Microplastiche nel PM10, con tassi sono più elevati nelle strade a traffico stop and go. Lo dimostra uno studio condotto, con la collaborazione di Enea, nell’ambito del progetto Polyrisk del programma di ricerca e innovazione Horizon 2020, con l’obiettivo di valutare gli effetti dell’esposizione alle micro e nano plastiche sulla salute dell’uomo.
Ci sono anche le microplastiche a galleggiare nell’aria delle nostre città. Microplastiche da pneumatici, le cui concentrazioni sono maggiori dove il traffico è intenso, ma soprattutto dove i veicoli frenano e ripartono frequentemente. Il cosiddetto traffico stop and go. In queste strade, le particelle possono raggiungere livelli anche cinque volte superiori a quelli di altre aree urbane. A dirlo è una ricerca internazionale, condotta nell’ambito del progetto europeo Polyrisk del programma di ricerca e innovazione Horizon 2020, a cui hanno partecipato, tra gli altri, ricercatrici di Enea (l’Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile).
Lo studio, pubblicato sulla rivista Atmospheric Environment, mette a confronto tre diverse aree urbane, a Utrecht, nei Paesi Bassi, dove si stima che ogni anno vengano rilasciate nell’aria tra le 880 e le 2900 tonnellate di particelle plastiche a causa dell’abrasione degli pneumatici su strada. Il lavoro misura la presenza di queste microplastiche e ne valuta le variazioni in relazione ad altri inquinanti primari del traffico. “In futuro, i dati raccolti potranno essere utilizzati per verificare le possibili associazioni con gli effetti sulla salute”, ha spiegato Maria Rita Montereali, ricercatrice del Laboratorio Enea Impatti sul Territorio e nei Paesi in Via di Sviluppo presso il Dipartimento Sostenibilità e coautrice dello studio insieme alle colleghe di dipartimento Laura Caiazzo e Sonia Manzo.
Le tre aree analizzate
Il team del progetto Polyrisk ha monitorato una strada urbana con traffico di tipo stop and go, un tratto autostradale a traffico elevato ma scorrevole e un parco cittadino che distava 50 metri dalla strada (secondaria) più vicina, attraverso il campionamento del particolato atmosferico PM10. La maggior parte delle particelle di gomma e asfalto rientra, infatti, tra polveri sottili con un diametro uguale o inferiore a 10 𝜇𝑚 (micrometri). Un micrometro è un millesimo di millimetro. La campagna di campionamento è durata quattro ore al giorno per 23 giorni, nel periodo 2022-2023.
I marcatori utilizzati per la gomma
Per le rilevazioni sulla qualità dell’aria, i ricercatori hanno utilizzato “marcatori di gomma sintetica e naturale – le principali componenti degli pneumatici – e un marcatore per il benzotiazolo, un additivo impiegato per indurire la gomma”, spiega Enea. E la ricercatrice Laura Caiazzo precisa: “Il benzotiazolo è una sostanza utilizzata nel processo di vulcanizzazione della gomma per la produzione degli pneumatici. Sebbene sia presente anche in altri prodotti – come antigelo, inibitori di corrosione per l’industria della carta o intermedi nella sintesi di coloranti – nel nostro studio è stato considerato un marcatore di particolare interesse, perché viene impiegato nei test di tossicità in vitro e in vivo e nei nostri campioni mostrava una forte correlazione con altri indicatori della presenza di particelle di gomma nell’aria”.
I risultati ottenuti
Nel parco sono state misurate le concentrazioni di microplastiche da pneumatici più basse (3,1-5,1 nanogrammi per metro cubo), mentre quelle più elevate sono state rilevate vicino all’autostrada (7,8-18,1 ng/m³) e in misura maggiore nella zona a traffico stop and go dove i veicoli si fermavano e ripartivano frequentemente. Quindi, rispetto al parco i livelli di gomma sintetica e naturale nell’aria erano in media fino a 3 volte più alti in autostrada e quasi 5 volte maggiori nella zona a traffico stop and go. Anche le concentrazioni di benzotiazolo risultavano più elevate vicino all’autostrada (2,4 volte superiori) e nella zona stop and go (4,6 volte maggiori) rispetto al parco.
Gli altri inquinanti monitorati
In parallelo, sono stati monitorati anche altri inquinanti generati dal traffico provenienti dall’usura dei freni (metalli come ferro, rame, cromo e manganese) e dalle emissioni dei motori, per verificarne la correlazione con le microplastiche oggetto dello studio. In generale, le concentrazioni di metalli derivanti dall’usura dei freni sono risultate da tre a otto volte superiori nelle zone trafficate rispetto al parco. Inoltre, rispetto all’autostrada, l’area caratterizzata da traffico intermittente stop and go presentava le quantità più elevate di elementi metallici nell’aria (da 2 a 4,8 volte in più).





