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Gli alberi e le foreste urbane per proteggerci dalle bombe di calore

foreste urbane
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Lo conferma anche un recente studio della rivista scientifica NPJ della galassia Nature che piantumare alberi riduce drasticamente l’impatto devastante delle ondate di calore nelle nostre città, riducendo i rischi per la popolazione, dando anche un contributo concreto alla lotta all’inquinamento e alla tutela degli ecosistemi

Le bombe di calore urbano sono una delle minacce più incombenti nell’epoca dei cambiamenti climatici. L’intensificazione delle ondate di calore è particolarmente acuita nelle aree urbane, soprattutto nelle città, dove la rottura degli equilibri naturali e l’eccesso di urbanizzazione genera una spirale perversa che esaspera gli effetti delle elevate temperature sulla salute della popolazione, sui consumi energetici e sulla qualità ambientale. 

Come risposta a questo sgradevole fenomeno, un recente studio pubblicato su NPJ Urban Sustainability “Neighborhood-scale reductions in heatwave burden projected under a 30% minimum tree cover scenario” ha analizzato il potenziale della forestazione urbana in dieci città italiane, dimostrando come il raggiungimento di una copertura arborea minima del 30% possa ridurre significativamente il carico termico e la mortalità associata alle ondate di calore. L’aumento della frequenza, della durata e dell’intensità delle ondate di calore costituisce una minaccia crescente per la salute pubblica, soprattutto nei confronti delle fasce più vulnerabili della popolazione, quali anziani, bambini e persone affette da patologie croniche.

Lo studio 

Lo studio ha analizzato dieci città italiane — Bari, Bologna, Bolzano, Cagliari, Firenze, Genova, Palermo, Roma, Torino e Verona — valutando gli effetti di uno scenario caratterizzato da una copertura arborea minima del 30% a scala di quartiere. La metodologia utilizzata dai ricercatori – Theodore Endreny, Marco Ciolfi,Anna Endreny, Francesca Chiocchini e Carlo Calfapietra del Cnr-Iret e della State University of New York – è stato il modello i-Tree Cool Air, considerato uno degli strumenti più avanzati per la simulazione degli effetti del verde urbano sul microclima, prendendo come riferimento l’estate del 2003, considerata uno degli eventi climatici estremi più significativi mai registrati in Europa. La scelta di utilizzare un evento reale consente di stimare con maggiore affidabilità gli effetti che analoghe ondate di calore potrebbero produrre in futuro, alla luce delle proiezioni climatiche che indicano un aumento della loro frequenza nel bacino mediterraneo.

“I benefici sarebbero particolarmente importanti nei quartieri più cementificati e densamente abitati, dove l’effetto dell’isola di calore urbana si manifesta più intenso”, spiegano Ciolfi e Chiocchini. “Il raffreddamento prodotto dipende anche dalla disponibilità d’acqua: nei climi mediterranei, sempre più soggetti a siccità, potrebbe essere necessario integrare infrastrutture verdi e sistemi efficienti di gestione delle acque per mantenere gli alberi in salute senza aumentare eccessivamente l’umidità”.

I risultati

I risultati dello studio evidenziano come una copertura arborea minima del 30% determini benefici particolarmente significativi, portando alla riduzione delle intensità delle ondate di calore del 34%, con valori che nei diversi quartieri oscillano tra il 16% e oltre l’80%. Parallelamente, diminuisce di circa il 36% anche il numero degli episodi classificabili come ondate di calore.

Secondo lo studio, l’efficacia degli alberi dipende principalmente da due processi fisici: il primo è l’ombreggiamento, che limita l’assorbimento della radiazione solare da parte delle superfici urbane riducendo il surriscaldamento di edifici, strade e piazze; il secondo è rappresentato dall’evapotraspirazione, cioè attraverso l’evaporazione dell’acqua contenuta nelle foglie, gli alberi sottraggono energia termica all’ambiente circostante contribuendo al raffrescamento dell’aria.

Affinché questo processo sia realmente efficace è però indispensabile garantire adeguate condizioni idriche. Lo studio evidenzia infatti come gli alberi collocati in suoli impermeabilizzati perdano gran parte della propria capacità di raffrescamento durante i periodi siccitosi. Di conseguenza, la forestazione urbana deve essere accompagnata da interventi di de-impermeabilizzazione dei suoli, sistemi di drenaggio urbano sostenibile e infrastrutture per la gestione delle acque meteoriche.

Più alberi, meno decessi

L’aspetto più rilevante sottolineato dagli autori riguarda tuttavia gli effetti sulla salute pubblica. Secondo le simulazioni, durante un’estate estrema come quella del 2003 sarebbe possibile evitare circa 574 decessi tra la popolazione ultrasessantacinquenne delle dieci città considerate, corrispondenti a una riduzione della mortalità attribuibile al caldo di circa un terzo. Tali risultati confermano come gli interventi di forestazione urbana possano essere considerati non soltanto misure di riqualificazione ambientale, ma veri e propri interventi di prevenzione sanitaria.

Benefici ecosistemici

Gli alberi contribuiscono anche all’assorbimento degli inquinanti atmosferici, migliorano la qualità dell’aria, riducono il deflusso superficiale delle acque piovane, aumentano la biodiversità urbana e sequestrano anidride carbonica.

Lo studio stima, inoltre, un rilevante valore economico dei servizi ecosistemici prodotti dalle foreste urbane, pari mediamente a circa dieci milioni di dollari l’anno per ciascuna città analizzata, considerando i benefici derivanti dalla riduzione dell’inquinamento atmosferico, dal sequestro del carbonio, dal contenimento del ruscellamento e dal risparmio energetico. Questi risultati, insomma, confermano come gli investimenti nella forestazione urbana possano produrre ritorni economici superiori ai costi di realizzazione e manutenzione nel medio-lungo periodo.

Indicazioni di policy

Lo studio suggerisce che l’obiettivo del 30% di copertura arborea dovrebbe diventare un indicatore strategico nella pianificazione urbanistica e climatica delle città italiane. La semplice piantumazione di alberi, tuttavia, non è sufficiente. È necessario adottare una progettazione integrata che tenga conto della disponibilità idrica, della permeabilità dei suoli, della scelta di specie resilienti ai cambiamenti climatici e della distribuzione del verde nelle aree maggiormente vulnerabili dal punto di vista sociosanitario. L’integrazione tra forestazione urbana, infrastrutture verdi e blu, rigenerazione degli spazi pubblici e pianificazione territoriale rappresenta oggi uno degli strumenti più efficaci per incrementare la resilienza delle città mediterranee.

“Rispetto all’urgenza di preparare le città al caldo estremo – spiegano i due ricercatori –, questo lavoro di ricerca propone una soluzione concreta. Le foreste urbane possono diventare una soluzione per la resilienza climatica, a beneficio della salute pubblica e della qualità della vita, assieme a maggiori superfici permeabili e sistemi di gestione dell’acqua piovana”.

Conclusioni

Le evidenze scientifiche dimostrano in maniera incontrovertibile, dunque, che la forestazione urbana costituisce una misura concreta di adattamento ai cambiamenti climatici, capace di generare benefici ambientali, sanitari, economici e sociali. L’obiettivo del 30% di copertura arborea non deve essere interpretato come un semplice parametro paesaggistico, quindi, ma come una strategia di prevenzione del rischio climatico e di tutela della salute pubblica. Per il contesto italiano, caratterizzato da un progressivo aumento delle temperature estive e da una crescente vulnerabilità delle aree urbane, investire nelle infrastrutture verdi significa rafforzare la resilienza delle città di affrontare gli scenari climatici futuri, trasformando le politiche di nuova piantumazione in una delle misure strutturali più efficaci nella lotta ai cambiamenti climatici. 

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