Dati e analisi di tre studi – uno a firma europea, gli altri due rispettivamente nazionale e regionale – tracciano il quadro, ad oggi, dell’ambiente in Italia. Un’analisi a tutto tondo, che fa dialogare i dati europei con le realtà nazionali e regionali. Per monitorare i progressi e misurare l’efficacia delle politiche pubbliche.
Qual è lo stato dell’ambiente in Italia? Ce lo raccontano ben tre rapporti: il Rapporto Europe’s Environment 2025 dell’Agenzia europea per l’ambiente, quello sullo Stato dell’Ambiente in Italia 2025, indicatori e analisi dell’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra) e il Rapporto Ambiente del Sistema nazionale per la protezione dell’ambiente (Snpa). Tre documenti che abbiamo messo a confronto per capire davvero come se la passa il Belpaese, viaggiando dal macro al micro dato.
I report offrono un’analisi ambientale a tutto tondo: dal dissesto idrogeologico e il consumo di suolo, alla gestione dei rifiuti e l’andamento delle emissioni climalteranti e inquinanti, passando per le energie rinnovabili e la biodiversità. Dialogando tra loro “in un’unica cornice” – chiarisce Ispra – grazie a indicatori ambientali “ufficiali e costantemente aggiornati, che garantiscono coerenza, comparabilità e trasparenza, consentendo di monitorare i progressi e misurare l’efficacia delle politiche pubbliche”.
Il quadro italiano nel rapporto europeo
Nel rapporto dell’Agenzia europea per l’ambiente (di cui abbiamo già presentato il quadro europeo), la situazione dell’Italia viene restituita attraverso tre dimensioni: ambiente e clima, cambiamenti socioeconomici, cambiamenti sistemici (energia, mobilità e alimentazione). Ognuna delle quali è stata valutata da esperti nazionali della Rete europea di informazione e osservazione ambientale (Eionet) in Italia, sulla base di 20 indicatori stabiliti dall’AEA o da Eurostat. Ne emerge un quadro composito: progressi significativi in alcuni settori insieme a sfide importanti ancora da affrontare per raggiungere gli obiettivi fissati per il 2030.
Tra i punti di forza emerge lo sviluppo dell’agricoltura biologica, ampia è inoltre l’estensione delle aree protette. Tuttavia, il consumo di suolo continua a essere una questione critica: dal 2006 sono stati impermeabilizzati oltre 120 000 ettari, di cui il 40 % concentrati nelle regioni settentrionali, esercitando una pressione significativa sugli ecosistemi.
Sul fronte dell’economia circolare, l’Italia registra un tasso elevato di utilizzo dei materiali. Tuttavia, occorre ridurre la dipendenza dalle importazioni di materie prime critiche, rafforzando il riciclo e il riutilizzo delle risorse già presenti sul territorio nazionale.
Dal punto di vista climatico, le emissioni di gas a effetto serra sono diminuite del 20% negli ultimi 30 anni. Ma le proiezioni al 2030 indicano che le emissioni del settore ESR (Effort Sharing Regulation, che include trasporti nazionali, aerei esclusi, edifici, agricoltura, piccole industrie e rifiuti) potrebbero non raggiungere l’obiettivo del 43,7% rispetto ai livelli del 2005. Le energie rinnovabili, sebbene in crescita, richiedono una significativa accelerazione degli sforzi per raddoppiare la loro quota e raggiungere il 38,7% entro il 2030.
La qualità dell’aria rimane una sfida: i decessi prematuri attribuibili al PM2,5 sono diminuiti del 32 %, ma il tasso deve diminuire ulteriormente per allinearsi al piano di inquinamento zero dell’UE. La gestione delle risorse idriche mostra segni incoraggianti. Tuttavia, la biodiversità acquatica continua a essere minacciata dall’inquinamento e dai cambiamenti climatici.
Infine, le perdite economiche causate dagli eventi climatici estremi (come il ciclone Harry, per esempio, ultimo in cronaca, che dal 18 al 21 gennaio ha colpito Sicilia, Sardegna e Calabria, provocando danni ingenti) sono in aumento, evidenziando la necessità di un adattamento strutturale. “Nonostante i progressi compiuti, la transizione ecologica dell’Italia richiede un approccio più forte e integrato per affrontare in modo sistematico le sfide ambientali e climatiche”, si legge nel report europeo, che sottolinea inoltre che “l’Italia deve affrontare sfide socioeconomiche, tra cui un crescente divario economico tra le generazioni, una scarsa mobilità sociale e una significativa povertà energetica, che colpiscono milioni di famiglie”.
Lo stato dell’ambiente in Italia secondo Ispra
Il rapporto Stato dell’ambiente in Italia 2025,realizzato da Ispra, organizza gli indicatori in cinque macrotemi principali: cambiamenti climatici, economia circolare, verso l’inquinamento zero, biodiversità e capitale naturale, turismo sostenibile. Un approccio integrato e multisettoriale volto a “rafforzare la collaborazione tra cittadini, imprese e stakeholder” e orientare politiche più efficaci. I macrotemi riflettono le priorità ambientali dell’UE, facilitando la coerenza con strategie chiave come il Piano d’Azione per l’Economia Circolare (PAEC), la Strategia per la Biodiversità 2030 e l’iniziativa “Zero Pollution”.
Cambiamenti climatici
Le proiezioni al 2030 mostrano una riduzione delle emissioni nazionali di gas serra del 42%, includendo anche gli assorbimenti. Per contribuire al raggiungimento dell’obiettivo europeo di riduzione delle emissioni nette (-55% entro il 2030), pertanto, è necessario adottare politiche aggiuntive. Il 2024 è stato il primo anno in cui la temperatura media globale ha superato la soglia di 1,5 °C rispetto ai livelli preindustriali. Un aumento di 2 °C rispetto alla temperatura dell’epoca preindustriale è associato a gravi impatti sull’ambiente naturale, sulla salute dell’uomo e sul suo benessere. La comunità internazionale riconosce la necessità di mantenere l’aumento della temperatura media globale ben al di sotto dei 2°C e di proseguire gli sforzi per limitarlo al valore di 1,5 °C.
Economia circolare
Sono stati compiuti negli ultimi anni evidenti passi avanti verso un’economia circolare, ma il quadro complessivo mostra ancora delle criticità. Dal 1995 al 2024, la produttività delle risorse è cresciuta del 77%, raggiungendo i 3,76 euro per kg nel 2024. Parallelamente, la material footprint (il volume complessivo di materie prime utilizzate lungo tutta la catena di approvvigionamento dei beni e servizi consumati in un paese, indipendentemente da dove avvenga l’estrazione) si è ridotta del 43% tra il 2008 e il 2024, attestandosi a 10,3 tonnellate pro capite, un valore inferiore a quello europeo (14,1 tonnellate pro capite). Tuttavia, tra il 2004 e il 2022, la produzione totale di rifiuti, esclusi i principali rifiuti minerali, è passata da 51 kg a 66 kg per ogni mille euro di PIL,superando il valore europeo che si attesta a 60 kg per mille euro.
Inquinamento zero
Nonostante i progressi compiuti, il raggiungimento dell’obiettivo “inquinamento zero” richiede un ulteriore impegno. Le concentrazioni di inquinanti nell’aria restano elevate, con un’ampia parte della popolazione esposta a livelli superiori ai valori guida dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms). Per quanto riguarda l’uso dei pesticidi, l’Italia ha ridotto del 32,7% le quantità di principi attivi contenuti nei prodotti fitosanitari immessi in commercio tra il 2014 e il 2023. Inoltre, il 19,8% della superficie agricola utilizzata è destinata al biologico. Nonostante ciò, il 28,3% delle acque superficiali e il 6,8% delle acque sotterranee presentano contaminazioni da pesticidi oltre i limiti normativi. Relativamente alla qualità delle acque superficiali, il 78% dei fiumi e il 69% dei laghi risultano in buono stato chimico, ma solo il 43% raggiunge un buono stato ecologico.
Biodiversità
L’Italia ha, da un lato, un patrimonio naturale di grande valore e strumenti sempre più efficaci per proteggerlo, dall’altro, una forte frammentazione degli habitat e la diffusione di specie aliene invasive, con effetti negativi sulla resilienza degli ecosistemi e sui relativi servizi. Negli ultimi 30 anni, il numero di queste specie è aumentato del 96%, un ritmo che supera la media europea. Il consumo di suolo rimane una delle principali criticità, con un incremento di 7.850 ettari nel solo 2024, pari a una perdita media giornaliera di circa 21,5 ettari.
Turismo
Nonostante l’Italia mostri progressi notevoli nel turismo sostenibile, le sfide rimangono significative. Il trasporto rimane una delle principali criticità ambientali, in particolare per quanto riguarda inquinamento atmosferico e cambiamento climatico: l’automobile è utilizzata nel 69,5% dei viaggi interni. Un modello di mobilità che, insieme all’aumento delle emissioni di gas serra legate ai viaggi aerei, sottolinea l’urgenza di promuovere soluzioni di mobilità sostenibile. Inoltre, l’industria del turismo in Italia ha visto aumentare infrastrutture come porti turistici e campi da golf, elementi chiave per attrarre visitatori ma dall’impatto ambientale tutt’altro che trascurabile.
Il rapporto Snpa, strumento di governance ambientale
Infine, le 430 pagine del Rapporto Ambiente del Snpa (che comprende Ispra e le Agenzie ambientali di Regioni e Province autonome), giunto alla quinta edizione. Con lo stato dell’ambiente in pillole, Regione per Regione, e un confronto dei risultati raggiunti per ogni indicatore, accompagnati da elementi di riflessione sulle traiettorie di cambiamento, sulle priorità di intervento e sulle politiche ambientali da rafforzare.
“È importante far dialogare i dati europei con le realtà nazionali e regionali, affinché il reporting ambientale diventi davvero utile a chi deve decidere. In questa prospettiva, il Rapporto SNPA si propone come ponte tra il quadro europeo e le specificità italiane, come traduttore e strumento applicativo dei grandi obiettivi di sostenibilità sul territorio”, scrive Stefano Laporta, presidente Ispra e Snpa, nella presentazione del report.
La fotografia è di un Paese in movimento, dove le politiche ambientali iniziano a produrre effetti tangibili, ma persistono disuguaglianze territoriali e ritardi da colmare. Per l’economia circolare, performance di raccolta differenziata particolarmente positive in Veneto (77,7%), Emilia-Romagna (77,2%) e Sardegna (76,3%). Valle d’Aosta, Trentino e Basilicata si distinguono per l’elevato consumo di energia prodotta da fonti energetiche rinnovabili. Molto vicine al target Ue per l’agricoltura biologica le regioni del Centro e del Mezzogiorno, ancora distanti quelle del Nord. Solo sette regioni hanno ad oggi approvato formalmente una Strategia regionale di adattamento ai cambiamenti climatici, ma tutte hanno inserito il tema dell’adattamento climatico tra le priorità della propria programmazione ambientale.





