Normalmente, pensiamo all’orto e al bosco come a due mondi separati. Da una parte abbiamo l’ordine rigoroso dei filari di pomodori; dall’altra il caos anarchico degli alberi. In agricoltura sintropica, questa distinzione, semplicemente, non esiste.
Ideata dal ricercatore svizzero Ernst Götsch, durante i suoi studi in Brasile, la tecnica dell’agricoltura sintropica non si limita a coltivare piante che portino frutto, come fa la tradizionale, bensì punta a ricreare un intero ecosistema produttivo. L’obiettivo dichiarato è quello di imitare la successione naturale delle specie, accelerandola drasticamente. Lo si fa attraverso un intervento umano strategico e consapevole. Il risultato è un sistema che produce cibo, rigenera il suolo e non richiede concimi esterni.
Spazio e tempo: i due pilastri dell’agricoltura sintropica
Al fine di comprendere come funzioni l’agricoltura sintropica, bisogna smettere di considerare il terreno come una superficie piatta sulla quale piantumare semi e colture e iniziare a vederlo come un volume vuoto da riempire. Götsch ha trasformato l’agricoltura in una forma di agroforestazione successionale dove ogni pianta gioca un ruolo preciso e deve essere inserita in una ben distinta fase temporale.
Il condominio verde
L’ottica sintropica vede l’orto come una sorta di condominio. Al suo interno, nessuno si pesta i piedi, né vi sono liti condominiali, dal momento che ciascuno vive a un piano diverso e non ci si incontra mai sullo stesso pianerottolo. Le consociazioni a strati, come sono definite, sono la chiave e mantengono le colture ad altezze e profondità sempre diverse, riservando a ognuna lo spazio di cui necessita per svilupparsi e crescere in salute. Gli strati distinti sono quattro e si identificano a seconda delle loro differenti profondità, a partire da quella più superficiale.
- Nello strato emergente collochiamo gli alberi che amano particolarmente il sole pieno, come, per esempio, eucalipti o noci;
- lo strato alto è casa per quelle piante che hanno bisogno di molta luce, ma tollerano comunque una leggera competizione;
- lo strato medio ospita specie meno amanti del sole, le quali prosperano quando vengono colpite da una luce fioca e ampiamente filtrata;
- lo strato basso e più profondo è la dimora di tutte quelle colture che apprezzano l’ombra umida del sottobosco.
Occupando integralmente il volume di suolo disponibile, il sistema cattura ogni singolo fotone di luce solare che cade sul terreno adibito a campo coltivato, massimizzando la fotosintesi complessiva dell’area. L’obiettivo dell’agricoltura sintropica è proprio questo: dare origine a un ecosistema bilanciato e ricco di specie diverse che non si ostacolano, bensì crescono in simbiosi, forestando e portando frutto in maniera copiosa.
L’acceleratore temporale
In natura, un terreno nudo impiega circa 100 anni prima di diventare un bosco maturo. L’agricoltura sintropica accelera enormemente questo processo, riducendolo a soli 5 o 10 anni. Ci riesce attraverso due elementi fondamentali: l’inserimento massiccio di biomassa e la densità estrema delle coltivazioni. Piantando insieme ortaggi a ciclo breve, come possono essere ravanelli oppure lattughe; arbusti quali alberi di bacche o caffè e alberi a lungo termine, fin dal primo giorno, si può raggiungere il risultato di accelerare crescita e maturazione di un sistema boschivo completo.
Questa è la principale potenzialità del sistema sintropico. Mentre il coltivatore raccoglie i primi ravanelli e le lattughe, gli alberi stanno già lavorando il sottosuolo, inondandolo di nutrienti e preparandolo per le produzioni future. L’approccio sintropico mira a creare sistemi autosufficienti, altamente produttivi e che si evolvano verso una sempre maggiore complessità.
Il principio della sintropia, contrario a quello dell’entropia, tende a far convergere le energie in modo organizzato, oltre che disciplinato, e si mostra particolarmente adatto all’ambito dell’agricoltura. In questo modo crea armonia e coesione, agendo in maniera diametralmente opposta a quella entropica, che rappresenta l’inversione temporale della sintropia.

La potatura come fertilizzante
Il concetto più controintuitivo dell’agricoltura sintropica è la cosiddetta potatura di disturbo. In un orto tradizionale, quando un albero cresce troppo e inizia a fare ombra, lo si vede come un problema e si studia una potatura che lasci filtrare meglio la luce, portando i fotoni alle piante. Nella sintropica, è invece un momento positivo e atteso: quello nel quale si può mettere il turbo all’intero sistema. Anche in questo tipo di agricoltura si potano gli alberi più massicci, ma con uno scopo profondamente diverso da quello di aprire la strada all’illuminazione.
L’impulso di crescita
L’agricoltura sintropica parte dal fondamento secondo il quale l’uomo non è e non deve considerarsi padrone della natura, bensì un suo stretto collaboratore. Passando da un’agricoltura che consuma risorse a una che ne crea di nuove, oltre che più complesse, per sua stessa natura, si trasforma integralmente il rapporto con la pianta. Essa diventa paragonabile a un atleta in allenamento. Più viene stimolata correttamente, più diventa resiliente e produttiva.
Togliere rami e potare in maniera decisa non indebolisce la pianta, sebbene molti lo pensino. Quando Götsch dice di potare tutto, non lo fa spinto soltanto dall’esigenza di far passare la luce. La potatura drastica invia un segnale chimico potentissimo a tutto il sistema. La pianta potata, per reazione, rilascia ormoni come le giberelline (talvolta scritte anche come gibberelline). Queste, attraverso le radici e le connessioni fungine del suolo, comunicano a tutte le piante vicine di aver subito un’interruzione, dovuta alla cesura. Per tutta risposta, occorre crescere più velocemente e recuperare. Si tratta di un impulso biologico, che accelera il metabolismo di tutti gli organismi coinvolti nel sistema.
I residui della potatura non devono essere rimossi. Gettare i rami e le foglie tagliate a terra non serve solo a proteggere il suolo (la cosiddetta pacciamatura): quei resti, infatti, sono vero e proprio carbonio liquido già pronto all’uso.
I rami triturati in loco diventano il banchetto dei funghi simbionti, preziosi alleati che trasformano la cellulosa in nutrienti subito disponibili per la crescita delle piante. Il legno, e la sua lignina, si trasformano molto velocemente in humus. Lo strato spesso di biomassa a terra mantiene il suolo fresco e umido, anche sotto il sole cocente. Ciò elimina quasi del tutto la necessità di irrigare e rappresenta un vero e proprio toccasana per la gestione delle acque.




