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Sfruttare la lolla di riso per creare isolanti per la bioedilizia

Lolla di riso: chicchi dopo la sbiancatura
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L’impiego della lolla di riso rappresenta una promettente innovazione nel campo della bioedilizia, offrendo un’alternativa ecologica e performante ai tradizionali sistemi di isolamento sintetici. Questo scarto agricolo si può trasformare in risorsa preziosa, rigenerativa e sostenibile.

Nel panorama delle costruzioni moderne, la necessità di ridurre l’impronta carbonica del settore ha focalizzato l’attenzione sul riciclo dei sottoprodotti della risicoltura. La lolla di riso, ovvero l’involucro siliceo esterno che avvolge e protegge il chicco, separata attraverso il processo meccanico di sbiancatura industriale, è tra gli elementi dal più vasto potenziale.

La natura ha ingegnerizzato questa struttura per essere leggera, porosa e incredibilmente resistente alla degradazione biologica. Queste specifiche proprietà intrinseche la rendono un perfetto aggregato naturale per l’allestimento di massetti alleggeriti o per il confezionamento di un intonaco a base di calce e lolla, ad alta efficienza. Il suo impiego elimina l’esigenza di additivi chimici o polimeri sintetici derivati dal petrolio.

Che cos’è esattamente la lolla di riso

Visivamente, la lolla di riso si presenta sotto forma di piccole scaglie, o glume coriacee di colore dorato-brunastro, le quali costituiscono circa il 20% in peso del raccolto lordo del risone. Non la si raccoglie nei campi, ma si accumula come residuo di lavorazione direttamente all’interno degli stabilimenti.

Grazie alla sua conformazione macroscopica, e alla naturale protezione minerale, non marcisce, non assorbe acqua facilmente e non è gradita a roditori né a insetti. Per decenni è stata erroneamente considerata soltanto un semplice scarto da smaltire, o un residuo privo di utilità, da bruciare nei campi. Oggi, abbiamo contezza di come sia possibile utilizzare la lolla di riso in modo virtuoso. Questo know-how ha aperto la strada a una filiera manifatturiera di nuova concezione.

Specifiche fisiche e prestazioni della lolla

Progettisti e tecnici del settore edile hanno analizzato la lolla di riso sotto isolamento termico, basandosi su parametri fisici standardizzati estremamente competitivi relativi al loro ambito di riferimento. Nordtex, azienda bolzanina di forniture edili, ha prodotto una documentazione tecnica completa relativa al riso per edilizia. Le caratteristiche più rilevanti della lolla applicate all’edilizia sono le seguenti:

  • conducibilità termica (λ). La lolla sfusa, impiegata per l’insufflaggio nelle intercapedini delle pareti perimetrali, attesta i suoi valori di conducibilità termica tra λ 0,043 e λ 0,048. Quando viene miscelata a leganti naturali, come la calce aerea o idraulica naturale, l’intonaco termico si posiziona su valori di λ compresi tra 0,051 e 0,060. Il valore λ indica la quantità di calore, in Watt, che passa attraverso 1 metro quadrato di materiale, con spessore di 1 metro, quando la differenza di temperatura tra le due facce è di 1 grado Kelvin o Celsius. I valori della lolla attestano che il materiale ha buona conducibilità.
  • Traspirabilità e resistenza al vapore (μ): questo valore mostra la resistenza alla diffusione del vapore acqueo. Il μ approssimativo della lolla di riso, può variare tra 5 e 10. Questo parametro garantisce un’elevata permeabilità all’aria, eliminando i rischi di condensa interstiziale e regolando l’umidità interna dell’edificio attraverso un naturale effetto polmone.
  • Densità in opera: allo stato sfuso, la densità della lolla di riso si attesta attorno ai 100 chili/metro cubo. Qualora venga costipata meccanicamente nelle intercapedini, o aggregata per creare massetti isolanti alleggeriti, la densità in opera si stabilizza tra i 120 e i 300 chili/metro cubo, a seconda del legante.
  • Sfasamento termico e calore specifico: Il calore specifico della lolla è notevolmente elevato, pari a circa 1600 J/kgK (Joule su chilogrammo per Kelvin). Questa notevole inerzia termica consente alle pareti isolate con il materiale di cui stiamo parlando di trattenere l’onda di calore estiva all’esterno, garantendo uno sfasamento termico superiore alle 12 ore, ideale per il comfort climatico nei mesi più caldi.

Le proprietà termiche e meccaniche dello scarto della risicoltura

Il segreto dell’efficacia della lolla di riso per edilizia risiede nella sua geometria macroscopica. La forma concava, definita a barchetta data la peculiare conformazione delle singole scaglie, crea, una volta ammassate, una fitta rete di micro-tasche d’aria fisse. Questa microscopica intercapedine d’aria immobile blocca sul nascere i moti convettivi responsabili della trasmissione del calore. Ciò conferisce al materiale un eccellente, e stabile, potere termoisolante naturale.

La spiccata versatilità applicativa permette di sfruttarla sia in forma sfusa, per l’isolamento tramite insufflaggio di sottotetti e pareti a cassa vuota, sia come matrice aggregata. Miscelata con calce e argilla, si trasforma infatti in blocchi prefabbricati, intonaci deumidificanti e cappotti sismicamente elastici, capaci di coniugare al meglio isolamento termoacustico e solidità strutturale.

Scomposizione chimica e metamorfosi del materiale

L’eccezionale durabilità e la resistenza meccanica della lolla di riso, le due caratteristiche che la rendono così idonea all’impiego in bioedilizia, sono determinate da un profilo biochimico unico, caratterizzato da una sinergia perfetta tra componenti minerali e vegetali.

Fattori di resistenza della corteccia

La stabilità nel tempo e la resistenza agli agenti atmosferici derivano dalla scomposizione chimica della corteccia rigida della lolla di riso, la quale è strutturata su tre pilastri molecolari: silice amorfa, cellulosa e lignina. Nei paragrafi che seguono, approfondiremo questi fattori per meglio descrivere quanto il materiale si dimostri resistente e adatto all’utilizzo edile.

 La concentrazione di silice amorfa contro l’umidità e la putrefazione

La lolla di riso si distingue da qualsiasi altra fibra vegetale per via dell’altissimo contenuto di ceneri, costituite per circa il 20% da silice amorfa idratata. Questa componente minerale si concentra principalmente sullo strato esterno della scaglia e si configura come una vera e propria corazza vetrosa. A livello molecolare, la silice impedisce l’assorbimento d’acqua per capillarità e inibisce l’attacco biologico da parte di miceti; spore fungine; insetti o roditori. Ciò garantisce una stabilità chimica e una resistenza alla putrefazione superiori rispetto ad altri isolanti biologici commerciali.

La cellulosa e la lignina come matrici strutturali elastiche

A livello chimico, la frazione organica della lolla è composta principalmente da cellulosa, per circa il 40%, e lignina, per circa il 30%. L’intreccio serrato di questi due polimeri naturali conferisce elasticità meccanica e flessibilità strutturale al materiale. Questa matrice elastica nativa permette ai termo-intonaci formulati con lolla di riso e calce di assecondare i micro-movimenti assestamentali e le dilatazioni termiche intrinseche degli edifici.

Ciò non è poco. Significa scongiurare rischi di fessurazioni, cavillature o crepe superficiali nel corso degli anni. Le ricerche di settore pubblicate su E3S Web of Conferences forniscono approfondimenti sulla flessibilità dei bio-compositi e sottolineano come la loro implementazione nell’edilizia possa abbattere l’impatto ambientale del settore senza influire sulla qualità dei manufatti.

Il processo di pirolisi controllata per l’estrazione di cenere attiva dalla lolla di riso

I benefici legati a questo sottoprodotto non si fermano agli utilizzi finora descritti. Quando la lolla viene valorizzata termicamente, all’interno di impianti a biomassa a temperature controllate (rigorosamente inferiori ai 700°C, per evitare la cristallizzazione della silice), si ottiene la cenere di lolla di riso.

Essa è altrettanto utile in bioedilizia. Composta per oltre il 90% da silice amorfa altamente reattiva, si comporta come un additivo pozzolanico naturale. Miscelata alle idrate di calce, la cenere di lolla di riso ne accelera l’indurimento, migliorandone le prestazioni meccaniche finali e sostituendo i leganti cementizi tradizionali. Come confermano i dati tratti da questo studio sulla corrosione dell’alluminio rinforzato da biomateriali, il processo abbatte drasticamente l’impronta di carbonio causata dalla realizzazione dell’infrastruttura.

I vantaggi ambientali della filiera corta

La risicoltura, nel nostro Paese, è un’eccellenza produttiva concentrata storicamente nel distretto della Pianura Padana. In particolare tra le province di Vercelli, Novara e Pavia. Sviluppare tecnologie edili basate sulla lolla consente di attivare dinamiche virtuose di economia circolare a chilometro zero, integrando produzione agricola e rigenerazione urbana.

Innovazioni in questo campo sono possibili, e supportate da appositi studi accademici dedicati alla riduzione delle emissioni nel settore edile, come quelli dell’Università di Udine, che ha utilizzato una miscela di lolla e pietra piasentina. La teoria si muove a piede svelto, mentre le soluzioni pratiche appaiono piuttosto lente.

Sostituzione dei pannelli isolanti classici

Sotto il profilo del bilancio ecologico, l’impiego della lolla sfusa o la produzione di mattoni di riso dal basso costo al metro quadro, ma altamente competitivi, offre netti vantaggi rispetto ai tradizionali pannelli in polistirene espanso o poliuretano.

Mentre la produzione di isolanti sintetici richiede un elevato consumo di energia grigia, oltre che l’estrazione di idrocarburi vergini, la lolla opera come un pozzo di assorbimento permanente di anidride carbonica, accumulata e sequestrata naturalmente dalla pianta di riso durante la fase di crescita fotosintetica in campo. Sostituire i pannelli petrolchimici con alternative isolanti in lolla di riso, dal prezzo più accessibile, consente di abbattere l’impatto energetico delle ristrutturazioni e semplifica lo smaltimento a fine vita. Il sottoprodotto è, naturalmente, un materiale biodegradabile e riciclabile.

Architettura circolare a chilometro zero nei distretti agricoli

La prossimità geografica tra campi di coltivazione; centri di pilatura del riso grezzo e cantieri edili può ridurre al minimo l’impatto ecologico legato alla logistica. Ogni locale riseria potrebbe conservare la lolla e fornirla alle imprese edili operanti sul territorio. Fare rete in questo modo azzererebbe le emissioni di gas serra dovute ai lunghi trasporti di materie prime.

Questo modello di simbiosi industriale consente la conversione di un ingombrante scarto della filiera alimentare in un input produttivo per l’edilizia sostenibile locale, trattenendo il valore economico del prodotto e della sua lavorazione all’interno dello stesso territorio. Questo interessante approfondimento curato da Materia Rinnovabile fornisce maggiori dettagli sui possibili modelli economici integrati legati alla bioedilizia.

Framework europei per la bioeconomia circolare

L’integrazione dei residui della risicoltura risponde pienamente alle direttive strategiche delineate dalla Commissione Europea, nell’ambito del suo Green Deal e del Piano d’Azione per l’Economia Circolare. La transizione verso l’impiego di materiali edili di origine vegetale e rinnovabile è ampiamente incoraggiata da consorzi di ricerca comunitari volti alla standardizzazione dei bio-compositi sull’intero territorio comunitario.

L’adozione di soluzioni bioedili come quella cui abbiamo dedicato questo focus permette alle imprese di costruzione, e ai progettisti, di soddisfare agevolmente i Criteri Ambientali Minimi (CAM), richiesti obbligatoriamente, negli appalti pubblici, al fine di attestare la sostenibilità e la riciclabilità dei materiali scelti. Grazie a quadri normativi di questo tipo, severi quanto necessario, per essere davvero di stimolo a una transizione, la lolla di riso può cessare di essere una scommessa sperimentale e consolidarsi come uno standard industriale avanzato, capace di trainare la decarbonizzazione delle città partendo dalla valorizzazione delle campagne.

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Mattia Mezzetti

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