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Il magnesio si recupera dall’acqua di mare

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Uno studio Enea sul recupero del magnesio dagli scarti della desalinizzazione dell’acqua di mare evidenzia le potenzialità di questo processo: ogni giorno 142 milioni di mc di salamoie potrebbero diventare una fonte di approvvigionamento secondaria. Per un materiale che l’Europa importa al 90% dalla Cina. 

Il 93% del magnesio utilizzato in Europa viene importato dalla Cina. Il dato, comunicato nelle scorse settimane dalla presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, dice molto delle implicazioni geopolitiche legate a questo metallo. Nei periodi in cui la Cina, per questioni interne o per strategia ne riduce l’export, i prezzi si impennano. Con ricadute pesanti per l’industria del Vecchio Continente, che fa un largo uso di magnesio soprattutto in ambito automobilistico.

Recupero del magnesio dagli scarti della desalinizzazione: vantaggi economici e ambientali

A complicare le cose, c’è che il processo di trattamento del magnesio inquina, ed è qui che interviene Enea, con un progetto di ricerca che ha consentito di arrivare al recupero del magnesio dagli scarti del processo di desalinizzazione dell’acqua di mare. “Magnesium recovery from seawater desalination brines: a technical review”: si intitola così lo studio pubblicato sulla rivista “Environment, Development and Sustainability”, a firma di Danilo Fontana, ricercatore Enea del laboratorio “Tecnologie per riuso, riciclo, recupero e valorizzazione di rifiuti e materiali”. Attualmente sono operativi nel mondo quasi 16mila impianti di desalinizzazione, che producono circa 95 milioni di mc al giorno di acqua desalinizzata. La produzione di salamoia, invece, ammonta a 142 milioni di mc al giorno (circa il 50% in più del volume dell’acqua desalinizzata), con i Paesi del Golfo (Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Kuwait e Qatar) a guidare la classifica mondiale per generazione di scarti dalla desalinizzazione di acqua destinata a usi civili. “Le attuali tecnologie di desalinizzazione – sottolinea Fontana – producono grandi quantità di salamoie, che hanno una salinità tre volte maggiore rispetto a quella dell’acqua di mare. Il loro smaltimento comporta una serie di problemi ambientali per l’ecosistema acquatico, nel momento in cui vengono riversate in mare”. Ma “la combinazione di acqua e sale – ricorda Fontana – è una fonte secondaria di magnesio che, se recuperato, potrebbe essere impiegato in numerosi settori industriali”.

Tecnologie di recupero del magnesio: criticità e potenzialità

Attualmente, in Europa il tasso di riciclo del magnesio estratto da prodotti a fine vita è del 15%. Da qui la necessità di incrementare questa percentuale, anche per la rilevante applicazione di questo metallo come materia prima per le batterie. Il magnesio infatti è leggero, offre il vantaggio di trasferire due elettroni per atomo, ed è considerato un’interessante alternativa al litio nel settore dei futuri accumulatori elettrochimici. Fontana spiega che il lavoro di ricerca condotto da Enea ha esaminato le tecnologie di recupero del magnesio da salamoie, indentificandone criticità e potenzialità. “Fino a questo momento pochi studi sono stati incentrati sulla fattibilità tecnico-economica e sulla sostenibilità ambientale dei processi proposti. Questo nostro lavoro di review tecnica può fornire spunti per approfondire il tema di ricerca per traferire le tecnologie finora sviluppate, dal laboratorio al mercato, con ricadute vantaggiose per l’economia e per l’ambiente”, conclude.

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