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Agromining: coltivare metalli per bonificare i terreni e produrre batterie

uomo che coltiva un terreno
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Con l’agromining è possibile coltivare metalli per bonificare i terreni e produrre batterie in modo sostenibile.

Le miniere tradizionali scavano crateri, consumano energia e devastano il paesaggio. Ma alcune aree naturali o siti industriali dismessi sono già ricchi di metalli tossici, troppo poveri per le colture agricole ma potenzialmente utili per altri scopi. In questo contesto emerge l’agromining (o phytomining), una tecnica innovativa che usa le piante per estrarre i metalli dal suolo.

Il funzionamento del phytomining sfrutta le piante iperaccumulatrici, specie vegetali in grado di assorbire metalli dal terreno e concentrarli nei tessuti. Un esempio è l’Alyssum murale (o Odontarrhena chalcidica), ampiamente studiata in ambito europeo per la capacità di accumulare nichel.

Questa idea non resta teoria: il progetto europeo LIFE‑AGROMINE ha dimostrato a scala pilota come sia possibile coltivare piante iperaccumulatrici su suoli ultramafici e rifiuti industriali, raccogliere la biomassa e recuperare metalli di valore come il nichel. Il progetto è coordinato dall’Université de Lorraine, uno dei centri di ricerca pionieri nell’agromining, e ha coinvolto vari partner europei per testare l’intero ciclo dalla coltivazione alla valorizzazione.

Il processo è semplice nella sua logica, ma efficace: si coltivano piante iperaccumulatrici su terreni ricchi di metalli, si raccoglie la biomassa (sfalcio) e questa viene bruciata in impianti termici per produrre energia. Le ceneri residue, estremamente ricche di metallo (fino al ~20% di nichel), costituiscono un bio‑minerale purissimo, pronto per la raffinazione industriale.

Questo ciclo rappresenta un esempio virtuoso di Economia Circolare: bonifica il suolo, produce energia e fornisce metalli critici necessari all’industria delle batterie elettriche e alla transizione verde, riducendo la dipendenza dalle importazioni e la necessità di miniere convenzionali. La lista UE di metalli critici comprende nichel, litio, cobalto e altri elementi essenziali per tecnologie avanzate e batterie.

Le piante “Metallivore”: chi sono e come funzionano

Una piantina verde che spunta dal suolo

Alcune piante hanno sviluppato la straordinaria capacità di crescere su terreni poveri di nutrienti ma ricchi di metalli, come i suoli ultramafici o serpentinitici. Queste specie, dette piante iperaccumulatrici, possono assorbire grandi quantità di metalli e concentrarli nei loro tessuti. La biomassa che ne deriva costituisce una bio‑ore, ovvero una risorsa biologica da cui è possibile estrarre metalli preziosi. L’approccio delle bio-ore consente così di combinare la produzione di materie prime con la bonifica dei terreni serpentinitici e contaminati. Questa strategia è stata studiata e promossa nel progetto europeo Bio-Ore di Alchemia Nova, che esplora l’uso di piante iperaccumulatrici per recuperare metalli critici da suoli difficili da coltivare.

Il meccanismo di difesa

Il motivo per cui alcune piante accumulano metalli fino a concentrazioni così elevate è legato alla loro strategia di difesa naturale: depositare metalli nei propri tessuti rende la pianta meno appetibile o addirittura tossica per insetti e altri parassiti. Questo meccanismo di autodifesa, sviluppato nel corso dell’evoluzione, viene oggi sfruttato nella pratica dell’agromining. Come dimostrano diversi studi scientifici, coltivando piante iperaccumulatrici su suoli ricchi di metalli, la biomassa risultante ricca di elementi metallici può essere raccolta e trasformata in bio‑ore da cui estrarre nichel e altri metalli critici, combinando così la riqualificazione ambientale con la produzione di materie prime utili all’industria moderna.

Dalla pianta alla batteria: il ciclo industriale

L’agricoltura mineraria trasforma la coltivazione di queste piante in un vero e proprio processo industriale. Attraverso questa pratica, piante come l’Alyssum murale vengono coltivate su terreni ricchi di metalli, raccolte e trasformate in una fonte di metallo concentrato. L’estrazione del nichel dalle piante segue un ciclo sostenibile che integra produzione agricola, valorizzazione energetica e recupero dei metalli, con vantaggi ambientali e socioeconomici.

Il raccolto viola

I campi di Alyssum murale fioriscono di giallo, ma il vero tesoro si trova nella biomassa raccolta. Una volta essiccata e bruciata, la pianta lascia ceneri estremamente ricche di nichel, pronte per essere trasformate in metallo puro da impiegare nelle batterie e in altre applicazioni industriali. In questo senso, il colore dei fiori contrasta con il valore reale delle piante: le ceneri valgono oro… o meglio, nichel.

Il confronto con la miniera

Rispetto all’estrazione mineraria tradizionale, l’agricoltura mineraria ha un impatto quasi nullo sul suolo, non genera crateri né degrado paesaggistico e, grazie alla fotosintesi delle piante, può essere carbon negative, in quanto le piante assorbono CO₂ dall’atmosfera. Inoltre, offre un reddito alternativo agli agricoltori di aree marginali, trasformando terreni inutilizzabili in risorse economiche e contribuendo alla produzione di metalli critici necessari alla transizione energetica.

Infografica Tecnica: “La Miniera Vivente”, il ciclo dell’agromining

il ciclo dell'agromining

L’agromining dimostra che è possibile coniugare innovazione e sostenibilità, trasformando terreni considerati marginali in risorse preziose e creando un ponte tra agricoltura, ricerca e industria. Questa pratica apre nuove opportunità per agricoltori, scienziati e imprese, e mostra come soluzioni naturali possano contribuire a una società più verde e tecnologicamente avanzata, senza compromettere l’ambiente.

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Rosaria De Benedictis

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