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La finanza etica si ripensa, dal basso

investimenti etici
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La guerra in Ucraina sta spingendo a un ripensamento del concetto di sostenibilità legato agli investimenti. Ma secondo uno dei fondatori della piattaforma di investimento etico Ener2Crowd dobbiamo aspettare a trarre conseguenze affrettate.

L’occasione per spazzar via il greenwashing o un cambio di rotta radicale del concetto di sostenibilità, che includa concetti inimmaginabili fino a poco tempo fa come la sicurezza nazionale e l’energia nucleare. È intorno a questi due estremi che si sta sviluppando il dibattito sulla direzione che potrà prendere il tema Esg (Environmental, Social and Governance riferito ai fattori con cui si misura la sostenibilità di un investimento) dopo che lo scoppio della guerra in Ucraina ha spostato l’attenzione degli investitori dai titoli sostenibili verso quelli della difesa. “È in atto un profondo ripensamento delle priorità”, ha scritto il Financial Times citando il caso della banca svedese Seb che, quattro anni fa, aveva escluso la difesa dagli investimenti e ora ha riaperto le porte a chi offre soluzioni per la sicurezza nazionale. Tutto questo mentre l’emergenza gas sta spingendo l’Unione europea a riscoprire il carbone e a includere il nucleare tra le fonti utili ad accelerare la transizione energetica. Anche le modalità di investimento cambiano. Come racconta in questa intervista Giorgio Mottironi, co-founder di Ener2Crowd, “la più grande comunità di investitori etici in Italia”.

Come nasce questa idea di business?

“La strada verso la transizione energetica sostenibile offriva molto valore da condividere, ma poca finanza a disposizione delle variegate tipologie di soluzioni realizzabili. Mancava uno strumento di finanza flessibile, rapido e inclusivo, che desse la possibilità alle aziende di attingere a nuovi capitali privati e al contempo redistribuisse valore economico alle persone”.

Del resto nella Strategia energetica nazionale è scritto chiaramente che la transizione sostenibile non sarà possibile senza il coinvolgimento di ogni singolo cittadino.

“Esatto. Da qui è nata l’idea di Ener2Crowd: una piattaforma per dare alle persone la possibilità di investire sul proprio futuro, stimolando un percorso di progresso individuale e collettivo. All’inizio abbiamo preso diverse porte in faccia: l’ecosistema italiano di startup conosce solo la parola. Poi siamo giunti all’incontro con un ristretto gruppo di investitori, conoscitori di quel mondo che volevamo rivoluzionare e dei suoi problemi. Abbiamo raccolto 100mila euro, ci siamo chiusi in un ufficio in un seminterrato di Milano, lontano da hub e co-working, e in nove mesi abbiamo dato vita alla struttura. Il lancio della prima campagna è stato all’inizio del 2020”.

Quali sono i vostri numeri attuali e le prospettive di crescita?

“Oltre a 8 milioni di euro raccolti a favore di progetti il cui scopo è la riduzione di emissioni di CO2, siamo la più grande comunità di investitori etici d’Europa, con circa 6mila persone registrate e più di mille che hanno già ottenuto un rendimento green. Investire in progetti sostenibili consente di determinare il percorso che il sistema economico deve e può seguire, a beneficio di tutti, creando una vera e propria redistribuzione di ricchezza monetaria ed ecosistemica. In Italia oggi solo lo 0,01% della ricchezza privata liquida è impiegata tramite crowdfunding (lo 0,004% di tutta la ricchezza finanziaria privata): siamo il fanalino di coda europeo insieme a Belgio e Spagna. Puntiamo ad arrivare a 35-40 milioni di euro in Italia”.

Quali progetti avete in tema di rigenerazione del territorio?

“Nello specifico ci siamo occupati di rigenerazione urbana attraverso il co-finanziamento di progetti di riqualificazione energetica di immobili. Con lo studio “Osservatorio Superbonus 110%” abbiamo analizzato gli impatti ambientali ottenuti e tracciato i risultati in termini di riduzione delle emissioni e dei consumi, il risparmio per le famiglie, le opportunità di investimento con lo strumento del crowdfunding. Emerge un nuovo modo di investire nel settore immobiliare, che punta alla creazione di valore condivisibile e migliora la qualità della vita. Ci piacerebbe rendere strutturale la possibilità di investire direttamente nella riqualificazione del proprio immobile o creare un movimento finanziario diffuso per avviare interventi di riqualificazione nelle zone più periferiche, densamente popolate e spesso svantaggiate, in termini di qualità e stato manutentivo degli stabili. Con la sicurezza del rientro economico tramite il processo di cessione del credito, ad oggi molto dibattuto”.

Registrate cambiamenti alla luce della guerra in atto che ha portato un po’ in secondo piano i temi della sostenibilità?

“I grandi eventi che sconvolgono più o meno direttamente le nostre vite, divengono dei grandi distrattori dai temi e dalle azioni in cui dovremmo impegnarci ogni giorno, poco alla volta, per arrivare ad un risultato importante. Si crea un effetto di sospensione, finendo per procrastinare quello che è in effetti uno sforzo che si alimenta di energie materiali e mentali”.

Dunque, qual è oggi il perimetro della transizione energetica?

“La transizione energetica fa parte di un percorso di riequilibrio dei pesi geopolitici che a sua volta ha, come primo risvolto, la creazione di un insieme di valori che puntano ad una maggiore equità sociale ed economica: inclusione, trasparenza, condivisione. Dovremo misurare gli effetti di questa guerra attraverso una finestra temporale più ampia, senza trarre conclusioni affrettate, perché direzionando la spinta emotiva che ha creato verso il bene comune andremo verso un futuro più sostenibile per tutti”.

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