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I 9 limiti planetari: cosa sono e perché sono importanti?

Panorama dall'alto di una montagna
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La comunità scientifica ormai da anni considera il pianeta Terra come un vero e proprio organismo vivente, al pari di un qualunque altro essere umano. Esattamente come noi, anche la Terra ha una serie di limiti oltre i quali non può proprio andare, altrimenti rischierebbe il collasso. Ebbene, sembra proprio che (ahinoi) molti di questi limiti già siano stati ampiamente superati. Vediamo quali sono e come siamo arrivati a questo punto critico.

Indice

Quali sono i limiti climatici

Che cosa sono i limiti planetari e come siamo riusciti a superarli? Ecco tutto quello che devi sapere a proposito.
Un piccolo mappamondo

A formulare per primi l’idea dei limiti planetari è stato nel 2009 un gruppo di ricercatori di rango internazionale, coordinati per l’occasione dall’esperto Johan Rockström dello Stockholm Resilience Centre e da Will Steffen dell’Australian National University. Qui di seguito tutti e 9 i limiti climatici del nostro pianeta delineati dagli studiosi:

  • Cambiamento climatico
  • Acidificazione degli oceani
  • Riduzione dello strato di ozono
  • Eccessivo sfruttamento delle risorse idriche
  • Degrado forestale e altri cambiamenti di uso del suolo
  • Perdita di biodiversità
  • Inquinamento atmosferico da aerosol
  • Nuove sostanze chimiche artificiali (come i polimeri) rilasciati nell’ambiente
  • Modifica dei cicli biogeochimici di azoto e fosforo

Tale studio è stato poi sottoposto ad ulteriori aggiornamenti e verifiche e i risultati sono stati pubblicati su Science Adventures, dov’è così finalmente apparsa una prima seria valutazione rispetto allo stato dell’arte. La situazione, purtroppo, non è per niente rosea: secondo le più recenti ricerche in materia, infatti, di questi 9 limiti planetari ne avremmo già ampiamente superati 6. Ce n’è inoltre un settimo, quello relativo all’acidificazione degli oceani, che è vicino al limite in modo preoccupante.

I dettagli sui limiti planetari

Vediamo dunque più nel dettaglio quali sono i punti chiave relativi ad ognuno di questi limiti.

Cambiamento climatico

La situazione rispetto agli anni pre industriali è allarmante, a dir poco. Se la confrontiamo con quella registrata prima della Rivoluzione Industriale la temperatura media del globo è salita di 0,98 gradi Celsius. Le prospettive basate sull’andamento delle temperature globali osservato dal 2000 fino ad ora indicano che, se non verranno attuati interventi, ci si potrebbe avvicinare addirittura ai +1,5 gradi Celsius tra il 2030 e il 2050. Se così fosse, e se si dovesse superare la soglia dei 2 gradi, non soltanto i ghiacci polari potrebbero essere seriamente a rischio, ma anche alcune delle nostre città costiere, come Venezia, e diversi arcipelaghi in Polinesia.

Riduzione dell’ozono

Lo strato di ozono nella stratosfera agisce come un filtro per i raggi UV solari, quindi una diminuzione del suo spessore potrebbe comportare un aumento dei raggi UV che raggiungono la superficie terrestre, aumentando così il rischio di provocare tumori cutanei.

Scomparsa della biodiversità

Nel corso degli ultimi cinquant’anni, il tasso di estinzione delle specie viventi ha superato nettamente la media storica di estinzione naturale. Questi cambiamenti nella diversità biologica a livello locale e mondiale potrebbero avere effetti devastanti sulle dinamiche degli ecosistemi del nostro pianeta.

Inquinamento da sostanze chimiche

Sappiamo che alcune sostanze chimiche, come i metalli pesanti, i composti radioattivi e le microplastiche, causano danni permanenti all’ecosistema e agli organismi viventi. Rispetto a questo tema in particolare, va detto, sono comunque ancora in corso studi approfonditi per chiarire il loro impatto concreto sulla nostra salute e su quella di piante e animali.

Acidificazione degli oceani

Questo fenomeno deriva dall’assorbimento dell’anidride carbonica (CO2) atmosferica da parte degli oceani, un processo scatenato principalmente dalle attività antropiche come la combustione di combustibili fossili e la deforestazione.

Modifica dei cicli biogeochimici di azoto e fosforo

L’azoto e il fosforo sono componenti di base dei fertilizzanti utilizzati in agricoltura. La loro emissione nei corsi d’acqua ha purtroppo raggiunto livelli senza precedenti, causando l’insorgere dell’eutrofizzazione, un fenomeno che comporta la proliferazione eccessiva di microalghe dannose per l’equilibrio dell’ecosistema marino.

Degrado forestale e altri cambiamenti di uso del suolo

La trasformazione di foreste e altri habitat naturali in terreni destinati all’agricoltura o all’allevamento intensivo porta a una diminuzione della diversità biologica, all’incremento delle emissioni di gas serra e a alterazioni nei cicli idrogeologici.

Rilascio di aerosol

Gli aerosol influenzano significativamente i processi chimici atmosferici e i cicli idrogeologici attraverso la loro interazione con il vapore acqueo. Tuttavia, hanno anche impatti dannosi sulla salute degli organismi vegetali e animali.

Utilizzo delle acque dolci

Le attività antropiche incidono sul ciclo delle acque dolci: pensiamo per esempio agli effetti delle pratiche agricole, industriali e della scarsa gestione delle acque reflue. Questo degrado delle risorse idriche dolci comporta una diminuzione dell’approvvigionamento di acqua potabile e provoca danni agli ecosistemi e alla salute umana.

Perché i limiti planetari sono importanti?

Purtroppo per noi, 9 limiti climatici sono già stati ampiamente superati: ecco tutto quello che è necessario sapere a riguardo.
Cartello con su scritto One World, “un solo mondo”

Ovviamente, avendo un quadro più completo rispetto al livello di salute del nostro pianeta potremmo agire di conseguenza andando a modificare i nostri comportamenti quotidiani di conseguenza. La presenza di un obiettivo preciso da perseguire è inoltre fondamentale per guidare tutti i nostri policy makers (governi e organizzazioni internazionali) affinché vengano prese misure concrete di risoluzione di tali problematiche, nel più breve tempo possibile.

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Alberto Muraro

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