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L’Abruzzo con la ricostruzione innova il patrimonio storico  

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In Italia transizione energetica e adozione di nuove tecnologie interesseranno anche borghi medievali e contesti vincolati. Per questo il territorio abruzzese, attraverso la sfida della ricostruzione post sisma, può essere considerato un banco di prova per tutto il Paese.

L’Abruzzo è un bel banco di prova per l’inserimento di tecnologie per la produzione di energie rinnovabili e di efficienza energetica in un contesto fitto di tessuti storici e patrimonio monumentale. Pesantemente colpito dai terremoti del 2009 e del 2016, con moltissimo ancora da ricostruire e l’80% del territorio sottoposto a tutela paesaggistica, rappresenta per l’Italia la migliore delle sfide per fare di necessità virtù: la ricostruzione, tra quello che è stato fatto e quello che rimane da fare, può essere uno strumento importante per sviluppare progetti energetici puliti e di qualità, inseriti in contesti delicati. Nel gioco di equilibrio tra patrimonio culturale e sostenibilità energetica, concertazione è la parola d’ordine; tra pubblico e privato, enti locali e amministrazione centrale, dalla Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio al Commissario straordinario alla ricostruzione in Abruzzo, Lazio, Marche e Umbria.

Equilibrio necessario, secondo Guido Castelli, Commissario straordinario per la ricostruzione sisma 2016, che in occasione di una giornata di studio dedicata al possibile dialogo tra tutela del patrimonio culturale e sviluppo delle rinnovabili in contesti vincolati organizzata al MAXXI di Roma, il Museo nazionale delle arti del XXI secolo, ha spiegato come sia ormai tramontata l’idea di una ricostruzione del “dov’era, com’era”.

Ricostruzione ed efficientamento energetico vanno tenuti insieme, perché le transizioni digitali ed energetiche che abbiamo di fronte sono imprescindibili. “Ci siamo chiesti come pensare un Appennino contemporaneo – ha detto Castelli – in cui la risistemazione del nostro patrimonio potesse essere anche un’occasione per produrre questo salto di contemporaneità”.

Ricostruzione post sisma e transizione energetica: come coniugarle

Esempi in questo senso non mancano. Proprio sulla sede distaccata del Maxxi a L’Aquila, Palazzo Ardinghelli, la Soprintendenza ha recentemente approvato un progetto di efficientamento energetico e autorizzato l’installazione di tegole fotovoltaiche sulle falde del palazzo storico oggetto di ricostruzione dai danni del sisma. Non solo. L’Aquila ha richiesto l’attivazione di tavoli tecnici di collaborazione con la Soprintendenza per normare le installazioni degli impianti fotovoltaici, come già fatto dal Comune di Navelli per il suo centro storico, poi da un gruppo di borghi a ridosso della Majella.

Di impianto medievale, incastonato a sud del Gran Sasso e inserito nel circuito dei borghi più belli d’Italia, Navelli è stato uno dei primi Comuni abruzzesi ad adottare un regolamento per la collocazione e le modalità di installazione degli impianti fotovoltaici da parte dei privati. Seguito da Pescocostanzo, Rivisondoli, Pacentro, Cansano, Campo di Giove e Pettorano sul Gizio, che hanno condiviso con la Soprintendenza la mappatura delle aree comunali sulle quali realizzare i loro centri di produzione di energia elettrica pulita, nonché le modalità di installazione: impianti fotovoltaici su pensiline a copertura di parcheggi, impianti su plessi scolastici, impianti sui loculi moderni nelle aree cimiteriali.

La prima fase della concertazione è l’individuazione delle aree idonee all’installazione di impianti, le successive servono alla condivisione di criteri e linee guida di inserimento. La chiave, secondo la Soprintendente Archeologia Belle Arti e Paesaggio dell’Aquila Cristina Collettini, è la qualità dei progetti e la sinergia tra istituzioni in supporto al cittadino.

E il fotovoltaico non è tutto. Ci sono, ad esempio, oltre mille chiese ancora da riparare; chiese importanti, di cui andrebbe realizzato l’efficientamento, come è stato fatto a Norcia nella Basilica di San Benedetto, ma anche nella concattedrale di Santa Maria Argentea, in cui sono sati messi radianti dove è stato possibile. Ci sono le possibilità offerte dalle nuove tipologie di isolamento termico, come i nuovi intonaci che – già da soli – consentono di migliorare il risparmio energetico. Senza dimenticare che il difficile compito della ricostruzione è anche quello di mantenere un flusso vitale in zone soggette a spopolamento già prima dei terremoti, e quindi di fare lavorare il territorio e le imprese locali.

Se si considera che la necessità di una transizione energetica e dell’installazione di nuove tecnologie in borghi medievali e contesti vincolati riguarderà, nel tempo, probabilmente tutta la dorsale appenninica, il territorio abruzzese – con i suoi 8 mila chilometri quadrati, da Fabriano all’Aquila, da Spoleto ad Ascoli Piceno e a Camerino – attraverso la sfida della sua ricostruzione, può essere considerato, e in parte si propone, come luogo di sperimentazione “di ciò che è possibile” per il Belpaese.

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