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Ollas: l’antica tecnica delle anfore interrate

Ollas: anfore da interrare
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Il nome ollas identifica una tecnica di irrigazione sotterranea passiva, celebrata nei manuali di permacultura e radicata da tempo nell’agricoltura delle zone aride del Nord Africa e del Sud America. La sua particolarità è che non si limita a bagnare la terra, ma si mette in comunicazione con essa.

Mentre il mondo della tecnologia agricola si affanna a produrre sensori Wi-Fi e centraline elettroniche per gestire l’acqua, puntando decisamente su uno sviluppo e un’evoluzione di tipo digitale, vi sono soluzioni differenti, ma più che mai efficienti, per combattere la siccità. Tra i sistemi di questo tipo pensiamo, per esempio, alle ollas (pronunciato “oias”): si tratta di vasi di terracotta non smaltata che, una volta interrati, trasformano il modo in cui le piante bevono.

Anche in questo decennio, la migliore modalità di irrigazione potrebbe trovarsi in un’anfora di argilla vecchia di millenni. Vediamo in che cosa consiste questa tecnica di irrigazione celebrata anche dal celebre Bill Mollison, il padre della permacultura.

Perché la terracotta è meglio della plastica

Molti considerano l’irrigazione a goccia il massimo dell’efficienza. Questo modo di vedere le cose è piuttosto limitato, oltre che non del tutto corretto. Il sistema, sebbene innegabilmente funzionale, presenta limiti fisici. I fori da cui fuoriesce l’acqua si otturano col calcare; le guarnizioni da cui dipende il trasferimento del liquido si seccano al sole e lo stesso fluido, spesso, si disperde in superficie per evaporazione. Soprattutto durante l’estate. L’irrigazione con ollas supera facilmente gli ostacoli elencati, agendo direttamente dove serve di più: nel sottosuolo.

Il sensore di umidità naturale

Il segreto dell’efficacia delle ollas risiede nella microporosità della terracotta. A differenza di un tubo forato, che rilascia acqua finché la valvola è aperta, l’anfora interagisce in maniera passiva, grazie alla tensione idrica del suolo. Il principio fisico è affascinante e tutt’altro che complesso. L’acqua non esce dall’anfora per gravità, ma a causa della suzione capillare. Se il terreno circostante è particolarmente secco, arriva a esercitare una pressione negativa tale da tirare l’acqua a sé attraverso i pori dell’argilla.

Possiamo esprimere questo potenziale idrico con la lettera psi (⟒) come: ⟒ totale = ⟒ matriciale + ⟒ osmotico + ⟒ gravitazionale.

Per riportare la formula nel concreto, e applicarla alle nostre ollas, consideriamo che è la componente matriciale, ovvero la capacità del suolo di trattenere acqua, a regolare il flusso tra anfora e suolo. Se il terreno è umido o se piove, la tensione si annulla e il rilascio d’acqua si ferma istantaneamente, evitando che gli apparati radicali bevano quando non ne hanno bisogno. Lo sfruttamento delle ollas è un’automazione biologica a costo zero. I micropori di un’anfora non smaltata sono in grado di regolare il flusso d’acqua senza alcuna necessità di ricorrere a centraline elettroniche.

Guida pratica: come costruire ollas a costo irrisorio

Volendo, è possibile acquistare una o più di queste anfore rivolgendosi ad aziende specializzate, che ne producono anche di design. In questo caso, però, il prezzo potrebbe essere elevato, anche considerevolmente rispetto a quello di una anfora fai da te: facilmente realizzabile a partire da materiali comodamente reperibili in pressoché ogni vivaio.

Il metodo dei due vasi

Allo scopo dicreare un serbatoio efficace, servono due comuni vasi di terracotta per irrigazione della stessa misura e, preferibilmente, compresi tra 15 e 25 cm di diametro. Il procedimento per realizzare una olla è il seguente:

  • Sigillatura. Si comincia chiudendo il foro di drenaggio di uno dei due vasi, utilizzando un tappo di sughero, o alternativamente del silicone atossico. Si può anche impiegare cemento a presa rapida.
  • Incollaggio. Qui occorre una colla forte e impermeabile o del mastice per edilizia. L’adesivo andrà applicato lungo il bordo superiore di ambedue i vasi, i quali saranno poi sigillati bocca a bocca. Resterà dunque aperto soltanto il foro di drenaggio di uno dei due.
  • Interramento. Eccoci al cuore dell’operazione. Sarà necessario scavare una buca vicino a pomodori, zucche o giovani alberi da frutto, e interrare la struttura, lasciando fuori solo l’unico foro ancora aperto, quello superiore del vaso non tappato. Tale fessura servirà per il riempimento con l’acqua.

La manutenzione delle ollas

Le ollas, in quanto anfore, sono solitamente piuttosto durevoli e resistenti nel tempo. Ciò non significa che sia possibile dimenticarsene e non curarle mai. Vi sono delle attenzioni che dovrebbero essere tenute in considerazione al fine di proteggere la longevità del sistema.

Nel corso del tempo, calcare e minerali dell’acqua possono ostruire la microporosità e ostacolare l’azione della olla. Almeno una volta all’anno, è bene dissotterrare le anfore e pulirle. È sufficiente servirsi di una soluzione preparata con acqua e aceto. Anche il ghiaccio pone un problema. Quando solidifica in cristalli, la massa dell’acqua si espande. Chi vive in zone con inverni rigidi, dovrebbe svuotare annualmente le ollas, a fine stagione, o coprirle con abbondante pacciamatura, in modo da evitare che le pareti di coccio si crepino.

I vantaggi che le ollas apportano all’orto

Nell’infografica si illustra come possa una olla irrigare il terreno circostante. I calcoli dei permacoltori stimano che utilizzare questi recipienti porti a un risparmio d’acqua nell’orto stimato tra il 50% e il 70%, rispetto all’innaffiatura classica. Poiché l’acqua è rilasciata lentamente nel sottosuolo, le piante sono incoraggiate a sviluppare radici profonde. Ne hanno infatti bisogno per avvolgere il vaso. Un apparato radicale di questo tipo le renderà più resistenti ai periodi di siccità estrema.

Inoltre, mantenendo la superficie del terreno asciutta, si riduce drasticamente la germinazione delle erbe infestanti. Non solo. Si evita anche di bagnare il fogliame, prevenendo la proliferazione di funghi fastidiosi e nocivi come oidio e peronospora, per combattere i quali si finisce spesso a inondare il suolo con prodotti chimici impattanti, come ad esempio il verderame.

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Mattia Mezzetti

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