato, senza ostacoli sul terreno. Tuttavia, dal punto di vista ecologico, questa visione è fuorviante: un bosco senza legno morto è un ecosistema povero e impoverito. La necromassa forestale, cioè i tronchi caduti, i rami secchi e le ceppaie, non è spazzatura naturale da eliminare, ma una componente vitale dell’ambiente boschivo. Infatti sostiene processi ecologici e forme di vita uniche. In alcune foreste maturate in condizioni naturali, il legno morto può costituire fino al 30 % della massa legnosa totale. Questo rende evidente il suo ruolo funzionale nella struttura dell’ecosistema.

La presenza di legno morto è particolarmente importante per la biodiversità saproxilica, ovvero quella complessa rete di organismi che dipendono dal legno morto per almeno una fase del loro ciclo vitale. Funghi specialistici, muschi e insetti saproxilici, come il raro Cervo Volante (Lucanus cervus), utilizzano la necromassa come habitat e fonte di risorse. Questi organismi non sono semplici curiosità naturalistiche: contribuiscono in modo diretto alla decomposizione del legno e al riciclo dei nutrienti nel suolo.

Oltre ad ospitare specie specialistiche, il legno morto svolge funzioni ecosistemiche fondamentali. Agisce come una spugna naturale, trattenendo l’acqua durante i periodi umidi e rilasciandola lentamente nei periodi di siccità. In questo modo migliora la resilienza dei boschi agli stress idrici. Decomponendosi, rilascia nutrienti che arricchiscono il suolo e favoriscono la crescita delle nuove piante, rendendo i boschi più fertili e dinamici.

Le moderne pratiche di gestione forestale, sempre più ispirate alla conservazione della natura, includono il rilascio intenzionale di “alberi habitat”, alberi vivi, senescenti o morti lasciati in situ, così come il mantenimento della necromassa sul terreno, proprio per favorire la vita del bosco in tutte le sue forme. Queste strategie vengono promosse anche nell’ambito di iniziative di conservazione delle foreste vetuste del WWF Italia. La tutela di boschi naturali ad alta naturalità rappresenta un elemento chiave per preservare la diversità ecologica forestale, inclusi gli habitat legati al legno morto.

Il paradosso della vita dopo la morte

cos'è il bosco disordinato

Spesso guardiamo agli alberi morti come a relitti da rimuovere per mantenere “pulito” un bosco, ma la loro presenza è invece uno dei pilastri di una gestione forestale sostenibile. L’importanza degli alberi morti non si limita alla dimensione estetica o al solo contributo strutturale. Questi elementi legnosi costituiscono habitat, cibo e rifugio per una miriade di organismi e rappresentano un asse portante della biodiversità saproxilica. In realtà, lasciar decomporre il legno sul terreno favorisce processi ecologici naturali fondamentali e sostiene intere catene trofiche che altrimenti verrebbero compromesse, come stiamo per vedere.

Un tronco caduto è più vivo di uno in piedi

Dietro a un semplice tronco caduto in bosco si nasconde una successione ecologica dinamica e sorprendente. Appena il legno entra in contatto con il suolo, funghi pionieri decompositori cominciano a colonizzarlo, iniziando la degradazione della lignina e della cellulosa. Come dimostrano le ricerche di enti come la Regione Lombardia, in questa fase gli insetti del legno arrivano per nutrirsi e scavare gallerie: coleotteri e larve di specie saproxiliche che a loro volta attirano predatori e parassitoidi. Uccelli specialisti come il picchio rosso, esperti nel perforare la corteccia alla ricerca di larve, contribuiscono a distribuire energia e nutrienti all’interno della comunità faunistica. Con il tempo, le cavità e i rifugi creati in questo processo diventano rifugi ideali anche per piccoli mammiferi, ampliando ancora di più il valore ecologico di ciò che all’occhio umano sembra solo “legno morto”. Questo intreccio di relazioni è alla base della complessità biologica che caratterizza le foreste naturali e la gestione forestale sostenibile ne fa un elemento centrale.

Progetti europei come LIFE MIPP (Monitoring of Insects with Public Participation) hanno dimostrato l’importanza di monitorare e proteggere gli insetti saproxilici attraverso protocolli scientifici e la partecipazione attiva del pubblico, migliorando la conoscenza e la conservazione delle specie che dipendono dalla necromassa legnosa.

La banca del suolo

Il processo di decomposizione dei tronchi che giacciono sul terreno non ha solo valore come rifugio per specie viventi: è anche un meccanismo di rigenerazione del suolo. Le complesse molecole della lignina e della cellulosa vengono gradualmente trasformate in componenti più semplici, favorendo la formazione di humus, una sostanza ricca di nutrienti che migliora la fertilità del suolo, la sua struttura e la capacità di trattenere acqua. Come dimostrano diversi studi scientifici, questo fenomeno garantisce la vitalità a lungo termine della foresta, preparando il terreno per la crescita di nuove piante e contribuendo a un ciclo rigenerativo continuo che connette la morte degli alberi con la rinascita di nuova vita vegetale e animale.

I 3 servizi ecosistemici del legno morto

Oltre a essere un pilastro della biodiversità, il legno morto svolge una serie di servizi ecosistemici fondamentali, spesso invisibili ma decisivi per l’equilibrio dei boschi. Queste funzioni riguardano la regolazione dell’acqua, il ciclo del carbonio delle foreste e la stabilità fisica del territorio. Riconoscere questi servizi significa comprendere che la necromassa non è un residuo passivo, ma un vero e proprio alleato ecologico.

1. Riserva d’acqua

Il legno marcescente funziona come una spugna naturale: assorbe grandi quantità di acqua piovana e di umidità e le rilascia lentamente nel tempo. Questo meccanismo contribuisce alla creazione di microclimi umidi nel suolo e nel sottobosco, particolarmente preziosi durante i mesi estivi e nei periodi di siccità prolungata. In questo modo, il legno morto aiuta a mitigare gli stress idrici, favorendo la sopravvivenza di piante giovani, microrganismi e fauna del suolo, e rendendo il bosco complessivamente più resiliente ai cambiamenti climatici.

2. Stoccaggio di carbonio

Quando un albero muore, il carbonio che ha accumulato non viene rilasciato immediatamente in atmosfera. Una parte significativa rimane immagazzinata nel legno morto e, attraverso i processi di decomposizione, viene progressivamente trasferita al suolo sotto forma di sostanza organica stabile. Questo rallentamento del rilascio di CO rende la necromassa un elemento attivo nel ciclo del carbonio delle foreste, contribuendo allo stoccaggio di carbonio nel lungo periodo. In questo senso, lasciare il legno morto a terra significa prolungare la funzione climatica dell’albero anche dopo la sua morte.

3. Protezione idrogeologica

I tronchi caduti, soprattutto quando disposti trasversalmente ai pendii, svolgono una funzione fisica di grande importanza. Rallentano il ruscellamento dell’acqua, riducendo l’erosione del suolo durante piogge intense, e contribuiscono a trattenere sedimenti e materiale detritico. In aree montane o collinari, il legno morto agisce anche come ferma-neve e ferma-detriti, limitando la caduta di massi e aumentando la stabilità del versante. Questo ruolo di protezione idrogeologica dimostra come la presenza di necromassa non sia solo compatibile con la sicurezza del territorio, ma in molti casi la rafforzi.

Pulizia vs Natura: quando intervenire?

L’idea che un bosco debba essere “ripulito” nasce spesso da esigenze umane come sicurezza, accessibilità, percezione del rischio, più che da reali necessità ecologiche. La sfida sta quindi nel distinguere gli interventi realmente utili da quelli che, se applicati in modo sistematico, finiscono per impoverire l’ecosistema forestale. Due ambiti in particolare richiedono un chiarimento basato su evidenze scientifiche e pratiche istituzionali: il tema degli incendi e quello della sicurezza lungo i percorsi frequentati.

Il rischio incendi (il mito da chiarire)

Il legno morto viene spesso indicato come uno dei principali responsabili degli incendi boschivi, ma questa associazione è in larga parte semplificata. Esiste una differenza sostanziale tra legno grosso a terra (tronchi, ceppaie) e combustibile fine (rametti sottili, foglie secche, materiale erbaceo). Il primo tende a mantenere un elevato contenuto di umidità, soprattutto se a contatto con il suolo, risultando difficilmente infiammabile e, in molti casi, capace di rallentare l’avanzata delle fiamme. Il secondo, invece, si asciuga rapidamente e rappresenta il principale vettore di propagazione del fuoco.

Le strategie di prevenzione adottate nelle aree protette italiane tengono conto di questa distinzione, privilegiando interventi mirati sul materiale più facilmente incendiabile, senza prevedere la rimozione sistematica dei tronchi di grandi dimensioni.

La sicurezza dei sentieri

Quando l’obiettivo è la sicurezza dei visitatori nelle aree frequentate, gli interventi devono guardare ai rischi immediati, non all’estetica del bosco. Gli alberi o rami che pendono pericolosamente su tracciati escursionistici rappresentano una reale minaccia e vanno rimossi o messi in sicurezza. Tuttavia, una volta eliminato l’elemento pericolante, anche i grandi tronchi a terra non devono essere necessariamente allontanati dal bosco: possono essere spostati di pochi metri fuori dai percorsi e lasciati lì a svolgere funzioni ecologiche fondamentali. Organismi come il Centro Nazionale Carabinieri Biodiversità “Bosco Fontana” studiano il ruolo del legno morto e della fauna saproxilica all’interno di riserve naturali. Questi evidenziano quanto sia diffusa e naturale la presenza di materiali lignei di varia dimensione nel sottobosco.

Lo sapevi? Come spiega Il Dolomiti, in alcune foreste, il legno morto funge non solo da habitat ma anche da “cerniera ecologica” che sostiene specie animali inattese. Per esempio, più alberi morti in piedi ci sono, maggiore è il numero di specie di pipistrelli presenti, perché i tronchi marcescenti ospitano una comunità ricca di insetti di cui i pipistrelli si nutrono. Questo significa che il legno morto può avere effetti a cascata sulla diversità di vertebrati oltre che di insetti e funghi.

Video: l’importanza del legno morto

Il video spiega perché il legno morto nei boschi non è spazzatura, ma un ingrediente fondamentale per la vita forestale.

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Rosaria De Benedictis

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