Chiudi
Cerca nel sito:

Innovazione e sostenibilità per tornare a Namie

Condividi l'articolo

Namie, a pochi chilometri dalla centrale di Fukushima, nel 2011 fu abbandonata e ancora oggi l’80% dei terreni è area ad accesso riservato. Governo e enti locali puntano su innovazione e sostenibilità per rilanciare il territorio.

La cittadina di Namie è situata a pochi chilometri a nord dalla centrale nucleare di Fukushima. All’indomani del grave incidente del 2011, quando terremoto e tsunami devastarono l’area provocando danni ingenti all’impianto, i suoi 21mila residenti furono tutti evacuati. Oggi l’80% dei terreni del Comune è ancora area ad accesso riservato. Ma Namie è uno dei centri del Fukushima innovation coast framework, un progetto nazionale finalizzato a realizzare un nuovo complesso di infrastrutture industriali nella regione costiera di Hamadori. Il framework, dicono i promotori, comprende iniziative di “decommissioning, robotica, droni, energia, ambiente, riciclaggio, agricoltura, silvicoltura, pesca, industria medica e aerospaziale”. E nel bilancio presentato dall’Agenzia per la Ricostruzione del Governo giapponese a quasi undici anni dalla catastrofe, Namie – dove i residenti sono stati autorizzati a tornare solo nel 2017 e solo nelle aree centrali – ben sintetizza la complessità delle sfide e l’impegno messo in campo per il rilancio del territorio. Delle prefetture colpite e non solo.

Una hydrogen valley pilota

I nuovi progetti sono ospitati nel complesso industriale di Tanashio, un’area di 49 ettari destinata prima della catastrofe alla costruzione di un’altra centrale nucleare, come racconta l’Agenzia per la Ricostruzione sul Finantial Times. Tra le infrastrutture già realizzate, c’è il Fukushima hydrogen energy research field completato nel 2020. Un impianto di elettrolisi da 10 megawatt, che produce idrogeno verde utilizzando principalmente l’elettricità generata da un parco fotovoltaico adiacente. Questa hydrogen valley è un progetto pilota sviluppato dal Ministero dell’Economia, del Commercio e dell’Industria e dalla New energy and industrial technology development organization (Nedo). La città di Namie collabora con enti governativi e singole aziende per innovare i modi di creare, immagazzinare e utilizzare l’energia dell’idrogeno. Prevede di utilizzarla nelle strutture pubbliche e per la mobilità, di testare la trasmissione dell’idrogeno via cavo e sviluppare un sistema di consegna di celle a combustibile alle famiglie. “Creando una filiera autosufficiente dell’idrogeno a Namie, speriamo di inviare un messaggio forte sulla transizione dal nucleare e di diventare un modello pionieristico per una società dell’idrogeno”, ha dichiarato Yoshiki Sato, vice sindaco della città.

Innovazione per la crescita

Il distretto di Namie punta sull’innovazione. A soli 13 chilometri dalla cittadina, a Minamisoma, è stata realizzata una pista per testare i droni. Fa parte del Fukushima robot test field, un centro di ricerca e sviluppo, le cui strutture sono utilizzate per collaudare robot terrestri, marittimi, subacquei e aerei utilizzati per la logistica, l’ispezione delle infrastrutture e i disastri su larga scala. A poca distanza il Fukushima advanced manufacturing center for laminated timber, uno dei più grandi impianti del genere in Giappone, eccelle per la produzione di legname a sezione larga, destinato alla realizzazione di edifici non residenziali. Legname che, in un prossimo futuro, sarà adoperato per la realizzazione di un progetto di riqualificazione del centro di Namie, del quale è stato incaricato l’architetto Kengo Kuma, famoso per l’uso innovativo del legno nei suoi progetti. Nel tentativo di attrarre residenti vecchi e nuovi, l’amministrazione di Namie lavora anche sul fronte della mobilità, con un piano per il trasporto intelligente che mette insieme l’uso di veicoli elettrici automatizzati e la sperimentazione di un sistema di trasporto su richiesta, per facilitare gli spostamenti degli abitanti che non possono guidare. “Abbiamo deciso di approfittare del fatto che, con una popolazione ridotta e molti spazi vuoti, si è creata una situazione ideale per testare nuove tecnologie”, ha detto Megumi Nakatsugawa della Divisione affari generali di Namie. “Con l’augurio che le persone siano attratte da queste innovazioni e ciò porti movimento e crescita”.

Ultime Notizie

Quanto è green la spesa pubblica?
SPESA PUBBLICA
Quanto è green la spesa pubblica?

Presentati i dati dell’Osservatorio Appalti Verdi sul monitoraggio della spesa pubblica orientati ai criteri di sostenibilità. Qualche passo in avanti e tante difficoltà, in un...

Cerca nel sito