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Sand Dams (Dighe di Sabbia): perché riempire un invaso di “terra” è il modo migliore per conservare l’acqua

fiumi prosciugati in Italia
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Le Sand Dams sono dighe di sabbia innovative che immagazzinano acqua sotto la superficie, proteggendola da evaporazione e contaminazioni e garantendo disponibilità costante anche nei territori aridi. Scopriamone di più.

Nelle aree aride e semi-aride del pianeta, la conservazione dell’acqua dei fiumi aridi è una sfida cruciale. Infatti gli invasi aperti perdono rapidamente acqua per evaporazione a causa delle alte temperature e della lunga assenza di piogge, rendendo insostenibile la gestione idrica con i metodi tradizionali. In questo contesto, una soluzione innovativa e sempre più documentata è rappresentata dalle Sand Dams (Dighe di Sabbia), una forma di falda artificiale costruita con l’obiettivo di migliorare la sicurezza idrica delle comunità rurali.

Una Sand Dam è essenzialmente un muro di cemento armato costruito attraverso il letto di un fiume stagionale, cioè di quei corsi d’acqua che si riempiono d’acqua solo durante le piene dovute alle piogge intense. La tecnica, promossa dai pionieri come Excellent Development e implementata con successo in molte regioni dell’Africa orientale, sfrutta il comportamento naturale dei sedimenti fluviali. Durante gli eventi di piena, il muro rallenta e trattiene la sabbia grossolana, mentre lascia scorrere oltre la struttura il limo più fine. Con il passare di poche stagioni delle piogge, l’invaso si riempie di sabbia pulita e permeabile, trasformandosi in una sorta di serbatoio sotterraneo naturale in cui l’acqua rimane protetta dalla superficie. In questo modo si riducono drasticamente le perdite per evaporazione e si impedisce gran parte della contaminazione superficiale.

Il “trucco” delle Sand Dams sta proprio nella loro capacità di creare una batteria idrica naturale: la sabbia, pur essendo solida, è porosa e funge da enorme spugna. Quando l’acqua delle piogge riempie il letto del corso d’acqua, satura questa sabbia e la trattiene sotto la superficie, riducendo così l’evaporazione e limitando le condizioni favorevoli alla proliferazione di zanzare, alghe e altri agenti di contaminazione spesso associati agli invasi aperti.

Una volta che il deposito sabbioso è ben formato, l’acqua può essere estratta tramite un semplice pozzo scavato nella sabbia a monte del muro, rendendo disponibile un approvvigionamento costante e filtrato durante tutto l’anno. Questo approccio permette non solo di ottenere acqua più fresca e sicura rispetto a molte raccolte superficiali, ma anche di rifornire la falda locale, contribuendo in modo sostenibile alla sicurezza idrica delle comunità che vivono in condizioni climatiche difficili. Studi idrologici mostrano inoltre che queste strutture favoriscono l’interazione con le falde circostanti, aumentando il rifornimento sotterraneo e migliorando complessivamente l’equilibrio idrico locale.

Fisica dell’evaporazione: perché nascondere l’acqua

fiumi in secca

Per comprendere perché il funzionamento delle dighe di sabbia rappresenta un’alternativa così efficace all’evaporazione degli invasi tradizionali, è necessario partire da un principio fisico semplice ma cruciale: l’acqua esposta alla luce solare e al calore perde volume molto rapidamente per evaporazione, soprattutto nelle regioni calde e aride. Questo fenomeno riduce drasticamente l’efficacia degli invasi aperti, rendendo difficile garantire sicurezza idrica e disponibilità di risorsa durante i periodi di siccità.

Le Sand Dams (dighe di sabbia), come quelle promosse dalla ONG Excellent Development (oggi organizzata attraverso reti come Sand Dams Worldwide), non puntano a creare grandi bacini superficiali, ma a immagazzinare l’acqua sotto la superficie all’interno di un deposito poroso di sabbia stessa. In questo modo, l’acqua viene sottratta al contatto diretto con l’atmosfera, riducendo al minimo l’evaporazione degli invasi e preservando la risorsa idrica in una sorta di falda artificiale accessibile durante tutto l’anno. In questo ambiente, l’acqua è protetta dal sole, dal vento e dagli sbalzi termici, ma soprattutto beneficia di un processo continuo di filtrazione naturale della sabbia, che ne migliora la qualità e la stabilità nel tempo.

Excellent Development è stata tra le prime organizzazioni a documentare, promuovere e realizzare progetti di Sand Dams in contesti di siccità cronica (soprattutto Africa orientale) con l’obiettivo di offrire soluzioni di approvvigionamento sostenibile e a basso costo. Le loro tecniche si sono diffuse globalmente grazie a manuali tecnici e studi idrologici che dimostrano come la conservazione dell’acqua sotto la superficie sia più efficiente rispetto alle tecnologie di accumulo superficiale.

Il confronto termico

Il confronto tra invasi aperti e accumuli sotterranei è particolarmente evidente in contesti come quello siciliano. Le fiumare in Sicilia sono molto diffuse, corsi d’acqua a carattere torrentizio tipici dell’Italia meridionale, con alvei molto larghi e ghiaiosi, che rimangono asciutti per gran parte dell’anno e si riempiono solo durante eventi di pioggia intensa. Le fiumare funzionano in modo analogo ai fiumi stagionali africani: trasportano grandi quantità di acqua in tempi brevi, ma non la trattengono a lungo in superficie, mostrando chiaramente quanto sia inefficiente conservare l’acqua in bacini aperti in ambienti caldi e ventilati.

I dati ufficiali e le analisi sull’emergenza idrica mostrano che a causa della siccità prolungata e delle alte temperature, molti invasi superficiali in Sicilia registrano livelli idrici estremamente bassi rispetto alla capacità originaria. Ad esempio, il volume di acqua disponibile nei bacini siciliani può ridursi di decine o centinaia di milioni di metri cubi nel giro di mesi estivi a causa della combinazione di prelievi e evapotraspirazione. Con siti che in alcune stagioni riportano riduzioni di oltre il 35 % rispetto all’anno precedente. Al contrario, una falda sotterranea o un invaso sotto sabbia, come quello creato da una Sand Dam, mantiene temperature molto più stabili (generalmente prossime alla temperatura media annua del suolo) e perdite per evaporazione trascurabili. L’evaporazione è significativa solo nei primi decimetri superficiali della sabbia, mentre l’acqua immagazzinata più in profondità è di fatto protetta dal calore solare.

Questo è il motivo per cui, nelle Sand Dams, l’acqua immagazzinata nella sabbia resta fresca e disponibile più a lungo. In pratica il calore solare non raggiunge direttamente il volume idrico, riducendo drasticamente l’evaporazione rispetto a un bacino superficiale e rendendo lo stoccaggio sotterraneo uno dei sistemi più efficienti nei climi aridi e semi-aridi, come confermato dagli studi idrologici sugli invasi sotterranei.

La protezione biologica

Oltre all’aspetto termico, lo stoccaggio sotto sabbia offre un vantaggio biologico decisivo. Niente luce solare significa niente alghe eutrofizzanti, mentre l’assenza di acqua libera in superficie elimina l’habitat ideale per le larve di zanzara.

In una Sand Dam, l’acqua è costretta a muoversi lentamente attraverso i pori della sabbia. Questo riduce la carica biologica e migliora la qualità dell’acqua prima ancora dell’estrazione tramite pozzi o scavi poco profondi a monte del muro. È uno dei motivi per cui le dighe di sabbia sono considerate non solo sistemi di accumulo, ma sistemi di miglioramento attivo della risorsa idrica.

La tecnica costruttiva: il segreto è la “lentezza”

Il successo di una Sand Dam non dipende solo dalla sua posizione o dai materiali utilizzati, ma soprattutto dal tempo. La tecnica funziona perché rispetta i processi naturali di trasporto e deposito dei sedimenti, sfruttandoli per creare nel tempo un enorme sistema di filtrazione naturale della sabbia. Costruire troppo in fretta significa interferire con questi processi e compromettere l’intero funzionamento della diga di sabbia.

L’errore del muro alto

L’errore più comune nella realizzazione di una Sand Dam è costruire il muro alla sua altezza finale fin dall’inizio. In questo caso, durante le prime piene, il muro blocca non solo la sabbia grossolana, ma anche il limo fine e le particelle argillose trasportate dall’acqua.

Il risultato è la formazione di un deposito fangoso e compatto, povero di pori e quindi impermeabile. In queste condizioni l’acqua non può infiltrarsi, non si forma alcuna falda artificiale e la diga perde completamente la sua funzione. Invece di un serbatoio sotterraneo, si ottiene una barriera inutile che non immagazzina acqua.

Il principio del “Lavaggio” (Sluicing)

La tecnica corretta si basa sul principio del lavaggio naturale dei sedimenti (sluicing). Il muro della Sand Dam deve essere costruito per stadi successivi, aumentando l’altezza di circa 30–50 cm all’anno.

Durante le piene stagionali, quando il muro è ancora basso, l’acqua scorre velocemente sopra la struttura. Questa velocità permette all’acqua di trasportare via il limo leggero, che scavalca il muro e prosegue a valle, mentre la sabbia più pesante perde energia e si deposita a monte della diga. Anno dopo anno, ripetendo questo processo, il bacino si riempie selettivamente di sabbia grossolana pulita, senza accumulare materiali fini indesiderati.

Risultato finale

Dopo 3–4 anni, il risultato è un enorme “filtro a sabbia” naturale: un corpo sabbioso spesso diversi metri, altamente poroso e stabile, capace di immagazzinare grandi volumi d’acqua. In questa struttura l’acqua viene trattenuta sotto la superficie, protetta dall’evaporazione e migliorata nella qualità grazie alla filtrazione naturale della sabbia, esattamente come avviene nelle falde acquifere naturali, ma in modo controllato e accessibile.

Come estrarre l’acqua (senza elettricità)

Uno dei punti di forza delle Sand Dams è che l’acqua accumulata può essere estratta senza pompe elettriche, sfruttando soluzioni semplici, robuste e adattabili a contesti rurali o isolati. Poiché l’acqua è immagazzinata in una massa sabbiosa satura, l’estrazione avviene intercettando il flusso sotterraneo o l’umidità trattenuta nei pori della sabbia, senza bisogno di infrastrutture complesse.

Il pozzo di infiltrazione

La tecnica più comune consiste nello scavare un pozzo di infiltrazione a monte della diga, direttamente nel deposito sabbioso creato dalla Sand Dam. Lo scavo intercetta l’acqua contenuta nei vuoti tra i granuli di sabbia, che confluisce naturalmente nel punto di prelievo.

Dal punto di vista costruttivo, si utilizzano spesso tubi fessurati (in PVC o cemento), posizionati verticalmente o orizzontalmente nello scavo e rivestiti con geotessuto. Il geotessuto ha la funzione di impedire l’ingresso di sabbia fine nel tubo, mantenendo il pozzo stabile e funzionale nel tempo. L’acqua entra attraverso le fessure, già parzialmente filtrata dal corpo sabbioso, e può essere prelevata manualmente con secchi o pompe a mano.

La risalita capillare

Oltre all’estrazione diretta, l’acqua immagazzinata nella sabbia svolge un ruolo fondamentale anche attraverso la risalita capillare. La sabbia satura trattiene l’umidità e la rilascia lentamente verso l’alto e lateralmente, mantenendo il suolo delle sponde umido anche durante la stagione secca.

Questo fenomeno permette alle radici degli alberi e della vegetazione ripariale di accedere all’acqua senza irrigazione artificiale, creando un vero effetto oasi lineare lungo il corso del fiume stagionale. Nel tempo, la presenza di vegetazione stabile contribuisce a consolidare le sponde, migliorare il microclima locale e ridurre ulteriormente l’erosione, rafforzando l’efficacia complessiva della Sand Dam come infrastruttura idrica e ambientale.

Infografica Tecnica: La sezione stratificata, una sand dam matura

Le Sand Dams mostrano quindi come un approccio graduale e rispettoso dei processi naturali possa generare benefici duraturi per le comunità, migliorando l’accesso all’acqua e la resilienza del territorio in modo semplice ed efficace.

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Rosaria De Benedictis

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