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Ondate di calore, in arrivo la mappatura dei Rifugi climatici in città

Rifugi climatici
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Junker App ha mappato per la prima volta i rifugi climatici dove i cittadini, con un semplice clic, possono trovare riparo dalle temperature insopportabili che stanno colpendo soprattutto le nostre città

I rifugi climatici stanno diventano una necessità soprattutto nelle grandi città, luoghi dovel’iper-urbanizzazione e la progressiva sparizione di aree verdi e, soprattutto, l’inesistenza di “zone termoregolate” (o quartieri a temperatura controllata) stanno creando le condizioni ideali per alimentare quelle trappole urbane che sono le bombe di calore. Trappole dove rimangono impigliate soprattutto le fasce più deboli e meno abbienti, che non hanno mezzi e risorse per trovare riparo. Bombe che stanno causando vere e proprie emergenze ambientali e sanitarie.Come un film dispotico che diventa tristemente realtà. 

Grazie alla geolocalizzazione di Junker app, dunque, tutti i rifugi censiti nelle città italiane saranno facilmente a disposizione dei cittadini e dei visitatori.  

Cosa sono i rifugi climatici e dove sono nati?

Trattandosi di un fenomeno abbastanza recente, qualche informazione di contesto non guasta. Intanto i rifugi climatici, manco a dirlo, sono spazi urbani e naturali a uso pubblico, il più delle volte messe a disposizione dai Comuni, in cui trovare un momentaneo sollievo dalle temperature insopportabili, dall’afa, dalla mancanza di refrigerio. Quindi aree verdi, parchi e giardini pubblici, biblioteche, musei, cinema, case di comunità, in generale luoghi accessibili al pubblico, compresi i centri commerciali, luoghi in grado di offrire acqua e riparo dalle ondate di calore, assumendo gradualmente una nuova funzione sociale.  

La prima città a seguire questa strada è stata Barcellona, nel 2020, fatidico anno del Covid, che ha dato vita al progetto dei climate shelters, un sistema di 350 punti rifugi distribuiti in tutto il perimetro urbano. Gli ha fatto eco la città di Parigi che in vista dei Giochi Olimpici del 2024, ha attivato le cosiddette “cool islands”, oltre 1300 micro-oasi urbane tra aree verdi, piscine pubbliche e strutture mobili ombreggianti come chioschi e pergolati, pensate per mitigare l’impatto delle alte temperature.

La mappatura dei rifugi climatici nelle città italiane

In Italia se ne parla già dall’estate scorsa, la novità di oggi è che, partendo da dati open, la più diffusa app italiana per i servizi ambientali, Junker, li ha raccolti e pubblicati in app, per aiutare i turisti e chi resta in città a contrastare caldo e isolamento sociale. Il termine “rifugio” rimanda a scenari di crisi e non è un caso: questi spazi possono letteralmente salvare la vita delle persone più fragili.

l’idea di fondo è, quindi, mappare questi rifugi, offrendo un servizio aggiuntivo e gratuito ai cittadini. Alcuni Comuni li hanno censiti, ma le informazioni sono spesso disperse nel web, quasi impossibili tra trovare, specialmente dalle persone anziane e/o che vivono varie forme di disagio e di povertà. sulla scorta delle ricorrenti ondate di caldo africano che sta caratterizzando questa estate, Junker app ha mappato tutti i rifugi climatici individuati dalle amministrazioni comunali delle sette principali città turistiche italiane: Torino, Milano, Padova, Bologna, Firenze, Roma e Napoli. Roma è la città italiana col più alto numero di rifugi. 

“Tutte le informazioni – spiega Noemi De Santis, co-fondatrice e responsabile comunicazione dell’app – provengono da dati ufficiali e pubblici.  Noi le abbiamo raccolte in un’unica fonte, gratuita e facilmente consultabile da tutti, per aiutare cittadini e turisti a trovare rapidamente un luogo dove ripararsi dal caldo”.

Si tratta, dunque, di un’iniziativa spontanea e totalmente gratuita, nata dalla volontà di rendere queste informazioni più accessibili, sfruttando la popolarità di Junker, che è già installata sugli smartphone di 4 milioni di italiani ed è tradotta in 13 lingue, tra cui ucraino e cinese semplificato.

Un servizio di pubblica utilità

Accedendo dalla home di Junker alla sezione “Rifugi climatici”, gli utenti possono selezionare la città di loro interesse, tra quelle elencate, e navigare sulla mappa. Per semplificare la ricerca è possibile filtrare la tipologia di rifugio, scegliendo tra: biblioteche, musei e spazi culturali, case di quartiere, parchi e giardini, piazze e spazi pubblici, strutture sociali, servizi igienici, piscine e impianti acquatici, punti acqua e fontanelle. 

La città italiana col maggior numero di rifugi climatici è Roma, con oltre 4mila luoghi mappati, di cui circa 2500 punti d’acqua: i celebri “nasoni” pubblici che offrono acqua corrente gratuita con la quale riempire le borracce, invece che acquistare acqua in bottiglia. Seguono Milano, con 112 rifugi mappati, e Napoli, che ne ha segnalati 69.

I criteri minimi di UNITEL (Unione Nazionale Italiana dei Tecnici degli Enti Locali)

Partendo dall’esempio di Barcellona, UNITEL ha elaborato una lista di requisiti minimi che ogni rifugio climatico dovrebbe rispettare per garantire accessibilità, efficacia e inclusività. Essi sono:

  1. Mantenere la funzione originaria dello spazio, rendendolo un rifugio accessibile senza stravolgerne l’uso quotidiano (es. biblioteche, centri civici, parchi).
  2. Essere collocati sia in ambienti chiusi che aperti, come aree verdi attrezzate o cortili ombreggiati.
  3. Offrire accesso gratuito, salvo eccezioni come piscine comunali, dove possono essere applicate tariffe agevolate.
  4. Essere facilmente accessibili, dotati di sedute (sedie, panchine) e acqua potabile gratuita.
  5. Garantire un microclima adeguato: negli spazi interni è raccomandata una temperatura costante di 26 °C in estate e 21 °C in inverno.
  6. Non fungere da strutture sanitarie: i rifugi non sono destinati a persone con urgenze mediche, che devono rivolgersi ai presidi sanitari.
  7. Promuovere attività sociali, ludiche, ricreative o culturali per favorire il benessere psicofisico degli utenti.
  8. Essere chiaramente identificabili con segnaletica dedicata e inseriti in mappe cartacee e digitali, ben pubblicizzati attraverso canali istituzionali.

Il modello Junker: tutte le info a portata di mano

Non è la prima volta che Junker app mette a disposizione la propria infrastruttura in situazioni di emergenza. Durante il lockdown del 2020, ad esempio, i Comuni hanno avuto la possibilità di usare l’app per mandare messaggi diretti sugli smartphone dei propri cittadini, informandoli in modo massivo e in tempo reale di ordinanze di pubblica sicurezza o modifiche ai servizi.

“Semplificare l’accesso delle persone alle informazioni e ai servizi ambientali è il nostro lavoro: lo facciamo ogni giorno in più di 3mila Comuni da oltre 10 anni”, chiosa De Santis. “In questi giorni di emergenza, siamo orgogliosi di mettere a disposizione della collettività le nostre competenze per facilitare la fruibilità di spazi che non solo offrono un sollievo termico immediato, ma rappresentano anche presìdi di coesione sociale, contribuendo a contrastare l’isolamento degli anziani e di tutti coloro che, a causa della cooling poverty, non hanno normalmente accesso a spazi climatizzati”.

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