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Italia al terzo posto Ue per brevetti green

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Innovazione verde e competitività: migliori le performance delle imprese italiane che depositano brevetti in tecnologie verdi rispetto a quelle che brevettano in altri ambiti. Ecco i dati di Fondazione Symbola e Unioncamere sulle imprese italiane che brevettano tecnologie ambientali e sulle classifiche dell’Italia in Europa.

Italia al terzo posto tra i paesi europei per numero di brevetti green, dietro a Germania e Francia. È una buona notizia quella che emerge dallo studio Competitivi perché sostenibili di Fondazione Symbola e Unioncamere, realizzato in collaborazione con Dintec e il Centro Studi Guglielmo Tagliacarne. Un lavoro presentato presso il ministero del made In Italy, che attraverso l’analisi dei brevetti green, registra i settori e i territori dove si sviluppa l’innovazione e approfondisce il legame tra innovazione verde e competitività. I brevetti green sono una particolare tipologia di brevetti relativi all’ambiente secondo la classificazione ENV-TECH dell’OCSE (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico).

Mobilità sostenibile, efficienza energetica nell’edilizia, gestione dei rifiuti e delle acque reflue e tecnologie ICT (Information and Communication Technologies) per la mitigazione climatica sono comparti chiave in cui il nostro Paese possiede brevetti importanti. Lo studio evidenzia anche come le imprese italiane che depositano brevetti in tecnologie verdi si distinguono per una competitività significativamente superiore rispetto a quelle che brevettano in altri ambiti (non green). Eppure, questi risultati positivi non rispecchiano appieno la dinamicità del nostro sistema produttivo, perché gli investimenti in sostenibilità sono in crescita costante, ma l’innovazione non sempre viene tradotta in titoli di proprietà intellettuale

Realacci e Tripoli: necessario sostenere la capacità di brevettare e investire di più in ricerca

Parla così di un “salto di scala” necessario il presidente di Fondazione Symbola, Ermete Realacci, nel commentare il report. “L’Italia sa innovare e competere nei settori ambientali, ma è necessario investire di più in ricerca, supportare la capacità di brevettare, rafforzare il trasferimento tecnologico e replicare il modello vincente dell’economia circolare nei comparti dell’efficienza, dell’elettrificazione e delle rinnovabili”, dice Realacci. “Solo così il Paese potrà ambire ad essere leader dell’innovazione verde europea”.

Dello stesso parere il segretario generale di Unioncamere, Giuseppe Tripoli, che sottolinea la distanza significativa che separa ancora l’Italia dalla Germania e dalla Francia, nonostante il nostro Paese abbia compiuto grandi passi avanti nella brevettazione green: + 44,4% tra il 2012 e il 2022. “Dietro a ogni brevetto c’è un investimento in ricerca e innovazione di imprese, Università e Centri di ricerca, ma l’investimento non basta se non si tutela la proprietà intellettuale con i brevetti. E sempre di più anche il sistema del credito e della finanza ne valorizza il possesso come asset del capitale delle imprese per la concessione dei prestiti”, commenta Tripoli.

Fatturato ed export delle imprese italiane che brevettano green

Circa 270 miliardi di euro, secondo la ricerca, il fatturato generato nel 2022 dal complesso delle imprese titolari di domande di brevetto in tecnologie ambientali, in Italia: “una platea di aziende ad alta intensità produttiva, con una media di 382 milioni di euro di fatturato per impresa”. Le imprese che hanno depositato brevetti in tecnologie non green, invece, hanno un’intensità di fatturato sensibilmente minore (41 milioni per impresa) anche per la minore quota di grandi imprese. “Le imprese che brevettano in tecnologie ambientali, di cui oltre la metà sono esportatrici (57,8%), si contraddistinguono per una significativa diversificazione sia di prodotto sia di mercato: in media, ciascuna esporta 61 prodotti differenti verso 32 Paesi.

Tra le principali destinazioni figurano gli Stati Uniti, che assorbono il 16,8% ‘dell’export green’ italiano, seguiti dalla Germania (10,1%) e dalla Cina (3,0%). Le imprese che brevettano in altre tecnologie presentano una diversificazione minore: esportano in media in 28 Paesi e 28 diversi prodotti. I tre mercati principali di esportazione non cambiano, al primo posto ci sono gli Stati Uniti (13,0%) al secondo la Germania (12,0%) e al terzo la Cina (3,6%)”, si legge nel rapporto.

Brevetti green: distribuzione territoriale e settoriale in Italia

Lombardia, Emilia-Romagna, Veneto e Piemonte sono le Regioni da cui parte la maggiore richiesta di brevetti. Spostando l’analisi dalla ripartizione territoriale alla distribuzione settoriale delle domande italiane di brevetto europeo in ambito green, il manifatturiero si conferma il motore principale dell’innovazione (59,0%), seguono i settori legati alla ricerca scientifica (18,8%), telecomunicazioni e informatica (6,6%), commercio all’ingrosso (3,5%) e costruzioni (3,5%). Le imprese risultano essere le principali protagoniste, titolari dell’81,9% delle domande di brevetti green pubblicate, seguono le persone fisiche (12,9%), mentre gli enti si attestano al 5,2%.

Guardando alle tecnologie: forte presenza di soluzioni legate alla digitalizzazione dei processi produttivi e alla gestione efficiente delle risorse energetiche e ambientali; seguite dalle tecnologie di misurazione e collaudo delle variabili elettriche e magnetiche e dalle tecnologie per il trattamento delle acque reflue e fognarie e dei fanghi. Ci sono poi le tecnologie relative a biciclette e veicoli di micromobilità, e quelle energetiche che include soluzioni per reti di distribuzione in corrente alternata o continua, sistemi di gestione e ricarica delle batterie, alimentazione da più fonti e perfino tecnologie per la trasmissione wireless dell’energia.

L’Italia in Europa

Per numero di brevetti green

Sono 3.990 i brevetti relativi all’ambiente concessi nel 2022 nell’Unione europea, informa la ricerca. In termini assoluti, la Germania è il Paese con più brevetti green, pari a 1.632, seguita da Francia (729) e Italia (295). Le tre grandi economie europee (nello stesso ordine anche nella classifica dei brevetti tout court) insieme sono titolari del 66,6% del totale dei brevetti green dell’Unione Europea (quota brevetti totali di Germania, Francia e Italia pari a 69,5%).

Per numero di brevetti green rapportato alla popolazione

Indicativo, sottolinea lo studio, rapportare il numero di brevetti a quello della popolazione (brevetti green per 1 milione di abitanti) e qui l’Italia si posiziona in decima posizione con un valore pari a 5 brevetti green per milione di abitanti. (Stessa posizione sul totale dei brevetti, compresi i non green). Nelle prime cinque posizioni troviamo la Danimarca (36,8 brevetti green per milione di abitanti), la Svezia (24,4), la Finlandia (19,8), la Germania (19,6) e l’Austria (15,9). 

Per incidenza di brevetti green sul totale dei brevetti

Anche in termini di incidenza di brevetti green sul totale dei brevetti la Danimarca resta al primo posto, con una quota pari al 29,9%, seguita però dalla Spagna (16,5%), dalla Finlandia (14,0%), dal Belgio (13,8%) e dalla Svezia (13,6%), a fronte di un’incidenza media dell’Unione Europea green pari al 12,9%. L’Italia si colloca all’undicesimo posto con un’incidenza del 9,9%, inferiore a Germania (12,5%) e Francia (13,3%).

Per crescita dinamica dal 2012 al 2022

In termini dinamici, nel periodo 2012-2022 la Spagna ha mostrato la crescita di brevetti green più alta, pari al 164,8%, passando da 49 a 130 brevetti, superando Svezia e Finlandia, che hanno visto aumentare il numero di brevetti green rispettivamente del 130% e dell’84,3%. Numeri che colpiscono se confrontati con la crescita del 34,7% del resto dell’Unione Europea, ma ancora di più se paragonati alle tre grandi economie europee. Infatti, nello stesso periodo l’Italia ha registrato una crescita dei brevetti green del 44,4%, simile alla Francia, dove è stata del 42%, mentre in Germania la crescita dei brevetti green è stata solo del 9%, inferiore al dato italiano e alla media europea.

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