È possibile uscire di casa e, invece del fragore dei clacson, trovare un silenzio interrotto solo dal chiacchiericcio dei vicini e dal rumore dei bambini che giocano in strada. Non occore viaggiare in un borgo medievale sperduto; basta recarsi nel cuore pulsante di Barcellona e ringraziare le cosiddette superillas.
In Catalogna hanno smesso di sognare una città diversa e hanno iniziato a costruirla, attraverso le Superillas, o superblocchi. Avviare una strategia di rigenerazione urbana di questo tipo, in Spagna, non ha richiesto la costruzione di nuove infrastrutture iper-costose. È bastato ripensare l’uso dello spazio esistente. Unendo gruppi di nove isolati e limitando l’accesso ai veicoli, le strade sono state sottratte alle lamiere e restituite ai cittadini, trasformando incroci d’asfalto e smog in piazze sociali e polmoni verdi.
Carta d’identità del progetto
Luogo: Barcellona, Spagna (aree pilota: quartieri di Poblenou, Sant Antoni e distretto dell’Eixample). Ideatore: Salvador Rueda (per l’Agenzia di Ecologia Urbana di Barcellona). Strumento: Urbanistica tattica Esempi di applicazione: uso di vernice colorata, fioriere mobili, panchine e nuova segnaletica. Obiettivo: Ridurre il traffico in città (internamente alle superillas collocate) dell’80% e aumentare lo spazio pedonale.
La sfida delle superillas: una città geometrica soffocata dallo smog
Il celebre distretto dell’Eixample di Barcellona è un capolavoro di design urbano. È stato progettato come una griglia perfetta, a scacchiera, nell’Ottocento, da Ildefons Cerdà. L’idea di base era quella di garantire luce e aria a tutti gli abitanti. Su questo modello sono state sviluppate buona parte delle metropoli americane e del Sud America. L’ordine geometrico, infatti, oltre a essere bello da vedere, garantisce facilità di orientamento; semplicità di manutenzione e armonia architettonica. Tuttavia, nel corso del XX secolo, quel sogno di igiene e metodo che Cerdà aveva voluto regalare all’Eixample divenne una brutale autostrada urbana.
Ogni singola via della griglia era stata aperta al traffico di scorrimento, a causa dell’aumentare della popolazione, rendendo il rumore costante e superando, sistematicamente, tutti i limiti di inquinamento acustico fissati dall’Organizzazione Mondiale della Sanità. I tassi di biossido di azoto del quartiere, così come quelli della città di Barcellona, erano diventati un’emergenza sanitaria, trasformando i famosi isolati ottagonali in vere e proprie prigioni di smog. La necessità di creare città pedonali non era più un vezzo estetico, bensì una questione di salute per tutti i residenti.
La trasformazione: cosa sono e come funzionano le superillas
Possiamo interpretare il concetto di superblocco nell’urbanistica moderna come una sorta di agopuntura urbana. Puà sembrare una similitudine curiosa ma il parallelismo è presto spiegato: l’operazione agisce sulla viabilità, ma lo fa evitando di bloccare i flussi principali della metropoli.
La deviazione del traffico di attraversamento
Le superillas vanno a costituire una nuova geometria, simile nell’intento a quella ottocentesca dell’urbanista Cerdà. Essa consiste nel raggruppare 9 isolati, tipicamente un quadrato di 3×3, e liberare la loro area da tutto il traffico pesante, consentendo il transito soltanto ai residenti.
Bus, auto di passaggio e mezzi pesanti vengono deviati esclusivamente sulle quattro strade perimetrali, quelle esterne al mega-blocco. Le vie di collegamento interne diventano a senso unico circolare. In aggiunta, il limite di velocità si fissa sui 10 km/h. Come se non bastasse, poi, l’accesso e il transito sono consentiti ai soli residenti; ai mezzi di soccorso e ai furgoni addetti al carico e scarico delle merci che riforniscono le attività della zona. Nessuno può più usare il quartiere come una scorciatoia per attraversare la città.
Da incroci d’asfalto a piazze verdi e parchi giochi
La trasformazione fisica non è che l’aspetto più visibile dell’urbanistica tattica. Gli incroci interni, quelli noti come chamfer, dal loro nome parigino, celebri per i famosi angoli ottagonali, si svuotano dei parcheggi e del traffico e vengono restituiti alla collettività. Invece di lunghi e costosi lavori di pavimentazione, il Comune si limita ad armare i suoi operai di vernice colorata, necessaria a delimitare le nuove aree pedonali. Al loro interno, si installano grandi fioriere; parchi giochi e panchine. In pochi giorni, quelli che erano nodi di traffico pericolosi diventano piazze ampie 2.000 metri quadrati, dove la socialità sboccia e fiorisce spontaneamente.
I risultati misurabili: meno inquinamento e più commercio di prossimità
Come spesso accade, inizialmente la scelta di modificare così drasticamente l’assetto urbano sollevò un polverone di polemiche tra residenti e pendolari. Tutto però cambiò subito dopo la pubblicazione dei dati raccolti dall’Agència d’Ecologia Urbana de Barcelona e dagli studi dell’ISGlobal (Barcelona Institute for Global Health).
Uno dei timori principali riguardava l’economia. Molti commercianti temevano che, eliminando le auto, i negozi avrebbero chiuso a causa dell’impossibilità dei clienti di caricare le merci. Al contrario, le vendite locali aumentarono. Diversamente da quanto si ritiene, infatti, quando le persone camminano invece di guidare, sono molto più propense a fermarsi in un negozio o in un bar di quartiere. Sotto il profilo ambientale, poi, i risultati sono stati davvero eccezionali:
- qualità dell’aria: il biossido di azoto è calato fino al 25%, all’interno dei superblocchi, rispetto ai valori precedenti;
- salute pubblica: secondo l’ISGlobal, l’estensione del piano a tutta la città potrebbe prevenire centinaia di morti premature ogni anno, grazie alla riduzione dello smog. I benefici sotto questo punto di vista sono stati confermati dai residenti, che hanno ammesso di sentirsi più in salute e ammalarsi di meno;
- inquinamento acustico: i livelli di rumore sono crollati, passando da un frastuono costante a un ambiente che permette la conversazione a voce normale all’aperto.
L’insegnamento delle superillas è chiaro: la transizione ecologica urbana non è solo possibile, ma anche desiderabile. Barcellona sta dimostrando come le strade non siano solo condotti per spostare metallo su ruote di gomma, bensì spazi vivi, destinati innanzitutto alle persone.




