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Muri in idro-ceramica: sono la svolta per rinfrescare le case del futuro?

Idro-ceramica: muri in città
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L’impiego dell’idro-ceramica negli involucri edilizi rappresenta una delle soluzioni più innovative per contenere i consumi estivi e rivoluzionare l’architettura bioclimatica.

Mentre le ondate di calore mettono a dura prova l’efficienza energetica dei centri urbani, la ricerca scientifica punta su sistemi in grado di ridurre la dipendenza dai condizionatori. Sfruttando la reattività di materiali compositi a base di argilla e polimeri idrofili, la tecnologia della idro-ceramica consente di trasformare le pareti esterne in superfici dinamiche. Questo approccio, basato interamente sul raffrescamento passivo nell’edilizia, sfrutta il fenomeno dell’evaporazione dell’involucro tramite idrogel. Il processo consente di abbassare la temperatura interna delle abitazioni e contribuisce alla mitigazione delle isole di calore con materiali avanzati.

L’insostenibilità dei sistemi di raffrescamento attivi

Durante i mesi estivi, gli edifici storici e moderni sono soggetti a un continuo sovraccarico termico. L’irraggiamento solare diretto che colpisce le facciate trasmette enormi quantitativi di calore verso gli ambienti interni, rendendo invivibili i locali privi di adeguata schermatura o isolamento avanzato.

Per contrastare questo surriscaldamento, la risposta convenzionale si è quasi sempre affidata ai sistemi di climatizzazione attiva. I condizionatori d’aria tradizionali generano tuttavia un evidente paradosso termodinamico che non li rende una soluzione adeguata: mentre sottraggono calore dall’interno degli appartamenti, rigettano calore sensibile e aria calda direttamente nell’ambiente circostante.

Questo meccanismo alimenta il microclima critico delle aree metropolitane, esacerbando l’effetto isola di calore a causa dell’emissione di ulteriore aria calda e incrementando la domanda di energia elettrica da parte della rete.

Il principio del raffrescamento passivo

Per superare i limiti dei sistemi meccanici come i condizionatori, l’architettura si orienta verso materiali edili idro-reattivi. L’idro-ceramica è uno di questi. Si tratta di un materiale composito biomimetico, strutturato a strati. Se la parte esterna è costituita da argilla porosa, il cuore interno ospita bolle, o sfere di idrogel insolubile, capaci di assorbire fino a 500 volte il proprio peso in acqua.

Il ciclo di funzionamento avviene in modo totalmente passivo:

  • durante la fase di accumulo la parete funziona come una spugna, incamerando e trattenendo l’acqua all’interno della struttura polimerica;
  • nel corso della fase di attivazione, quando la temperatura ambientale sale e i raggi solari colpiscono la superficie, l’idrogel rilascia l’acqua accumulata verso la parete ceramica. In questo modo attiva l’evaporazione e sottrae calore all’edificio.

Un’analisi approfondita della termodinamica dei materiali idro-reattivi applicati agli involucri edilizi è disponibile nello studio pubblicato su MDPI – Energies, una ricerca accademica open-access che spiega e illustra la fisica del funzionamento dell’idro-ceramica e dei materiali che ne possiedono le stesse proprietà.

Il trasferimento di calore latente nell’involucro idro-reattivo

A livello molecolare, l’azione refrigerante si basa sulla transizione di fase dell’acqua contenuta nel polimero. Quando il calore esterno sollecita il materiale, l’acqua liquida passa allo stato gassoso. Per compiere questa trasformazione di fase, il processo assorbe gran parte dell’energia termica presente sulla superficie della parete. Il calore che, altrimenti, verrebbe trasmesso per conduzione all’interno degli ambienti domestici viene catturato e dissipato all’esterno, sotto forma di vapore acqueo.

L’equazione del bilancio termico superficiale e il coefficiente di evaporazione latente

Dal punto di vista della fisica tecnica, la riduzione del flusso termico netto (Q netto) che attraversa la parete verso l’interno dell’edificio può essere rappresentata dalla seguente equazione di bilancio termico superficiale:

Q netto = Q solare – Q irraggiamento – (me x Lv)

Dove i singoli termini indicano:

  • Q solare: la radiazione solare incidente sulla facciata.
  • Q irraggiamento: il calore ri-emesso per irraggiamento d’onda lunga verso la volta celeste.
  • me: la portata di massa d’acqua che evapora nell’unità di tempo (misurata in kg/s).
  • Lv: il calore latente di evaporazione dell’acqua (pari a circa 2,26 x 1 milione di J/kg).

Il prodotto della moltiplicazione (me x Lv) definisce la quantità di energia termica sottratta direttamente dal processo di evaporazione. Grazie a questo sfasamento termico passivo, la temperatura della superficie interna della parete rimane notevolmente più bassa rispetto a quella registrata nei materiali cementizi convenzionali.

Resistenza strutturale e durabilità dei polimeri idrofili

La stabilità dell’idro-ceramica nel corso del tempo dipende dalla qualità dei componenti e dalla loro resistenza ai cicli termo-igrometrici. Le facciate esterne sono progettate per supportare migliaia di fasi alternate di rigonfiamento, in presenza d’acqua, e contrazione essiccante, senza mai sviluppare crepe o fessurazioni strutturali. I dettagli tecnici sulla risposta termo-meccanica e i test di laboratorio condotti sui pannelli in argilla e idrogel sono documentati nella ricerca pubblicata dall’IAAC – Institute for Advanced Architecture of Catalonia.

L’ente ha rilasciato un paper scientifico originale che illustra il progetto di ricerca originario sul materiale, focalizzandosi sui pannelli in argilla e idrogel per l’accelerazione dell’evaporazione edilizia.

Idro-ceramica e scenari di applicazione nei piani urbanistici europei

L’adozione su vasta scala dell’idro-ceramica sulle facciate dei palazzi pubblici e delle infrastrutture urbane offre benefici sostenibili. Essi vanno ben oltre il singolo immobile. L’installazione diffusa di pannelli evaporativi nei cosiddetti canyon urbani, ovvero le vie strette delimitate da edifici alti e svettanti, contribuisce ad abbassare la temperatura media dell’aria circostante e restituisce un miglioramento all’intera area adiacente, contribuendo a ridurre l’effetto isola di calore.

Questo raffreddamento diffuso attenua le bolle di calore dei centri storici, riducendo sia la domanda di picco della rete elettrica sia la necessità di pianificare nuovi investimenti infrastrutturali per il potenziamento dei trasformatori di quartiere.

La sinergia con i sistemi di raccolta dell’acqua piovana per l’alimentazione delle pareti

Per garantire la continuità operativa del sistema, durante i periodi di prolungata siccità che sono sempre più frequenti anche alle nostre latitudini, l’involucro edilizio idro-reattivo può essere integrato con gli impianti di recupero delle acque meteoriche dell’edificio. L’acqua piovana raccolta dai tetti viene accumulata in serbatoi dedicati, e indirizzata in seguito verso le pareti, nei giorni di maggiore calura estiva.

Si crea così un circuito chiuso in cui la risorsa idrica accumulata durante le precipitazioni viene restituita all’atmosfera sotto forma di vapore refrigerante, ottimizzando in questo modo la gestione delle risorse naturali.

Verso un’architettura a zero emissioni guidata dai materiali intelligenti e bio-reattivi

L’idro-ceramica segna il passaggio da un’edilizia basata su barriere passive e impianti energivori a un modello architettonico dinamico, in cui i materiali di involucro interagiscono con gli elementi climatici esterni per regolare il comfort interno.

Giunto a questo punto dell’articolo, e comprese meglio le potenzialità di un’architettura basata su componenti di nuova generazione, ritieni che le tecnologie passive possano davvero sostituire, gradualmente, i condizionatori tradizionali e affiancarci nella lotta al cambiamento climatico? Cosa ne pensi dell’impiego dei materiali idro-reattivi per il raffrescamento delle nostre città? Credi che queste applicazioni avranno un futuro su grande scala?

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Mattia Mezzetti

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