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Fuori la biomassa forestale dalle rinnovabili

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Secondo la Forest Defenders Alliance, l’utilizzo di biomassa legnosa per la produzione di energia rischia di compromettere il raggiungimento degli obiettivi europei di neutralità climatica, qualità dell’aria e tutela degli ecosistemi.

Nel paniere delle rinnovabili europee la biomassa pesa per il 60% e ben la metà è costituita dalla biomassa legnosa, originata in gran parte da tagli di foreste, anche vetuste, in Europa e in Stati extra Ue, che distruggono habitat e specie. I sussidi per questa fonte energetica classificata come rinnovabile sono di 17 miliardi di euro all’anno; mentre le emissioni di CO2 per la combustione legnosa superano, per unità di energia prodotta, quelle dei combustibili fossili. Un vero e proprio paradosso, secondo Gaia Angelini, presidente di Green Impact, associazione italiana membro della coalizione di oltre 100 associazioni europee Forest Defenders Alliance, recentemente insorta per chiedere di escludere la biomassa forestale dalla normativa sulle energie rinnovabili, in vista delle prossime tappe della revisione della Direttiva sulle energie rinnovabili (REDIII). “L’Europa – ha dichiarato Angelini – per produrre energia sta distruggendo le sue foreste. Boschi e foreste tagliate da pozzi di assorbimento di carbonio si trasformano in sorgente di CO2, se bruciate per produrre energia; l’Unione europea rischia di fallire il target della neutralità climatica entro il 2050 per non aver investito nelle rinnovabili”.

L’iter di revisione della Direttiva sulle energie rinnovabili

La proposta di revisione della Direttiva, adottata dall’Europarlamento il 14 settembre, è ora all’esame del Consiglio; l’inizio dei negoziati tra deputati e Consiglio è previsto per l’inizio del nuovo anno e l’adozione entro il primo trimestre del 2023. Gli eurodeputati hanno votato a favore di un aumento al 45% (dal 32% attualmente previsto) della quota di rinnovabili nel consumo finale di energia dell’Unione europea entro il 2030, obiettivo sostenuto anche dalla Commissione nell’ambito del pacchetto “RepowerEU”. Tra le modifiche apportate figura anche un aumento dei requisiti di sostenibilità della biomassa, con l’adozione di emendamenti in cui si chiede una riduzione graduale della quota di legno primario, considerato come energia rinnovabile. Ma il testo non ha convinto la Forest Defenders Alliance che lo definisce “una modesta riforma della politica dell’Unione europea in materia di biomassa”.

Cosa chiede la Forest Defenders Alliance

Per la coalizione occorre fare di più e in fretta, modificando ulteriormente le norme del REDIII quando i negoziatori del Consiglio, della Commissione e del Parlamento si incontreranno il mese prossimo. Secondo la colazione delle associazioni che lavorano alla difesa delle foreste è necessario:

  • smettere di conteggiare la biomassa forestale bruciata per gli obiettivi di energia rinnovabile, con una rapida riduzione entro il 2027;
  • porre fine ai sussidi per la combustione di biomassa forestale per la produzione di energia, sia termica che elettrica;
  • escludere la biomassa proveniente da foreste primarie, secolari e zone umide dal computo degli obiettivi per le energie rinnovabili;
  • assicurarsi che la definizione di biomassa legnosa primaria sia basata su basi scientifiche e sia coerente con le norme internazionali, per semplificare l’applicazione e dare una chiara direzione agli investitori.

Azioni ritenute prioritarie e urgenti in base al rapporto Burning up the Carbon Sink realizzato dalla Partnership for Policy Integrity, associazione che fornisce supporto scientifico e legale in tema di protezione del clima e degli ecosistemi, che mostra come l’Unione europea stia perdendo i suoi pozzi di assorbimento di carbonio forestali e terrestri a un ritmo allarmante, e come una delle principali cause di questa perdita sia l’aumento del taglio delle foreste per ricavarne biomasse combustibili. Secondo lo studio, gli obiettivi europei in materia di clima, natura e qualità dell’aria sono in pericolo a causa della combustione del legno a fini energetici. “I responsabili politici dell’Unione europea – ha dichiarato Mary Booth, direttrice del Partnership for Policy Integrity e autrice del rapporto – devono agire ora per eliminare gli incentivi perversi che stanno minando gli obiettivi sanitari e ambientali europei”. “Il degrado delle foreste, l’aumento delle emissioni di gas serra e l’inquinamento atmosferico causato dalla combustione del legno delle foreste non potranno che peggiorare se l’obiettivo dell’Unione europea per le energie rinnovabili aumenterà al 45% entro il 2030 senza una significativa riforma della politica sulle biomasse”, ha continuato Booth. Secondo la Partnership for Policy Integrity, le politiche dell’Unione hanno determinato un forte aumento dell’utilizzo di biomassa per produrre energia; soprattutto dal 2002, in seguito all’emanazione della prima Direttiva che includeva la biomassa tra le energie rinnovabili.

L’Italia è il maggior importatore Ue di biomassa forestale per la produzione di energia

La maggior parte della biomassa conteggiata come energia rinnovabile proviene dal legno, in gran parte direttamente dalle foreste. La combustione di biomassa solida per il riscaldamento e l’energia elettrica ha rappresentato il 40% dell’energia rinnovabile dell’Unione europea nel 2020, ma l’energia utile prodotta è stata inferiore. Gli attuali livelli di raccolta del legno stanno degradando il bacino terrestre dell’Unione, che tra il 2002 e il 2020 ha perso circa un quarto del suo assorbimento annuale di carbonio. L’aumento del disboscamento per i combustibili da biomassa è responsabile di gran parte di questa perdita, poiché la produzione di prodotti legnosi raccolti è rimasta pressoché costante dal 1990. Burning up the Carbon Sink mette in evidenza che buona parte degli Stati membri ha subito una forte riduzione dei propri pozzi di carbonio forestali e terrestri dal 2002 o li ha persi del tutto: Austria, Belgio, Bulgaria, Croazia, Danimarca, Estonia, Finlandia, Francia, Germania, Irlanda, Lettonia, Lituania, Paesi Bassi, Portogallo e Slovenia. Mentre alcuni Stati membri (in particolare Belgio, Danimarca, Italia e Paesi Bassi) importano pellet di legno da altri Paesi in cui si verificano tagli forestali dannosi e spesso illegali. Agli attuali ritmi di declino, la maggior parte degli Stati non riuscirà a raggiungere gli obiettivi di assorbimento del suolo fissati per il 2030, mettendo fuori portata gli obiettivi climatici. Inoltre, la combustione di biomasse renderà impossibile il raggiungimento di una migliore qualità dell’aria. L’Italia è il più grande importatore di biomassa forestale per la produzione di energia dell’Unione europea e tra i primi tre importatori di pellet, che proviene anche da Stati extra Ue. Nel 2020, il 47% della biomassa bruciata è stata utilizzata per il riscaldamento residenziale e di servizi commerciali, il 30% nel settore energetico e il 22% nel settore industriale. “L’esclusione della biomassa forestale dalla normativa europea sulle rinnovabili – ha concluso Angelini – è un passo necessario per la promozione delle vere energie pulite cui potranno essere devoluti più ingenti finanziamenti e incentivi. Le foreste, grazie alla loro funzione naturale di assorbimento della CO2 sono il nostro migliore e più efficiente alleato per combattere la crisi climatica. Dunque, è più vantaggioso incentivare la riforestazione invece di abbattere le foreste per bruciarle”.

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