Chiudi
Cerca nel sito:

Pelle vegana: di cosa si tratta e come viene prodotta

Un pezzo di pelle da trattare
Condividi l'articolo

Per quanto riguarda il mondo della produzione industriale sappiamo con certezza che uno dei settori più inquinanti in assoluto è rappresentato dal mondo dell’abbigliamento. Eccezion fatta per le piccole realtà locali, come ad esempio quelle si vantano di essere Made in Italy, sappiamo che le grandi aziende produttrici di abiti generano importanti quantità di emissioni di CO2 nell’atmosfera e inquinano le acque utilizzando prodotti chimici per trattare e/o colorare i capi. La pelle in modo particolare è uno dei prodotti responsabili di questi processi molto dannosi per il pianeta Terra: si pensi, ad esempio, all’impatto che ha la fase della concia.

Negli ultimi anni, anche alla luce di un’aumentata sensibilità ambientale da parte degli stessi consumatori, molte aziende hanno iniziato ad abbracciare una vera e propria rivoluzione green iniziando a produrre i loro capi (anche) con la pelle vegana. Vediamo dunque insieme di cosa si tratta e come viene prodotta, più nello specifico.

Indice

Cos’è la pelle vegana

Ecco tutto quello che c'è da sapere rispetto alla pelle vegana, un materiale con il quale si producono abiti e accessori senza fare del male agli animali.
Un portafoglio in pelle

In generale, quando si parla di pelle naturale nel mondo dell’abbigliamento (ma anche in quello, ad esso correlato, degli accessori) ci si riferisce sovente agli scarti delle mucche macellate, ma si può anche trattare in alcuni casi dalla pelle di maiali, pecore, cavalli e altri animali come i serpenti (in quest’ultimo caso spesso si parla di prodotti di alta qualità e di lusso). La pelle vegana, anche chiamata finta pelle, imita la vera pelle utilizzando materiali del tutto sintetici e/o fibre vegetali come foglie di sughero, ananas, cactus, e bucce di mela per ottenere una consistenza simile. Va comunque la pena ricordare che in realtà la maggior parte della pelle vegana è fatta di cloruro di polivinile (PVC) e poliuretano (PU), entrambi plastici derivati dal petrolio.

La pelle, in generale, può essere considerata vegana stricto sensu se non deriva da animali. Non necessariamente, per il resto, è sostenibile come si potrebbe pensare, proprio perché com’è noto la plastica non è di certo il migliore materiale per la produzione di abiti.

Come si fa le pelle vegana

A differenza della pelle animale, la pelle vegana viene prodotta utilizzando risorse di origine vegetale, che vengono combinate con sostanze sintetiche come il poliuretano attraverso complessi processi chimici. Vale la pena ricordare inoltre che alcuni specifici tipi di pelle vegana contengono una quantità elevata di materiali vegetali (naturali), mentre altri utilizzano una maggiore quantità di materiali sintetici. Le modalità di produzione dipendono dalle necessità di ogni azienda produttrice, che per policy interna e cultura aziendale può scegliere se essere più o meno rispettosa dell’ambiente.

Le differenze con la pelle naturale

I prodotti fatti in pelle vegana possono dunque potenzialmente essere la scelta giusta per tutti quegli individui che per motivi etici o ambientali hanno deciso di abbracciare uno stile di vita completamente vegano, eliminando così del tutto la carne, il pesce, le uova e il latte e i suoi derivati dalla dieta.

La pelle naturale viene sottoposta al processo della concia, che utilizza alcune sostanze (a volte vegetali, a volte chimiche come il cromo) per migliorarne la qualità e renderla per l’appunto adatta alla produzione di capi di abbigliamento oppure borse, cinture eccetera. Da qui, tra l’altro, emerge il suo odore caratteristico.

Diverso invece è il discorso per la pelle vegana, che negli ultimi anni è diventata sempre più simile alla pelle vera a livello di sensazione sulla pelle. Ad ogni modo, uno dei problemi principali di questa soluzione è che tende ad avere una vita breve: i capi prodotti in pelle vegana di norma durano solo dai due ai cinque anni.

Tuttavia, i prodotti simili alla pelle restano comunque un’opzione molto più ecologica, soprattutto per coloro che sono preoccupati per la loro impronta di carbonio. La pelle tradizionale si basa sul bestiame come il bovino, e l’allevamento industriale contribuisce alla deforestazione e ai gas serra, senza contare che per produrre un chilo di carne è necessario consumare 15.000 litri di acqua. Eliminando il bestiame come fonte di pelle, la pelle sintetica sembra, almeno in apparenza, offrire un’opzione più sostenibile e cruelty-free. Ma non è tutto oro quel che luccica.

I problemi della pelle vegana

Scopriamo insieme tutto quello che è necessario sapere sulla pelle vegana, con particolare focus sulle modalità con cui viene prodotta.
Borsa di pelle arancione

Come anticipato, trattandosi molto spesso di un materiale la cui origine è legata alla plastica, non si tratta di una soluzione realmente green al 100%, tutt’altro.

I prodotti creati con questo materiale nello specifico (come il PVC o il PU) non possono biodegradarsi altrettanto bene quanto la pelle naturale, senza contare che sono in grado di rilasciare nell’ambiente delle sostanze tossiche. Sempre meglio dunque, in generale, affidarsi a delle fibre completamente naturali.

Ch ha davvero a cuore il benessere del pianeta Terra, dunque, dovrebbe se possibile preferire capi d’abbigliamento che non includano pelle vegana (a meno che questa non sia certificata di origine vegetale) e che, al contrario, presentino nella loro composizione tessuti come canapa, caucciù, lino, juta, sughero o ancora cotone biologico.

Condividi l'articolo
Alberto Muraro

Ultime Notizie

Quanto è green la spesa pubblica?
SPESA PUBBLICA
Quanto è green la spesa pubblica?

Presentati i dati dell’Osservatorio Appalti Verdi sul monitoraggio della spesa pubblica orientati ai criteri di sostenibilità. Qualche passo in avanti e tante difficoltà, in un...

Cerca nel sito