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Tevere, in azione le barriere per raccogliere plastiche e rifiuti d’ogni tipo

Tevere
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La Regione Lazio sperimenta un sistema di barriere idrauliche per intercettare i rifiuti che finiscono nei fiumi Tevere e Aniene per salvaguardarne la salubrità, evitando che si disperdano in mare con guai peggiori. 

Per difendersi dall’inquinamento da plastiche e rifiuti d’ogni genere che ogni giorno ammorbano il fiume Tevere, la Regione Lazio si è affidata alle barriere idrauliche, ovvero a delle reti particolari di acciaio che servono da filtro per evitare che finiscano rovinosamente in mare. Nei giorni scorsi, è stata posata la terza barriera alla foce del Tevere, in prossimità di Capo Due Remi lato Ostia. La seconda barriera era stata già posizionata sulla riva destra mentre la prima era stata posta sull’altro grande fiume che attraversa e bagna Roma, l’Aniene

Un’iniziativa per mettere in sicurezza due dei 40 bacini idrografici più problematici e a forte rischio inquinamento della regione, salvaguardando un patrimonio di biodiversità prezioso, costretto, com’è da decenni, a convivere con l’impatto antropico di una delle aree più popolate d’Italia, che solo nella capitale ospita circa 3 milioni di residenti. Secondo gli ultimi dati sul monitoraggio dei corpi idrici fluviali regionali curato dai tecnici di Arpa Lazio, una buona parte delle stazioni di rilevamento ha indicato un livello scarso o cattivo della qualità delle acque, soprattutto per il bacino del “Tevere Basso Corso” (tra le province di Roma e Rieti), dei 13 punti di rilevamento ben 2 sono classificati con la dicitura “cattivo”, 4 con “scarso” e 2 “sufficiente”, mentre solo tre punti sono considerati in buono stato.

Un’idea tanto vecchia quanto innovativa

Quella di acchiappare i rifiuti che galleggiano nei fiumi è una pratica antica ma che in queto caso ha assunto tratti particolarmente innovativi. Quello applicato nei due fiumi laziali è il Pelikan System, una tecnologia integrata per la raccolta dei rifiuti galleggianti e il monitoraggio della qualità delle acque, quindi non solo barriera fisica ma anche controllo simultaneo della qualità delle acque. 

Un sistema integrato, quindi, che intercetta i rifiuti fluviali prima che raggiungano il mare, inquinandolo, e, al tempo stesso, un sistema che grazie a una flotta di imbarcazioni intelligenti dotate di droni, ROV e sonde parametriche, consente di capire in tempo reale lo stato di salute delle acque. Fra i rifiuti raccolti attraverso questo sistema, spiegano dalla Regione, figurano plastiche di ogni genere, rifiuti ingombranti, scaldabagni, cerchi con gomme, bombole gas, legna, frigoriferi, materassi. Tutti materiali che oltre ad essere inquinanti mettono anche a rischio la sicurezza idraulica del fiume.

Le barriere

Le barriere sono lunghe circa 40 metri e sono costruite in acciaio zincato, un materiale all’altezza del compito, dovendo lavorare in acqua. Sono installate in una posizione strategica del fiume, ovvero dove il Tevere forma una lieve ansa. In questo tratto, i rifiuti galleggianti tendono ad accumularsi naturalmente verso la parte esterna della curva: proprio lì sono state collocate le barriere, per massimizzare la raccolta senza ostacolare la navigazione.

Le barriere, quindi, intercettano i rifiuti nella parte superficiale della colonna d’acqua, convogliandoli verso un punto di raccolta dotato di una grata profonda fino a un metro, che consente la raccolta anche dei materiali semi-sommersi. In particolare, il tratto interessato presenta una portata media di circa 240 m³/s, rendendo l’intervento particolarmente strategico per fermare i rifiuti prima che il Tevere sfoci nel mare. 

Aspetto particolarmente importante è dato dal fatto che le barriere sono dotate di un sistema di sicurezza automatico: in caso di piene eccezionali, quando la corrente supera 1,5 m/s, si posizionano automaticamente in modalità neutra, evitando qualsiasi interferenza con il flusso del fiume e garantendo nessun impatto sul comportamento idraulico.

Insieme alle barriere lavoreranno i battelli Pelikan, della storica azienda marchigiana Garbage Group, che da tempo prova a dare risposte concrete sul fenomeno del marine littering, cioè della dispersione nei fiumi e nei mari della plastiche e di altri rifiuti persistenti. Anche sul Tevere i battelli saranno operativi per raccogliere materiali galleggianti, rifiuti semisommersi, sostanze grasse e oleose, con particolare attenzione a tutti i tipi di plastica.

I dati in mano alla Regione Lazio

Come ha spiegato lo stesso assessore regionale Fabrizio Ghera. “Nel primo anno di attività, lungo i fiumi Aniene e Tevere sono stati rimossi circa 120.000 chili di rifiuti, pari a 600 Big Bags tra plastica, legno, ingombranti e rifiuti urbani. Un ruolo importante l’ha svolto anche l’imbarcazione Pelikan che ha raccolto in media 30 kg di rifiuti galleggianti di ogni tipo, svolgendo anche un importante lavoro di presidio e deterrenza lungo il fiume. Questo sistema innovativo adottato dalla Regione Lazio sul Tevere e sull’Aniene consente inoltre di incidere positivamente durante le piene, riuscendo a raccogliere grandi quantità di materiale galleggiante, la cui rimozione è fondamentale per garantire il corretto flusso dei fiumi, specie durante fenomeni alluvionali estremi”. 

La lotta al littering tra le priorità dell’UE

Da ricordare che le plastiche compongono oltre 80% del litterpresente in mare, le dimensioni variano notevolmente da nano particelle fino a mega plastiche. Secondo la Commissione UE, la plastica, tra cui sacchetti, bottiglie e attrezzature da pesca scartate, costituisce la parte più grande, dannosa e persistente di questo tipo di rifiuti. Si stima che ogni anno ne penetri negli ambienti acquatici una quantità compresa tra i 19 e i 23 milioni di tonnellate; secondo le previsioni, questo volume aumenterà fino a raggiungere le 54 milioni di tonnellate entro il 2030, a meno che non si prendano provvedimenti urgenti. 

Per provare a correre ai ripari, la strategia dell’UE sulla biodiversità per il 2030, che costituisce una parte fondamentale del Green Deal europeo, fissa l’obiettivo di ripristinare la salute degli oceani, prefiggendosi di proteggere il 30% dei mari dell’UE entro il 2030, di cui il 10% in modo rigoroso.

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