Pixel di Adform

Chiudi
Cerca nel sito:

Un’alleanza di città sul mare per dire basta alla plastica monouso

plastica monouso
Condividi l'articolo

Muove i primi passi la rete di associazione e di Comuni costieri nata per promuovere comportamenti virtuosi tra cittadini e istituzioni per mettere al bando gli imballaggi in plastica monouso, a favore di materiali naturale e meno invasivi. Nel tentativo di convincere anche i produttori a seguire la stessa strada

Un’“Alleanza delle Città e dei Paesi di Mare italiani” per dare battaglia alla dispersione delle plastiche in mare e in ambiente. Un’idea nata a Rimini lo scorso 3 novembre, durante l’iniziativa Fuorisalone 2025 – programma di eventi che ogni anno il movimento ecologista organizza a ridosso di Ecomondo, la fiera di riferimento italiana sulla sostenibilità – nell’ambito del progetto “Naturalità dell’ambiente per la salute umana, e non solo”. Tra i promotori Zero Waste Europe, Isde (Medici per l’Ambiente), APS Basta plastica in mare network e Marevivo, mentre i primi Comuni a sottoscrivere l’Alleanza e a mettersi in gioco sono Rimini e Vasto. 

Gli obiettivi dell’Alleanza

L’obiettivo concreto è promuove azioni contro l’abuso della plastica monouso e alzare il livello dell’informazione e della partecipazione per contrastare l’impatto ambientale del littering in mare, considerato dalla comunità scientifica e da tutti gli organismi internazionali, Onu compreso una vera calamità per gli ecosistemi acquatici, soprattutto marini. 

A meno di 4 anni dal limite temporale per il raggiungimento dagli obiettivi dell’Agenda 2030, il cui obiettivo 14 recita “Conservare e utilizzare in modo durevole gli oceani, i mari e le risorse marine per uno sviluppo sostenibile”, la missione del progetto è dare un’accelerazione tangibile a questo processo e informare direttamente i cittadini per rendere le loro scelte più consapevoli. 

Il compito precipuo che si intesta l’Alleanza è di contrastare i modelli incentrati sul ricorso eccessivo alle confezioni monouso e alle conseguenze che ne derivano in termini di dispersione delle varie combinazione di plastiche, per terra e per mare, i cui danni sono incalcolabili, possibilmente diffondendo consapevolezza principalmente sui problemi causati dall’overpackaging, anticipando pratiche e strategie intese a riduzione e riuso, previste anche dal Regolamento Europeo sugli Imballaggi 2025/40 (noto come PPWR, dall’acronimo inglese Packaging and Packaging Waste Regulation) recentemente pubblicato. 

Rendere i cittadini più consapevoli delle proprie scelte

Per provare a sbloccare l’immobilismo generale delle istituzioni, si legge nel documento programmatico, “si ritiene necessario e doveroso agire prima di tutto sui consumatori con un’informazione corretta. Il marketing siamo noi. Noi consumatori che scegliamo, acquistiamo e consumiamo, poi gettiamo. Dobbiamo essere consapevoli che non è sufficiente neppure la raccolta differenziata né la filiera del riciclo: i materiali già utilizzati si riescono a valorizzare solo in parte mentre non si contrasta l’aumento dell’uso di polimeri vergini”.

Secondo Franco Borgogno, tra i primi firmatari e presidente onorario di APS Basta Plastica in Mare Network, il merito del progetto sta soprattutto nel mettere al centro “la consapevolezza che l’inquinamento da plastica non è un tema relativo all’estetica delle nostre spiagge, ma una questione strettamente connessa alla qualità della nostra vita. Dai danni che provochiamo all’ambiente derivano conseguenze per la salute, per l’economia, per la sicurezza, per la nostra cultura… Perché ogni aspetto della nostra vita ha a che fare con l’ambiente e in particolare con il mare”.

Gli fa eco Enzo Favoino, responsabile scientifico del progetto, che sottolinea “quanto sia cruciale agire dal basso, diffondendo pratiche e comportamenti a livello locale, capaci di anticipare, e poi accompagnare e consolidare, quel cambiamento che le politiche promuovono e regolamentano”. 

La scelta di rivolgersi in modo particolare ai Comuni costieri è naturale, essendo in prima linea su questo fronte, testimoni ineluttabili di un mare che ogni giorno restituisce sulle coste quantità indefinite di sacchetti, buste, bottiglie, bicchieri, reti, cassette e microplastiche invisibili. “Quali sentinelle dell’ecosistema più danneggiato da tale inquinamento – spiegano i promotori – sono chiamati a subirne i costi e il degrado alla bellezza dei luoghi, mantenendo accesa la spia dell’emergenza e facendosi promotori di azioni di contrasto, spesso insieme ai volontari del civismo attivo”.

Il decalogo

Tra le azioni pratiche previste dal progetto, c’è la realizzazione di un decalogo per promuovere buone pratiche e comportamenti corretti, che sarà tradotto anche in inglese ed esposto in spazi naturali e balneari e promosso gratuitamente, attraverso una sorta di pubblicità progresso, dai media e social media.

Il decalogo prevede un elenco di tipologie di prodotti in commercio (al dettaglio o all’ingrosso) – solo per fare qualche esempio, bottiglie e contenitori per il trasporto di cibo in plastica, stoviglie e posate, flaconi di shampoo e detergenti, pannolini, cassette in polistirolo per il pescato, e così via – che risultano essere fra le più emblematiche e impattanti sulla salute degli ecosistemi, con conseguenze sulla salute umana per le quali il decalogo propone il non utilizzo. Allo stesso tempo il decalogo si prenderà cura di proporre ai consumatori l’acquisto di alternative sostenibili, nella speranza di poter agire attraverso questa leva nello spingere i produttori verso opzioni sostenibili.

Gli effetti della dispersione delle plastiche sulla salute umana

Oltre a proteggere il mare e la costa, l’iniziativa sottolinea anche gli effetti nefasti che la dispersione delle plastiche in ambiente causa alla salute umana. Per Alberto Granata, medico dell’ISDE, per colpa dell’inquinamento da plastiche “sono stati rilevati importanti effetti patologici per l’uomo dovuti alle micro e nanoplastiche. Tali particelle, rispettivamente di dimensioni inferiori a 5 millimetri e 0,1 micrometri, derivano o dalla lavorazione dei prodotti o dalla degradazione delle macroplastiche. Facilmente assimilate dagli organismi viventi per ingestione, inalazione e anche attraverso la cute, raggiungono tutti gli organi e i tessuti. I potenziali danni, in continua fase di studio, appaiono rilevanti”.

Provando a volgere lo sguardo in un orizzonte di medio e lungo termine, il progetto, oltre a raggiungere il numero più alto possibile di Comuni marinari, ambisce a coinvolgere, gradualmente, anche i Comuni dell’entroterra, poiché gran parte dei rifiuti plastici rinvenuti in mare vengono generati nelle aree interne e trasportati dai fiumi e dal vento. 

microplastiche

TI È PIACIUTO QUESTO ARTICOLO?
Iscriviti alla nostra newsletter per ricevere aggiornamenti sulle novità e sulle storie di rigenerazione territoriale:

Ultime Notizie

Cerca nel sito