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Il brevetto per estrarre le terre rare vola negli USA

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È di una società sarda il brevetto di una tecnologia al plasma per estrarre terre rare dai rifiuti industriali. Che sta per essere adottato dall’americana Alcoa.

Dalla mobilità elettrica agli smartphone, alla fibra ottica e alle turbine eoliche offshore. Sono tanti i settori in cui trovano impiego le cosiddette “terre rare”, 17 elementi della Tavola periodica che comprendono scandio, ittrio e 15 lantanidi. È la Cina oggi a controllare il 71% di questo mercato sempre più appetibile ma caratterizzato da pochi siti estrattivi, con grande rischio di interruzione della catena di fornitura. L’Italia, inaspettatamente, ha scoperto di averne una riserva in un deposito di scorie minerarie del Sulcis, di proprietà di Eurallumina: 30 milioni di tonnellate di fanghi rossi contenenti terre rare. Ecotec Group, azienda di Cagliari attiva nel trattamento dei rifiuti industriali, ha sviluppato un brevetto per recuperarle. “Per avere un chilo di alluminio – spiega il titolare dell’azienda Aldo Imerito – si producono due chili e mezzo di rifiuti, che contengono ancora allumina, titanio, ferro e terre rare, in particolare scandio”. Materiale che secondo l’imprenditore si può recuperare fino al 90%, con il vantaggio di ridurre conferimenti in discarica e contaminazione dei terreni, ma soprattutto creare una nuova filiera produttiva in una zona che, dopo la dismissione dei siti minerari e la perdita dell’indotto industriale, è a forte disoccupazione.

Un giacimento da 7 miliardi di euro

Alcune terre rare, come lo scandio, possono quotare fino a 6 mila euro al chilo. Per il deposito di Eurallumina, Aldo Imerito stima un valore intorno ai 7 miliardi di euro. E, nel mondo, ogni anno si producono decine di milioni di tonnellate di rifiuti preziosi da valorizzare. L’azienda sarda ha messo a punto una tecnologia al plasma che utilizza altissime temperature per realizzare la separazione dei metalli. Ma il progetto, seguito dal Politecnico di Milano con il professor Carlo Mapelli, in Sardegna non avrà futuro. Almeno per il momento. Ha suscitato grande interesse invece presso il centro ricerche di Alcoa, terzo produttore di alluminio al mondo, con sede a Pittsburgh. Alcoa gestisce una discarica vicino a Houston ed è qui, in Texas, che vorrebbero realizzare un primo impianto pilota che sfrutta la tecnologia al plasma. Tagliare il traguardo non sarà semplice: servirà un alto forno che abbia una capacità di lavorare mezzo milione di tonnellate di rifiuti e che costa 130 milioni di euro.

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Redazione

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