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Una soluzione per il riciclo idrico facile come un Lego

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BluElephant è un impianto di trattamento dell’acqua in piccola scala e a basso costo, che funziona a energia solare e batteri e consente il riutilizzo delle acque reflue domestiche. Una soluzione tecnologica flessibile, che ben si adatta ad essere utilizzata nelle aree dove l’acqua scarseggia.

Un piccolo elefante blu può fare grandi cose. E risolvere problemi in diverse aree del mondo, come in Palestina e in Ucraina, dove verrà presto installato. BluElephant è un impianto di trattamento dell’acqua, a piccola scala e a basso costo, che funziona a energia solare e batteri, e consente il riutilizzo delle acque reflue per l’irrigazione o il riapprovvigionamento delle falde acquifere. Con una fase ulteriore di purificazione, l’acqua può anche diventare potabile. BluElephant è figlio di una interessante partnership pubblico-privata, che vede impegnate diverse compagnie olandesi, in particolare l’azienda Jotem, che ha sviluppato l’idea di questo piccolo “gigante del riciclo” idrico, la Rob van Opdorp Product Designs e l’utility Vechtstromen Water Board, che ne sta testando gli impianti pilota. Ma non solo. La Jotem Water Treatment è anche parte del network Water Alliance, altra partnership di aziende pubbliche e private, agenzie governative e istituti di ricerca che si occupano di tecnologie dell’acqua nei Paesi Bassi, coprendo l’intera filiera di innovazione e applicazione relativa al settore idrico.

BluElephant consente di riutilizzare l’acqua di scarico domestica

Nell’ultimo numero della sua rivista trimestrale Waterproof, la Water Alliance racconta che l’obiettivo con cui è nato BluElephant è quello di aiutare milioni di persone in tutto il mondo a riutilizzare a ciclo continuo l’acqua di scarico domestica. Questo impianto di trattamento compatto, dal diametro di soli due metri, può depurare in loco fino a 5,5 metri cubi di acque reflue al giorno, grazie a milioni di batteri contenuti al suo interno e un trattamento a fanghi attivi seguito da una filtrazione a membrana. Gli agenti patogeni vengono rimossi utilizzando la tecnologia a UV di Van Remmen, altra azienda membro della Water Alliance. L’acqua può quindi essere utilizzata per i servizi igienici o per l’irrigazione, mentre i fanghi residui possono servire come compost e i componenti azotati vengono convertiti in azoto gassoso, innocuo. Questa invenzione deriva da Power up your poop, un’unità di depurazione mobile che Jotem ha sviluppato per il Ministero della Difesa diversi anni fa. Già adoperato dall’esercito dei Paesi Bassi, BluElephant si presta a essere usato in molte altre situazioni: dai porti turistici alle isole, dai campeggi ai Paesi in via di sviluppo nelle aree in cui l’acqua scarseggia. “BluElephant può aiutare milioni di persone in tutto il mondo a riutilizzare costantemente l’acqua di scarico domestica – spiega sulle pagine di Waterproof il direttore generale di Jotem Water Treatment, Rob Borgerink – Potrebbero utilizzare l’impianto, quotidianamente, dalle 50 alle 150 persone, a seconda del loro consumo d’acqua. Si tratta di un semplice sistema di purificazione dell’acqua che combina diverse tecniche. È facile da usare: basta collegarlo per accenderlo”.

BluElephant è una soluzione tecnologica flessibile e modulare, facile come un Lego

Attualmente alcuni prototipi di BluElephant sono in uso presso il Ministero della Difesa e l’Università di Scienze applicate di Saxion, con cui Jotem ha collaborato, e altri sono in fase di test presso gli impianti di trattamento delle acque del Vechtstromen Water Board. Grazie all’utility, che si impegna a fornire acqua pulita nelle aree in via di sviluppo insieme ad altri enti idrici, entro la fine dell’anno tre BluElephant verranno installati in territorio palestinese. “Saranno collocati – dice Borgerink – vicino a un ospedale, a una clinica e a un bacino idrico sotterraneo”. Mentre Eric Lievers, membro del consiglio di amministrazione del Vechtstromen Water Board, pensa al contributo che potrebbe essere dato all’emergenza ucraina. “Il presidente ucraino Zelensky ha chiesto ai Governi di aiutare a ricostruire il suo Paese. Questo include le infrastrutture idriche. Il BluElephant potrebbe essere un’ottima soluzione provvisoria”. Ma Lievers vede un aumento delle sfide anche in patria, nei Paesi Bassi: l’unità di trattamento, mobile e di alta qualità, si adatta bene ai compiti principali del Vechtstromen. “Di recente – racconta – siamo stati contattati da un agricoltore che vuole creare un sito per camper, ma che vive troppo lontano per avere una linea fognaria. Gli impianti di trattamento tradizionali sono costruiti per durare circa cinquant’anni, mentre in realtà possiamo guardare solo a cinque o sei anni in avanti. Con le unità mobili possiamo essere più flessibili, muoverci al passo con i tempi e rispondere più rapidamente a un ambiente in continua evoluzione. Ciò potrebbe includere la creazione di una nuova area residenziale autosufficiente o aiutare le aziende di acque reflue che vogliono espandere la loro produzione”. E per cominciare a presentare la tecnologia ai giovani e lavorare alla sensibilizzazione dell’opinione pubblica rispetto alla scarsità d’acqua, Lievers pensa ai festival, che stanno affrontando sempre più spesso il tema della sostenibilità. Per Rob Borgerink però non è ancora il momento per la produzione in serie delle unità. “Per noi – dichiara – non è una questione di soldi. Può sembrare idealistico, ma vogliamo prima sviluppare un buon impianto di trattamento, ancora più compatto e robusto”. L’idea è che il BluElephant possa essere distribuito in modo modulare, con componenti individuali, facili da realizzare con uno stampo, che possano essere assemblati come blocchi Lego.

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