Le norme sulla circolarità del settore automotive introducono misure per migliorare la progettazione dei veicoli, fissano obiettivi per l’utilizzo di materiali riciclati nei nuovi veicoli, rafforzano la responsabilità dei produttori nella raccolta e nel trattamento dei veicoli fuori uso e rafforzano i requisiti per l’esportazione dei veicoli usati.
Manca l’approvazione formale del Consiglio, poi il regolamento sulla circolarità dei veicoli e sulla gestione di quelli fuori uso entrerà in vigore, per essere applicato due anni dopo. Ventiquattro mesi di transizione per dare tempo alla filiera di riorganizzarsi, a cittadini e imprese di adeguarsi alle regole. E un anno dopo ancora, scatterà per i costruttori la responsabilità estesa del produttore. La nuova normativa sul settore automotive, approvata in via definitiva dal Parlamento europeo il 18 giugno, riguarda infatti l’intero ciclo di vita dei veicoli, dalla progettazione al trattamento a fine vita. Impone che i nuovi veicoli siano progettati per facilitare il riciclo e che contengano quote minime di plastica riciclata.
“Stiamo compiendo passi importanti per sostenere la transizione del settore automobilistico verso un’economia circolare. Rafforziamo la sicurezza delle risorse, proteggiamo l’ambiente e promuoviamo la sostenibilità”, hanno dichiarato i correlatori del provvedimento Jens Gieseke (PPE, Germania, della commissione per l’ambiente) e Paulius Saudargas (PPE, Lituania, della commissione per il mercato interno) in occasione del voto, incassato con ampio favore (437 favorevoli, 112 contrari, 20 astensioni) e frutto di un lavoro di trattativa che risale a luglio 2023, quando la Commissione europea presentò la sua proposta di legge sui requisiti di circolarità per la progettazione dei veicoli e sul miglioramento della gestione dei veicoli fuori uso.
Progettazione circolare e utilizzo di materiali riciclati
Secondo le nuove norme, tutti i veicoli nuovi dovranno essere progettati in modo da consentire la facile rimozione del maggior numero possibile di parti e componenti. La plastica utilizzata in ciascun nuovo tipo di veicolo dovrà contenere almeno il 15% di plastica riciclata entro sei anni e il 25% entro dieci anni. Almeno il 20% di questa plastica riciclata dovrà provenire da materiali recuperati da veicoli fuori uso (End-of-Life Vehicles, ELV) o da parti usate (il cosiddetto «circuito chiuso»). Sulla base di studi di fattibilità, la Commissione potrà introdurre in futuro obiettivi per altri materiali, quali l’acciaio riciclato, l’alluminio, il magnesio e le materie prime critiche.
Trasferimento di proprietà dei veicoli usati nell’UE
In caso di vendita di un veicolo usato, le imprese (e non i privati cittadini) dovranno dimostrare che il veicolo non è fuori uso (ELV) o presentare un certificato di revisione valido. Per evitare oneri inutili per i cittadini, nelle transazioni tra privati sarà richiesto uno solo di questi due documenti se il veicolo è stato dichiarato perdita economica totale o se la vendita avviene esclusivamente tramite una piattaforma online.
Misure più rigorose per la gestione dei veicoli fuori uso
Tre anni dopo l’entrata in vigore delle nuove norme, sarà introdotto il regime di responsabilità estesa dei produttori, che dovranno coprire i costi della raccolta e del trattamento dei veicoli fuori uso in qualsiasi parte dell’Unione europea.
Rafforzamento delle norme sull’esportazione dei veicoli usati
Per affrontare il problema dei “veicoli scomparsi” e prevenire trattamenti e smantellamenti illegali, la legge vieta l’esportazione di veicoli dichiarati non idonei alla circolazione. Questa misura si applicherà cinque anni dopo l’entrata in vigore del regolamento.
Un settore ad alto consumo di risorse
Nel briefing predisposto per gli europedutati, si sottolinea come il settore automobilistico dell’Unione sia ad alto consumo di risorse. “La sua catena del valore impiega materiali derivati da oltre 60 materie prime, comprese le materie prime critiche. Il settore copre circa il 50% del consumo complessivo dell’UE di alcune materie prime critiche. Rappresenta inoltre il 19 % del consumo totale di acciaio nell’UE, circa il 10 % del consumo totale di plastica e il 42 % della domanda di alluminio per tutti i mezzi di trasporto. Inoltre, il settore rappresenta il 65 % della produzione di articoli in gomma di uso generale (per pneumatici, spazzole tergicristallo o guarnizioni)”.
Mentre nel testo adottato, il ragionamento è il seguente: “L’impronta ambientale della fabbricazione di nuovi veicoli potrebbe aumentare a causa dell’attuale elettrificazione del parco veicoli, dell’attuale crescita delle dimensioni e del peso dei veicoli nonché di un uso più diffuso e della complessità dell’elettronica nei modelli futuri, che richiedono entrambi una quantità considerevole di materie prime critiche e strategiche e di metalli preziosi, come il rame e le terre rare. Il risultato di tali cambiamenti è che la fase di produzione dei veicoli potrebbe avere un’impronta ambientale maggiore rispetto alla fase di utilizzo e che l’industria europea potrebbe diventare sempre più dipendente dalle importazioni di materie prime critiche e vulnerabile alle interruzioni dell’approvvigionamento, a scapito della sua competitività”.
E ancora: “Le attuali norme del diritto dell’Unione relative alla gestione dei rifiuti comportano un recupero non ottimale delle risorse dai veicoli fuori uso, tanto che vi è un ampio margine per aumentare la quantità e la qualità di parti, componenti e materiali da destinare alla riparazione, al riutilizzo, alla ri-fabbricazione, al ricondizionamento, all’ammodernamento e al riciclaggio a partire dai veicoli durante la fase di utilizzo e dai veicoli fuori uso.
In linea con il Green Deal e il Piano d’azione per l’economia circolare
Il nuovo regolamento risponde agli obiettivi del Green Deal, lanciato dalla presidente von der Leyen nel 2019, e con quelli del Piano d’azione per l’economia circolare, adottato a marzo 2020.
Il Green Deal definisce un piano per trasformare l’economia, l’energia, i trasporti e le industrie europee in vista di un futuro più sostenibile, stabilendo di ridurre le emissioni di almeno il 50% entro il 2030, per arrivare poi al 55%, rendendo giuridicamente vincolante l’obiettivo della neutralità carbonica entro il 2050 attraverso la legge europea sul clima.
Il Piano d’azione per l’economia circolare, elemento costitutivo dell’agenda del Green Deal, comprende iniziative che riguardano l’intero ciclo di vita dei prodotti.
Mentre il Circular Economy Act, la nuova legge quadro sull’economia circolare, attesa per il 2026, mira a istituire un mercato unico per le materie prime seconde, ad aumentare l’offerta di materiali riciclati di alta qualità e a stimolare la domanda di tali materiali all’interno dell’UE. Attualmente il tasso di circolarità dell’Europa è di circa il 12 %, ma l’obiettivo è raddoppiarlo al 24 % entro il 2030.
Per il comparto dell’auto, un contesto complesso
Il provvedimento arriva in un momento in cui l’industria automobilistica si trova a gestire criticità complesse e simultanee: transizione ecologica, caro energia, deficit di manodopera e insicurezza legata nell’approvvigionamento estero di materie prime strategiche. A cui vanno sommate la questione del numero di veicoli che circolano sulle strade europee e quella del loro invecchiamento. “Nell’Ue circolano 286 milioni di veicoli a motore e ogni anno circa 6,5 milioni di veicoli diventano rifiuti. Se gestiti in modo improprio, questi veicoli possono causare danni ambientali e l’economia può perdere milioni di tonnellate di materiali”, si legge nel documento di briefing dell’Europarlamento.
“Il settore automobilistico dell’UE rappresenta 2,4 milioni di posti di lavoro diretti (circa 13 milioni di posti di lavoro in totale). Nel 2023, nell’UE sono stati prodotti 14,8 milioni di veicoli a motore, mentre ne sono stati immatricolati 12,4 milioni. Le autovetture e i furgoni hanno, in media, 12 anni, i camion 14,2 anni e gli autobus 12,7 anni. La durata media di vita di un veicolo varia tra i 14 e i 20 anni”. Numeri che lasciano intendere l’importanza della partita sulla sostenibilità e la produttività del settore.





