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Biodiversità: la Ue vuole arrestare il declino degli impollinatori entro il 2030

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Agricoltura intensiva e urbanizzazione, uso di pesticidi e cambiamento climatico mettono a rischio la sopravvivenza degli impollinatori, da cui dipende la riproduzione dell’84% delle specie coltivate in Europa. Una tendenza che l’Unione europea vuole invertire entro il 2030.

La Commissione europea ha presentato ieri una nuova strategia per arrestare entro il 2030 il declino in Europa degli insetti impollinatori, essenziali nel mantenimento dell’equilibrio di ecosistemi e biodiversità. Con la diminuzione degli impollinatori, infatti, molte specie vegetali potrebbero a loro volta subire un declino o addirittura scomparire, insieme agli organismi che direttamente o indirettamente dipendono da esse. Inoltre, la riduzione degli impollinatori – sia in termini di quantità che di varietà – ha un impatto anche in termini di resa agricola: basti pensare che il 78% dei fiori selvatici e l’84% delle specie coltivate in Europa, per la produzione di semi dipendono, almeno in parte, dall’opera di impollinazione degli insetti. Mele, arance, fragole, albicocche, ciliegie, fagioli, pomodori, cetrioli e zucche, ma anche erbe quali basilico, timo o camomilla sono fra queste. Secondo stime della Commissione europea, tra il 5 e l’8% dell’attuale produzione agricola mondiale è legata agli impollinatori, mentre per la sola Unione europea il valore annuo della produzione agricola collegata all’opera di questi insetti ammonta a circa 15 miliardi di euro.

Chi sono gli impollinatori e perché sono importanti

Soltanto poche piante sono in grado di autoimpollinarsi, la maggior parte di esse, per la propria riproduzione, dipende dall’opera degli animali o degli agenti naturali, come il vento o l’acqua. Molti animali visitano i fiori in cerca di nettare: dai pipistrelli, agli uccelli, le lucertole o i roditori. In alcuni casi anche le scimmie. In Europa è l’ape domestica da miele occidentale la specie di insetto impollinatore più conosciuta, utilizzata dagli apicoltori per la produzione di miele e altri prodotti. Ma si contano circa 2.000 specie di api selvatiche, la cui opera di impollinazione sulle colture non è meno importante. Insieme a quella di sirfidi, farfalle, falene, vespe e alcuni coleotteri.

Perché gli impollinatori sono in declino?

Sebbene non ci siano dati scientifici che rappresentino il fenomeno nella sua interezza, ci sono prove inoppugnabili della considerevole diminuzione degli insetti impollinatori: secondo la Commissione europea, per quanto riguarda api e farfalle, una specie su 10 in Europa è a rischio di estinzione. Le cause sono molte:

  • il cambiamento dell’uso di suolo, che destinato alle produzioni agricole o all’urbanizzazione porta al degrado e alla frammentazione degli habitat naturali;
  • l’agricoltura intensiva, che – a differenza dell’agricoltura rigenerativa – provoca la scomparsa di varietà di specie vegetali, causando una perdita di risorse alimentari;
  • l’uso di pesticidi e altre sostanze chimiche, che possono colpire gli impollinatori in maniera diretta (insetticidi e fungicidi) e indiretta (erbicidi);
  • la diffusione di specie esotiche invasive come il calabrone asiatico (Vespa velutina) e la diffusione di parassiti, particolarmente pericolosi per le api da miele;
  • il surriscaldamento globale che provoca l’estremizzazione degli eventi climatici.

La nuova strategia europea contro il declino degli impollinatori

L’iniziativa presentata dalla Commissione europea completa la legislazione sul ripristino della natura del giugno 2022, è parte fondamentale della Strategia europea sulla Biodiversità 2030 e del Green Deal, e dovrà essere tradotta in approcci strategici nelle politiche nazionali e regionali degli Stati membri. Tra le priorità di azione che il documento stabilisce:

  • una migliore conservazione di specie e habitat;
  • progettare una rete di corridoi ecologici – le cosiddette buzz lines – per permettere alle specie impollinatrici di spostarsi in cerca di cibo, riparo e nidificazione e aprire delle vie migratorie per le specie colpite dai cambiamenti climatici;
  • il ripristino degli habitat favorevoli agli impollinatori nelle aree agricole, soprattutto mitigando l’uso di pesticidi e incentivando l’utilizzo della lotta integrata;
  • elaborare piani di conservazione per le specie di impollinatori minacciate;
  • migliorare gli habitat per gli impollinatori nelle aree urbane;
  • monitorare le principali minacce al declino degli impollinatori.
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Redazione

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