Il compostaggio classico, non di rado, si dimostra un buon proposito che finisce male. Molti iniziano con entusiasmo, per poi ritrovarsi con un ammasso maleodorante di scarti che non accenna a decomporsi o, peggio, attira ospiti indesiderati. Il compostaggio tradizionale è un processo lento, che impiega fino a 9 mesi, richiede spazio e una gestione perfetta di aria e umidità. La lombricoltura è un’alternativa più valida.
La natura ha sviluppato una tecnologia superiore, silenziosa ed estremamente efficiente per compostare: il lombrico. Grazie alla lombricoltura, possiamo trasformare i nostri rifiuti organici in oro nero, se vogliamo così definirlo, per le piante, in una frazione del tempo che ci occorrerebbe con il compostaggio tradizionale e in uno spazio ridotto, persino in un appartamento.
Occorre però fare attenzione: non parliamo dei comuni lombrichi di terra, quelli che scavano gallerie profonde in giardino, per intenderci. Gli attori sono i cosiddetti Rossi della California, scientificamente noti come Eisenia fetida. Questi piccoli invertebrati sono vere macchine biologiche voraci, capaci di mangiare ogni giorno una quantità di scarti pari al proprio peso corporeo e trasformarla in humus.
La tecnologia della torre di lombrichi
Per gestire un allevamento di lombrichi in casa, senza produrre odori e dare origine a complicazioni, la soluzione tecnica più avanzata è la cosiddetta Worm Tower. Si tratta di un sistema modulare ingegnoso, che sfrutta l’istinto naturale di questi anellidi per massimizzare il loro metabolismo.
Il movimento verticale
A differenza di altri decompositori, i lombrichi della specie Eisenia sono epigei. Ciò significa che vivono negli strati superficiali del suolo, dove la materia organica è fresca. Per sfruttare questa loro abitudine, le lombricompostiere fai da te (che tra poco descriveremo) sono tipicamente progettate a piani, ovvero tramite vaschette sovrapposte.
Il funzionamento è geniale poiché semplicissimo:
- si inizia dal primo livello in basso, inserendo lombrichi e cibo;
- quando il primo livello è pieno, e i rifiuti sono stati processati, si aggiunge un secondo livello sovrastante, forato sul fondo, contenente cibo fresco, che agisca come una sorta di esca;
- i lombrichi, attratti dall’odore del nuovo cibo, migrano verso l’alto, passando attraverso i fori.
Questo movimento lascia i piani inferiori liberi dagli anellidi, ma colmi di humus di lombrico pulito, stabilizzato e pronto per essere raccolto. Il vantaggio è che non occorre dover separare manualmente ogni singolo animale dal terriccio per poter accedere al prodotto della sua digestione. Il movimento verticale è la chiave del successo della lombricoltura. Naturalmente, il sistema funziona anche al contrario. Quando i lombrichi saranno sul livello più alto, sarà possibile posizionare il cibo in quello sottostante per spingerli a discendere.
La forza della lombricoltura
Descriviamo che cosa accada esattamente dentro quella scatola. Il processo di produzione del vermicompost non è una semplice decomposizione, bensì una vera e propria raffinazione biochimica. Quando il lombrico ingerisce la materia organica, questa attraversa il suo apparato digerente. Qui viene sminuzzata, e mescolata a una fauna microbica incredibilmente densa. Il segreto risiede negli enzimi e nei batteri benefici presenti nell’intestino. Essi arricchiscono il materiale di sostanze regolatrici della crescita vegetale e creano il compost.
L’output: un humus chiamato vermicast
Il risultato finale del processo di trasformazione figlio della digestione degli anellidi è tecnicamente chiamato vermicast. Si tratta di un fertilizzante naturale molto potente, tra i più efficaci che conosciamo. Rispetto a un terreno privo di fertilizzanti, o a uno trattato con compost domestico tradizionale, l’humus prodotto tramite la lombricoltura presenta caratteristiche chimiche strabilianti. Sono queste che lo rendono tanto prezioso.
- Il suolo impastato con vermicast contiene fino a 7 volte più fosforo del compost ottenuto in compostiera. Questo elemento è fondamentale per la fioritura e lo sviluppo radicale.
- La lombricoltura fornisce 5 volte più azoto, grazie al quale è possibile mettere in moto la crescita delle foglie.
- Il prodotto ottenuto dalla digestione dell’Eisenia è ricchissimo di potassio: le analisi condotte nei centri ambientali che portano avanti questa pratica di compostaggio hanno restituito valori anche 11 volte superiori rispetto a quelli del compost ottenuto in maniera tradizionale. Il potassio è un toccasana per la resistenza alle malattie e il sapore dei frutti coltivati.
A differenza del letame o del compost fresco, l’humus di lombrico è totalmente inodore. Anzi, possiede il profumo fresco e gradevole del sottobosco umido. In aggiunta, ha una capacità di ritenzione idrica altissima, che può aiutare le piante a sopravvivere meglio durante periodi di siccità.
Guida per i maker: l’ecosistema in scatola
La lombricoltura è un modo semplice e affascinante per chiudere il cerchio della sostenibilità in casa. Ci fornisce una lezione di ecologia pratica e ci insegna come, nel mondo della natura, il concetto di rifiuto non esista. Semmai, vi è energia che aspetta soltanto di essere trasformata. Quando decidiamo di avviare il nostro piccolo impianto, iniziamo da una dose di consapevolezza: ricordiamo che stiamo gestendo un ecosistema vivente. Il successo dipende dal corretto bilancio tra carbonio, dunque materia secca, e azoto, ovvero scarti umidi.
Cosa mangiano i lombrichi e cosa no
Per mantenere i lombrichi della specie Eisenia fetida felici, e dunque produttivi, la loro dieta va curata. Non trattiamoli come bidoni della spazzatura, perché non lo sono, dal momento che somigliano più a gourmet esigenti.
Il loro menu ideale contiene bucce di frutta e verdura; fondi di caffè, che adorano come poco altro; bustine di tè; cartone non stampato, e accuratamente sminuzzato; carta di giornale. Questi ultimi due piatti, per così dire, possono apparire bizzarri, ma sono fondamentali. Forniscono infatti il carbonio necessario e mantengono la corretta ossigenazione.
Evitiamo accuratamente di nutrirli con agrumi, dal momento che l’acidità eccessiva può irritare la pelle dei lombrichi, e finire per ucciderli. Non cibiamoli con cipolle e/o aglio, che contengono sostanze repellenti e odori che trovano troppo forti e sgradevoli, o con cibi cotti ed eccessivamente salati, perché il sale è letale per gli anellidi. È bene anche fare a meno di nutrirli con carne e latticini, soprattutto per la salute dell’ecosistema di compostaggio. Questi cibi causano marcescenze maleodoranti e attirano mosche e insetti.
Il percolato o té di lombrico
Molte lombricompostiere presentano un rubinetto sul fondo. Questa aggiunta si deve al fatto che il liquido scuro che vi si accumula non è un sottoprodotto di scarto, bensì un vero e proprio tè fertilizzante, il cui fluido è molto potente.
Questo percolato è un concentrato di nutrienti prodotti dalla microbiologia attiva. La sua forza è tale da renderlo troppo acido o concentrato per la tolleranza delle piante, tanto che non dovrebbe mai essere versato puro su di esse. La regola d’oro è diluirlo, in un rapporto di 1 a 10 con l’acqua (una parte di tè e dieci di acqua, per essere chiari). Usiamolo per innaffiare le piante d’appartamento o l’orto, con moderazione, una volta ogni due settimane: vedremo una differenza cromatica e di vigore pressoché immediata.




