Pixel di Adform

Chiudi
Cerca nel sito:

Ingegneria Naturalistica: come fermare una frana usando solo legno e piante

frana
Condividi l'articolo

Con l’ingegneria naturalistica è possibile fermare una frana utilizzando solo legno e piante, scopriamo come.

L’Italia è un paese di colline e pendii instabili, qui frane e smottamenti rappresentano un rischio concreto per strade, case e comunità. La risposta tradizionale a questo problema è spesso il muro di cemento armato, efficace ma costoso, invasivo e poco armonioso con il paesaggio. Esiste però un’alternativa sostenibile ed efficace: l’Ingegneria Naturalistica, una disciplina che utilizza materiale vegetale vivo, come piante e talee, abbinato a legno, pietra e reti biodegradabili, per il consolidamento dei versanti, come spiegano i manuali tecnici.

La logica alla base di questa tecnica è tanto semplice quanto geniale. Nelle prime fasi di un intervento, strutture come tronchi di legno o fascinate vive, fasci di rami di salice interrati orizzontalmente reggono la terra meccanicamente e aiutano a drenare l’acqua. Col passare del tempo, il legno marcisce, ma le radici delle piante impiantate prendono il suo posto, creando un’armatura vivente che consolida il terreno in modo naturale e duraturo.

Per pendenze più ripide o situazioni di frana più impegnative, si ricorre alla palificata a doppia parete, una vera e propria “gabbia” di tronchi riempita di terra e talee che rinforza il versante e favorisce l’insediamento delle radici. Questa combinazione di legno e piante rende possibile il consolidamento dei versanti con costi inferiori rispetto al cemento, impatto estetico nullo in quanto il pendio si trasforma in un piccolo bosco, e notevole elasticità sismica, poiché le strutture viventi si adattano ai movimenti del terreno senza rompersi.

Perché il cemento non vince sempre contro la terra

albero dalle grandi radici

Grazie a queste tecniche, il consolidamento dei versanti diventa non solo sicuro ed efficace, ma anche sostenibile e armonioso con l’ambiente circostante, trasformando un problema naturale in un intervento “verde” e duraturo. I tradizionali muri in cemento spesso non riescono a competere con la dinamica della natura. Le piante e le loro radici di consolidamento, integrate in strutture come le fascinate vive o le palificate a doppia parete, creano un sostegno attivo e in continua evoluzione, mentre i muri rigidi accumulano tensioni e acqua dietro di sé. I muri di sostegno ecologici offrono invece un’alternativa duratura e flessibile, permettendo al terreno di respirare e all’acqua di defluire naturalmente.

Il problema del drenaggio

Nel caso dei tradizionali muri in cemento, la struttura rigida può interrompere il naturale percorso dell’acqua nel terreno, causando accumuli idrici a monte del muro che aumentano la pressione interna del terreno e possono ridurre la capacità di resistere a sollecitazioni successive. Le tecniche di ingegneria naturalistica adottate dalle diverse Regioni affrontano questo problema in modo diverso: favoriscono il transito dell’acqua attraverso il terreno e tra i materiali utilizzati, evitando l’accumulo di cariche idrauliche dietro all’opera. Questo approccio si basa su una progettazione che incorpora elementi porosi e vegetazione, consentendo all’acqua piovana di infiltrarsi gradualmente e riducendo il rischio di instabilità idraulica, un aspetto considerato nei manuali tecnici regionali sulle sistemazioni di versante con tecniche naturalistiche.

L’evoluzione nel tempo

Nel corso degli anni, inoltre, un muro di cemento può deteriorarsi sotto l’effetto degli agenti atmosferici e delle sollecitazioni meccaniche, perdendo parte della sua efficacia strutturale. Al contrario, le opere che utilizzano piante e materiali naturali tendono a trasformarsi positivamente con il tempo: le piante radicate sviluppano apparati nelle diverse porzioni di terreno e aumentano progressivamente la coesione delle particelle di suolo, un effetto riconosciuto dalla letteratura scientifica internazionale come significativo nel miglioramento della stabilità delle pendenze. Ad esempio, studi scientifici su casi reali mostrano come la presenza e lo sviluppo di sistemi radicali influenzino la distribuzione e la frequenza dei piccoli movimenti franosi, evidenziando il ruolo funzionale della vegetazione nel tempo.

Le piante “ingegnere”: quali usare

Per affrontare il dissesto dei versanti, le soluzioni naturali sfruttano il potere di specifiche specie vegetali che funzionano come veri strumenti di stabilizzazione. Le piante antierosione non solo trattengono il terreno con le loro radici, ma diventano parte integrante dei rimedi al dissesto idrogeologico, in quanto contribuiscono alla durabilità e all’efficacia dell’intervento nel tempo. Alcune specie radicano rapidamente da semplici tratti di ramo conficcati nel terreno, come le talee di salice, garantendo un consolidamento immediato e naturale.

Il potere del Salice (Salix)

Tra le specie vegetali impiegate per stabilizzare i pendii, il Salice è spesso indicato come particolarmente adatto alle condizioni di versanti umidi o soggetti a infiltrazioni d’acqua, come attestano diversi manuali tecnici regionali e provinciali. Questo perché molte varietà di Salix hanno una spiccata capacità di radicare da semplici talee di salice conficcate nel terreno, una caratteristica sfruttata proprio nell’ambito dell’ingegneria naturalistica per ottenere una rapida copertura vegetale del suolo. La vegetazione così instaurata può contribuire a ridurre l’erosione del terreno e a migliorare l’ancoraggio al suolo, azione che è parte integrante delle tecniche descritte nei manuali tecnici dedicati alla disciplina, dove si evidenzia anche l’importanza di selezionare specie autoctone con adeguate caratteristiche biotecniche per l’ambiente di intervento.

Ginestra e Sanguinello

In condizioni di terreno più asciutto o su pendenze dove l’umidità è meno costante, specie come la Ginestra e il Sanguinello (quest’ultimo spesso classificato tra arbusti o alberi capace di adattarsi a suoli poveri) risultano più adatte. Queste piante, pur non radicando con la rapidità dei salici in presenza d’acqua, sviluppano sistemi radicali robusti nelle loro nicchie ecologiche naturali e contribuiscono a trattenere il terreno e ad aumentare la resistenza alle sollecitazioni superficiali. In generale la scelta di diverse specie vegetali, combinate tra loro, è fondamentale per garantire stabilità e copertura sul lungo periodo anche in aree con condizioni idriche meno favorevoli.

anatomia di una palificata viva

L’ingegneria naturalistica offre un approccio innovativo e creativo, in cui ogni intervento diventa un’occasione per valorizzare il territorio e stimolare una convivenza armoniosa tra uomo e natura. Applicando queste tecniche, è possibile trasformare i versanti più fragili in spazi vivi e resilienti, promuovendo sicurezza, biodiversità e un futuro più sostenibile per il paesaggio italiano.

TI È PIACIUTO QUESTO ARTICOLO?
Iscriviti alla nostra newsletter per ricevere aggiornamenti sulle novità e sulle storie di rigenerazione territoriale:

Condividi l'articolo
Rosaria De Benedictis

Ultime Notizie

Cerca nel sito