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24/01/2023 - Politiche Ambientali

/Inquinamento acustico: raggiungeremo gli obiettivi Ue?

Di Alice Scialoja

La Commissione europea punta a ridurre il numero delle persone disturbate dal traffico stradale del 30% entro il 2030: un risultato improbabile, secondo l’Agenzia Europea dell’Ambiente. A meno che non arrivino novità normative importanti.

Circa 18 milioni di persone in Europa sono soggette a lunga esposizione al rumore proveniente dai trasporti. Un numero significativo, con almeno una persona su cinque esposta a livelli cronici che possono causare effetti negativi sulla salute fisica e mentale. La Commissione europea, nel suo Piano d’azione verso l’inquinamento zero per l’aria, l’acqua e il suolo adottato nel 2021 nell’ambito del Green Deal, punta a ridurre entro il 2030 il numero di persone cronicamente disturbate dal rumore dei trasporti del 30% rispetto al 2017. Ma l’analisi dell’Agenzia Europea dell’Ambiente (AEA) sulle prospettive di raggiungimento dell’obiettivo è tutt’altro che positiva: è improbabile che il risultato venga raggiunto senza ulteriori modifiche normative.

Inquinamento acustico: gli obiettivi di riduzione della Commissione europea

Gli obiettivi contenuti nel Piano d’azione verso l’inquinamento zero della Commissione europea relativi al rumore sono:

  • la riduzione del 30% del numero di persone cronicamente disturbate dal rumore entro il 2030;
  • miglioramento del quadro normativo relativo al rumore di pneumatici, veicoli stradali, trasporto ferroviario e aereo, a livello europeo e internazionale;
  • migliorare l'integrazione tra piani d'azione sul rumore e piani di mobilità urbana sostenibile, puntando su trasporto pubblico pulito e mobilità attiva.

Obiettivi europei di riduzione del rumore: gli scenari possibili

Nel suo rapporto "Outlook to 2030 - can the number of people affected by transport noise be cut by 30%?" l’Agenzia Europea dell'Ambiente valuta la fattibilità del raggiungimento degli obiettivi europei di riduzione del rumore attraverso due scenari, uno conservativo, l’altro più ottimistico. Secondo quest’ultimo, che presume l’attuazione di un’ampia serie di misure antirumore, la previsione è che il numero di persone fortemente disturbate dal rumore dei trasporti diminuisca di circa il 19% entro il 2030; mentre in quello conservativo, si stima che il numero di persone colpite dal rumore aumenti addirittura del 3%, soprattutto a causa dell’aumento previsto per il trasporto stradale, ferroviario e aereo. Questo scenario ipotizza il rispetto dei requisiti di legge per la riduzione del rumore alla fonte e l’attuazione di alcune misure di mitigazione non vincolanti: come il rispetto dell’attuale normativa europea sul rumore dei veicoli a motore, l’elettrificazione del 25% del parco veicoli su strada e il miglioramento delle procedure di atterraggio e decollo degli aerei. Viceversa, lo scenario ottimistico ipotizza l’attuazione di misure di mitigazione del rumore più ambiziose, che vanno oltre le normative vigenti, tra cui, ad esempio:

  • la riduzione dei limiti di velocità sulle strade urbane; 
  • l’elettrificazione del 50% del parco veicoli su strada;
  • la manutenzione delle rotaie ferroviarie; 
  • aerei più silenziosi; 
  • il coprifuoco notturno per il traffico aereo.

Nessuna delle due ipotesi prende in considerazione cambiamenti legislativi o normativi a livello europeo, in quanto richiederebbero molto tempo per essere sviluppati e implementati.

Inquinamento acustico: la causa principale è il traffico stradale

Il principale ostacolo al raggiungimento dell’obiettivo europeo di inquinamento zero, secondo AEA, è la difficoltà di ridurre l’elevato numero di persone esposte al rumore del traffico stradale. Il numero di persone altamente disturbate dovrebbe essere ridotto di 5,3 milioni rispetto all’anno di riferimento 2017, ma nell’ultimo decennio il numero complessivo di persone esposte a livelli nocivi di rumore è rimasto stabile. Per superare questo ostacolo sarebbero necessari, secondo l’Agenzia, sforzi significativamente maggiori, con misure rivolte a tutti, non solo alle popolazioni che vivono in zone ad alta intensità di rumore. A cominciare da norme più severe in materia di rumore provocato da trasporto stradale, una migliore pianificazione urbana e una riduzione significativa del traffico stradale in città. Il documento riporta anche cinque casi studio sulla riduzione dell’inquinamento acustico causato dai trasporti a Berlino (progettazione delle strade), a Madrid e Firenze (asfalto a bassa rumorosità e barriere antirumore), Monza (zone a basse emissioni), in Svizzera (tappetini ferroviari e freni dei treni più silenziosi) e a Zurigo (limiti di velocità), che mostrano come questi interventi possano contribuire al conseguimento dell’obiettivo europeo.

Inquinamento acustico legato al traffico stradale: le conseguenze

Il rumore del traffico è la seconda causa ambientale di cattiva salute in Europa occidentale, dopo l’inquinamento atmosferico causato dalle polveri sottili. Lo afferma l’Organizzazione Mondiale della Sanità, che raccomanda un’esposizione a lungo termine al rumore del traffico stradale non superiore ai 53 decibel durante il giorno e i 45 decibel la notte, per evitare conseguenze negative sulla salute. Per gli aerei i valori si abbassano a 45 decibel durante il giorno e 40 decibel la notte. L’esposizione prolungata al rumore ambientale può provocare effetti negativi a livello cardiovascolare e metabolico, una riduzione delle prestazioni cognitive nei bambini, nonché un forte fastidio e disturbi del sonno. Si stima che l’esposizione cronica al rumore ambientale causi 12.000 morti premature e contribuisca a 48.000 nuovi casi di cardiopatia ischemica all’anno in Europa; che 22 milioni di persone soffrano di fastidio cronico elevato e 6,5 milioni di persone soffrano di disturbi del sonno cronici elevati; che, a causa del rumore degli aerei, 12.500 bambini soffrano di disturbi dell’apprendimento a scuola. Nell’Unione europea, i limiti massimi di rumore per i veicoli a motore, gli elettrodomestici e le attrezzature esterne risalgono per lo più a normative degli anni Settanta. Misure più recenti hanno ampliato l’ambito dei controlli del rumore. L’introduzione della Direttiva sul rumore ambientale (END) nel 2002 ha cercato di monitorare l’efficacia dei controlli, richiedendo agli Stati membri una valutazione del rumore ambientale a livello nazionale. La Direttiva ha introdotto due indicatori chiave relativi al fastidio e ai disturbi del sonno: se superati i valori limite, diventa necessario elaborare un piano d’azione per ridurre l’esposizione e proteggere le aree non ancora inquinate. Ciononostante, l’inquinamento acustico è presente sempre più spesso anche negli ambienti naturali, con effetti negativi tanto sul benessere degli uomini quanto sulla salute e la distribuzione della fauna selvatica, sulla terraferma e in mare.

Inquinamento
Alice Scialoja
Articolo di

Alice Scialoja

Giornalista specializzata in tematiche ambientali e sociali. Collabora con La Nuova Ecologia, Avvenire, La Stampa e Manifesto.

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