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Reati ambientali: la Ue propone l’inasprimento delle sanzioni

Parlamento europeo
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Migliorare l’efficacia di indagini e azione penale in tema di reati ambientali è l’obiettivo con cui la Commissione giuridica del Parlamento europeo ha lavorato alla revisione della Direttiva sulla tutela penale dell’ambiente. Prevedendo anche l’inasprimento delle sanzioni e l’ingresso di nuovi reati. 

A fine marzo scorso, la Commissione giuridica (Juri) del Parlamento europeo ha approvato con voto unanime la riforma della Direttiva 99/2008 sulla tutela penale dell’ambiente, che aggiunge nuovi reati a quelli attualmente punibili all’interno dei Paesi membri. L’elenco aggiornato include il commercio illegale di legname, l’esaurimento illegale delle risorse idriche, l’inquinamento causato dalle navi, le violazioni della legislazione europea in materia di sostanze chimiche, la coltivazione di organismi geneticamente modificati, i comportamenti che causano incendi boschivi e le violazioni che contribuiscono alla pesca illegale, non dichiarata e non regolamentata. La nuova Direttiva descrive in maniera più dettagliata e attenta vecchie e nuove figure di reato, specificando gli elementi che devono essere presi in considerazione in sede di indagine, azione penale e giudizio. E se alcuni reati rientrano già nell’attuale Direttiva, altri sono invece nuovi reati tout court. Come il reato di “istigazione, favoreggiamento, nonché complicità e tentativo di commettere un reato”. Dopo il voto unanime in Commissione Juri, è stato avviato l’iter per l’approvazione finale della direttiva, che prevede il passaggio in Commissione europea, Parlamento e Consiglio d’Europa.

Reati ambientali: la proposta europea prevede l’inasprimento delle sanzioni 

Uno dei punti fermi della riforma riguarda l’inasprimento delle sanzioni. In sostanza si chiede che per reati che comportano danni seri ci siano pene reclusive significative per le persone fisiche responsabili, non più meramente simboliche, come la Commissione definisce la gran parte delle pene all’interno dei singoli Paesi per queste tipologie di crimini. Si prevedono sanzioni più stringenti rispetto al passato anche per i reati ambientali commessi dalle imprese, ovvero dalle persone giuridiche, con i deputati che propongono multe pari ad almeno il 10% del fatturato medio mondiale di un’azienda nei tre esercizi precedenti, invece della proposta originale della Commissione del 5%. Peraltro, le imprese dovrebbero essere oggetto non solo di procedimenti penali, ma anche di altre misure quali il divieto di accesso ai finanziamenti pubblici o la revoca delle licenze. In ogni caso, in linea con il principio “chi inquina paga”, le imprese che commettono reati dovrebbero adoperarsi per ripristinare l’ambiente danneggiato, risarcire le vittime e sostenere tutti i costi dei procedimenti giudiziari. I deputati hanno anche adattato i termini di prescrizione per legge per i reati penali in modo che inizino dal momento della loro scoperta piuttosto che dal momento in cui hanno avuto luogo. 

Nuova Direttiva sui reati ambientali: quali sono gli obiettivi 

La Commissione europea ha lavorato alla riscrittura della Direttiva dal 2022, avendo constatato l’incapacità della Direttiva in vigore di generare effetti concreti nella pratica. “Negli ultimi dieci anni – si legge nel prologo al documento della Commissione – il numero di casi di criminalità ambientale indagati con successo e i cui autori sono stati condannati è rimasto molto basso. Inoltre, i livelli di sanzioni imposte sono stati troppo bassi per risultare dissuasivi e la cooperazione transfrontaliera non è stata attuata in modo sistematico”. Per questo la nuova Direttiva si propone di: 

  • migliorare l’efficacia delle indagini e dell’azione penale, aggiornando l’ambito di applicazione della normativa e chiarendo le definizioni di reato ambientale; 
  • garantire sanzioni efficaci, dissuasive e proporzionate per la criminalità ambientale; 
  • promuovere le indagini e l’azione penale transfrontaliera
  • migliorare il processo decisionale informato in materia di criminalità ambientale, tramite una migliore raccolta e diffusione dei dati statistici; 
  • migliorare l’efficacia operativa delle catene nazionali di contrasto per promuovere indagini, azioni penali e sanzioni.

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