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Un database del fosforo come contributo concreto per la transizione ecologica

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La Piattaforma nazionale del fosforo gestita da Enea ha inaugurato nei giorni scorso un nuovo strumento per sostenerne il riciclo, facilitando l’incontro tra domanda e offerta, ovvero tra produttori e utilizzatori di fosforo recuperato

Dar vita a un Database del fosforo è l’ultima iniziativa promossa dalla Piattaforma nazionale del fosforo, gestita da ENEA in collaborazione con il ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (MASE). Piattaforma che “raccoglie informazioni su impianti di trattamento, utilizzatori e produttori di scarti e rifiuti per facilitare l’incontro tra domanda e offerta di un minerale talmente prezioso e scarso, non rinnovabile”, molto usato sia dall’industria chimica (soprattutto per produrre fertilizzanti agricoli), che alimentare, farmaceutico, della detergenza e nella produzione di materiali plastici. Da ultimo il fosforo è considerato elemento strategico anche nell’ambito dell’accumulo energetico, in particolare grazie allo sviluppo delle batterie di nuova generazione (litio‑ferro‑fosfato e litio‑manganese‑ferro‑fosfato), considerate una valida alternativa alle tradizionali batterie agli ioni di litio per via della loro maggiore sicurezza e stabilità termica. 

Il fosforo come materia prima critica e non circolare

Da qui l’esigenza italiana di dar vita un luogo d’incontro tra gli stakeholder attivi sul ciclo del fosforo, in particolare sulla conservazione e il recupero, con la partecipazione di centri di ricerca, istituzioni pubbliche e private, aziende e associazioni per la difesa dell’ambiente.

Nel 2019, infatti, il MASE aveva promosso la Piattaforma come primo passo verso una gestione maggiormente consapevole, individuando nell’ENEA (in collaborazione con la Direzione Generale Economia Circolare e Bonifiche del MASE), il naturale gestore, anche allo scopo di svolgere attività di coordinamento con le politiche europee. 

L’idea sia della Piattaforma che del Database nascono, insomma,dall’esigenza di dare un contributo concreto alla decarbonizzazione attraverso l’integrazione dei vati attori della filiera al fine di ottimizzare i processi di trattamento e recupero, promuovendo il recupero e la valorizzazione del fosforo in un’ottica di economia circolare. L’obiettivo è creare un circolo virtuoso che supporti una gestione responsabile e innovativa delle risorse disponibili, spiegano i promotori dell’iniziativa.

Le politiche dell’UE

A causa dell’elevata dipendenza dall’import da Paesi extraUE, l’Unione europea considera il fosforo una materia prima critica con una propensione al riciclo ancora tutta da costruire. L’UE, infatti, importa oltre il 90% del fosforo minerale utilizzato per sostenere la produzione agricola ed industriale. 

Come risposta alla necessità di approvvigionamento del fosforo, la Commissione Europea ha inserito nel 2014 la fosforite nella lista delle materie prime essenziali (Critical Raw Materials, Commissione Europea, 2014). Le valutazioni più volte aggiornate, fino al 2020, hanno sostanzialmente confermato il fosforo e la fosforite nell’elenco delle materie prime critiche (Commissione Europea, 2020). 

Secondo la Commissione UE, approssimativamente il 15% dell’input di fosforo a livello europeo è disperso nei rifiuti solidi, nei fanghi di depurazione e nelle loro ceneri. A questa quantità va aggiunta la frazione di fosforo (anche del 50%) contenuta nei fertilizzanti che non viene assimilata dalle piante e accumula nel terreno, o viene rilasciato nei corpi idrici superficiali contribuendo ai fenomeni di eutrofizzazione.

L’analisi dell’ultimo Rapporto della Piattaforma

Secondo l’ultimo Rapporto della Piattaforma consultabile on line, “Le migliori tecnologie e buone pratiche per la gestione circolare del fosforo” (aggiornamento 2025), i liquami zootecnici rappresentano una frazione importante del flusso di fosforo; questi sono sostanzialmente distribuiti sul terreno, ad esclusione di casi isolati di allevamenti particolarmente intensivi e di località dove non c’è disponibilità sufficiente di terreno per lo spandimento (Van Dijk et al., 2016). La frazione più consistente dei fanghi di depurazione viene distribuita sui terreni contribuendo al ricircolo di una parte del fosforo. Riguardo l’utilizzo dei fanghi di depurazione in agricoltura, occorre sottolineare che la normativa europea è in evoluzione, per cui tale pratica potrebbe subire delle significative modifiche nel prossimo futuro (Commissione Europea, 2022).

Il recupero del fosforo dai reflui zootecnici – spiega il Rapporto –, dalla frazione organica del rifiuto solido urbano (FORSU) e da quelli prodotti dalla filiera alimentare mostra un potenziale significativo. In particolare, i processi e le tecnologie per il recupero di fosforo dai reflui agroalimentari hanno raggiunto la piena scala (anche in Italia), mentre i processi applicati su altre matrici, come ad esempio urine e letami, sono ad oggi sviluppati solo in scala dimostrativa e/o pilota e non hanno raggiunto una scala industriale. 

Le dichiarazioni ufficiali 

Durante la presentazione ufficiale della Piattaforma, avvenuto lo scorso 12 marzo, ENEA ha presentato gli esiti di un questionario rivolto a tutti i membri della Piattaforma Nazionale del Fosforo con l’obiettivo di identificare ostacoli e opportunità del mercato del fosforo secondario. I risultati hanno dimostrato come l’Italia abbia una “concreta opportunità di ridurre tale dipendenza attraverso strategie circolari e il recupero interno, nonostante l’attuale mercato italiano del fosforo resti ancora fragile e dipendente dall’approvvigionamento esterno”.

“La Piattaforma Nazionale del Fosforo si conferma un punto di riferimento per la condivisione di conoscenze, buone pratiche e soluzioni tecnologiche a supporto delle politiche di economia circolare”, ha spiegato la referente scientifica della Piattaforma, Roberta De Carolis, ricercatrice del Dipartimento Sostenibilità dell’ENEA. “Il Database Nazionale del Fosforo – ha aggiunto – è uno strumento importante per una gestione più efficiente, trasparente e circolare, consentendo di individuare con maggiore precisione fabbisogni, flussi e potenzialità di recupero, grazie all’integrazione di dati su utilizzatori, produttori di scarti e impianti di trattamento”.

Secondo Daniela Claps, responsabile del Supporto Tecnico Strategico del Dipartimento Sostenibilità di Enea, “Il nostro Paese presenta un tasso di riciclo a fine vita del fosforo molto basso, una criticità rilevante per una risorsa inserita tra le materie prime critiche dell’Unione Europea”, per tale ragione “la Piattaforma mira a chiudere il ciclo del fosforo, con l’obiettivo a lungo termine di limitare la dipendenza del nostro Paese dalla sua importazione, in linea con le priorità europee sulle materie prime critiche e con i principi dell’economia circolare”.

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