Non ci saranno regole comuni per migliorare la sostenibilità della filiera alimentare. L’obiettivo era di rendere tutto il cibo sul mercato dell’Ue più sostenibili, riducendo l’impatto ambientale, migliorando la salute e rafforzando la resilienza del sistema alimentare. Ma la Commissione europea rinuncia alla sua strategia di riforma di processi e modelli di consumo, già definiti insostenibili.
Dimentichiamo un regolamento europeo per la sostenibilità del sistema alimentare: la Commissione europea ha abbandonato il suo progetto di regole comuni per un cibo più sano e ambientalmente sostenibile. Il lavoro, avviato nel 2021 per definire un quadro comune che integri obiettivi ambientali, sociali ed economici per la trasformazione del “sistema” di produzione e consumo, è stato accantonato a fine marzo 2026. “Questa iniziativa è stata abbandonata”, si legge sul sito della Commissione a chiudere il percorso di quella che continua a essere classificata come “nuova iniziativa”. “I commenti inviati in passato rimangono disponibili per riferimento futuro, ma le altre opportunità di fornire feedback previste non avranno più luogo”.
Gli obiettivi del sistema alimentare sostenibile
L’iniziativa – denominata Sustainable Ue food system – mirava a “rendere sostenibile il sistema alimentare dell’Unione e a integrare la sostenibilità in tutte le politiche relative all’alimentazione”. “Essa definirà i principi e gli obiettivi generali, nonché i requisiti e le responsabilità di tutti gli attori del sistema alimentare dell’UE”, spiegava la Commissione in apertura della roadmap. “Più specificamente, stabilirà norme in materia di: etichettatura sulla sostenibilità dei prodotti alimentari, criteri minimi per gli appalti pubblici sostenibili nel settore alimentare, governance e monitoraggio”. Non poca cosa. Forse troppa, a fronte di troppi interessi in gioco, poiché non s’ha da fare.
La proposta della Commissione puntava, dunque, a definire obiettivi, principi, requisiti minimi e responsabilità per tutti gli attori del sistema alimentare, andando oltre le politiche settoriali e riducendo la frammentazione politica. Gli obiettivi, ambiziosi quanto necessari, erano in linea con quelli della Strategia Farm to Fork. Da quello generale, di ridurre progressivamente l’impronta ambientale e climatica del sistema alimentare dell’Unione fino a fare in modo che contribuisca positivamente alla salute delle persone, delle economie e del pianeta. A quelli più specifici, volti a modificare prodotti alimentari, processi e modelli di consumo migliorando la sicurezza alimentare e la salute umana, la salute delle piante, la salute e il benessere degli animali, nonché i redditi dei produttori primari e favorendo soluzioni a base biologica e rafforzando la competitività dell’Ue.
Tutt’altro che irrilevante è il numero delle risposte giunte alla consultazione pubblica (dopo quelle pervenute sulla valutazione d’impatto preliminare): 2669. A riprova dell’importanza del tema.
La reazione della rete di associazioni ambientaliste
Tra gli interlocutori, anche la più grande rete di organizzazioni ambientaliste d’Europa, lo European Environmental Bureau, che conta oltre 190 associazioni affiliate in 41 paesi. Nel suo feedback, EEB evidenziava la necessità di riforme profonde e ambiziose per rendere più sostenibili, equi e resilienti i sistemi alimentari europei; sistemi centrali per la vita dei cittadini, ma che sono attualmente causa di degrado ambientale, problemi di salute pubblica legate alla dieta e disuguaglianze socio-economiche.
“Non è un pesce d’aprile” pubblica EEB su Linkedin nel commentare l’abbandono da parte della Commissione europea del regolamento sui sistemi alimentari. “La legge SFS avrebbe finalmente posto l’attenzione sul cibo, riconoscendo la necessità di agire dato l’impatto distruttivo che le attuali diete hanno sulla nostra salute e sugli ecosistemi”, sottolinea l’organizzazione. “Riequilibrare le nostre diete ci impone di riconsiderare il modo in cui il cibo viene prodotto, gli ambienti in cui scegliamo il nostro cibo e gli spazi in cui mangiamo, in particolare le mense pubbliche.
La legge SFS era la grande occasione dell’UE per fare tutto questo e molto di più. Le tensioni geopolitiche che alimentano l’attuale crisi dei fertilizzanti stanno mettendo a nudo, ancora una volta, l’estrema vulnerabilità del sistema alimentare ad alto impiego di fattori di produzione e dipendente dalle importazioni che abbiamo costruito. Senza un cambiamento nelle abitudini alimentari, l’Europa rimane intrappolata in un sistema che dipende da ingenti input, favorisce l’inquinamento e non riesce a garantire cibo sano a milioni di cittadini”. Saltato il banco del Sustainable food system, la partita si sposta, allora, sulla revisione delle “Direttive sugli appalti pubblici”, attualmente in corso.





