Il primo settembre di quest’anno Legambiente ha pubblicato la nuova edizione del dossier Mare Monstrum che riporta i dati dell’attività repressiva svolta dalle forze dell’ordine lungo tutto il litorale nazionale. Numeri e storie di un saccheggio che continua a ritmi ancora troppo elevati
Tra mare e costa si consumano ancora troppi crimini ambientali. La misura di questa aggressione è ben descritta dai numeri dell’attività repressiva svolta dalle forze dell’ordine, come ogni anno riportati e analizzati nel dettaglio da Legambiente nel suo dossier Mare Monstrum. L’edizione del 2026 è stata pubblicata a inizio di settembre, in occasione della ricorrenza del barbaro assassinio del sindaco pescatore di Pollica, Angelo Vassallo, ucciso a colpi di arma da fuoco sedici anni fa, colpevole di aver provato a difendere la costa cilentana dagli assalti ecomafiosi.
I dati di Mare Monstrum 2026 in sintesi
I numeri nudi e crudi riportati nell’analisi dicono che nel solo 2025 sono stati accertati più di 7 reati per ogni chilometro di costa, per l’esattezza 20.490 illeciti penali e 36.322 illeciti amministrativi, per un totale di 56.812 violazioni, una media di circa 156 illeciti al giorno, oltre 6 ogni ora. Per parlare, ovviamente, solo di quanto è stato scoperto dalla normale attività di controllo.
Il confronto con l’anno precedente dice che in termini assoluti di registra una leggera contrazione del numero di reati contestati, misurabile in un 20% circa, dovuto sicuramente a una speculare riduzione dei controlli (- 20% circa) e, spiegano i redattori del dossier, anche dovuto all’effetto deterrente dell’inasprimento recente delle pene previste per i reati ambientali.
Leggendo i dati su scala regionale, come ogni anno, in cima alla classifica si colloca la Campania (4.002 reati), seguita da Puglia (2.599), Sicilia (2.448) e Calabria (1.929), poi la Liguria (1.581) – che registra un boom di illeciti accertati, almeno rispetto al 2024 – e ancora il Lazio (1.443 reati), la Sardegna (1.356) e la Toscana (1.162).
Quasi il 54% dei reati consumati lungo i litorali italiani è stato verbalizzato nelle regioni a tradizionale presenza mafiosa, ovvero Campania, Puglia, Calabria, Sicilia, confermando questi territori ancora particolarmente vulnerabili alle pressioni ecocriminali ed ecomafiose.
Il quadro generale del mare violato in Italia nel 2025
| Attività suddivisa per forze dell’ordine | Arma dei Carabinieri | Guardia di finanza* | Cap. di porto | Corpi Forestali Regionali* | Polizia di Stato | Totale* |
| Controlli* | 266.195 | nd | 471.478 | 12.775 | 380 | 750.828 |
| Reati | 10.182 | 1.524 | 8.192 | 521 | 71 | 20.490 |
| Persone denunciate | 11.711 | 1.535 | 8.050 | 370 | 60 | 21.726 |
| Persone arrestate | 85 | 8 | 0 | 0 | 0 | 93 |
| Sequestri penali | 2.210 | 507 | 408 | 78 | 64 | 3.267 |
| Illeciti amministrativi | 12.066 | 743 | 20.329 | 3.184 | 0 | 36.322 |
| Sanzioni amministrative | 16.437 | 640 | 20.155 | 448 | 0 | 37.680 |
| Valore sanzioni irrogate in euro | 138.130.068 | 39.277.609 | 13.780.299 | 28.956 | 4.300 | 191.221.233 |
FONTE: ELABORAZIONE LEGAMBIENTE SU DATI DELLE FORZE DELL’ORDINE E DELLE CAPITANERIE DI PORTO (2025).
*SONO ESCLUSI I CONTROLLI DELLA GUARDIA DI FINANZA E DEL CORPO FORESTALE REGIONALE SICILIA.
La dichiarazione del Presidente di Legambiente Stefano Ciafani
Secondo Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente, dichiara: “I numeri di Mare Monstrum 2026 fotografano solo la punta dell’iceberg: la quota d’illegalità sommersa continua a minacciare gravemente gli ecosistemi marini. Se nel 2025 si è registrato un calo dei reati, ciò è dovuto sia all’efficacia preventiva delle nuove pene ambientali sia a una contrazione dei controlli sul territorio. Da 28 anni Legambiente porta avanti con coraggio un impegno costante di denuncia attraverso campagne come Goletta Verde, accendendo i riflettori su piaghe quali la mala depurazione, il cemento abusivo e la pesca di frodo.
Gli illeciti rilevati nel report Mare Monstrum 2026 per settori
L’inquinamento torna ad essere il nemico numero uno del mare: 7.317 reati (il 35,7% del totale), 8.397 i soggetti denunciati, 86 le misure cautelari, 2.452 i sequestri penali, 4.624 gli illeciti amministrativi e 4.548 le annesse sanzioni amministrative. Il valore economico del totale dei sequestri penali e amministrativi in questo segmento criminale è stato di quasi 146 milioni di euro.
L’azione repressiva ha portato pure alla denuncia di 21.726 soggetti, all’arresto di 93, mentre i sequestri effettuati sono stati 3.267. Sul fronte amministrativo si registrano 37.680 sanzioni irrogate, per un valore complessivo di oltre 191 milioni di euro, -58,1% rispetto al 2024, a conferma di un ridimensionamento complessivo delle attività sanzionatorie rilevate.
La maladepurazione
La maladepurazione rimane una ferita aperta per il nostro paese. Non a caso, come già raccontato lo scorso anno, sono ancora quattro le procedure attive nei confronti dell’Italia in tema di collettamento, fognatura e depurazione. Accanto alle procedure d’infrazione, ai guasti ripetuti e alle chiusure temporanee, continuano di pari passo le inchiesta che svelano i presunti patti scellerati consumati dietro alla gestione dei depuratori che sono stati costruiti e che sono in attività oppure fanno finta di esserlo.
La Calabria, su questo fronte, si conferma anche nell’ultimo anno maglia nera per indagini che hanno riguardato la gestione dei depuratori. Una delle vicende giudiziarie più recenti risale a metà del mese di marzo scorso, quando la Procura di Crotone, guidata dal procuratore Domenico Guarascio, ha annunciato la chiusura delle indagini in merito ai due impianti in dotazione al Comune di Belvedere Spinello, nel crotonese. Non è da meno la Sicilia, dove, oltre ai soliti interventi dell’autorità giudiziaria per mettere i sigilli a questo o a quel depuratore, sopporta un annoso e insopportabile ritardo infrastrutturale. Per citare le parole dell’Arpa Sicilia, dei circa cinque milioni di abitanti residenti.
In Sicilia, solo il 61% circa è servito da un impianto di depurazione, mentre complessivamente risultano censiti “463 impianti di trattamento delle acque reflue urbane, di cui il 17% circa risulta non attivo mentre dei 388 impianti attivi complessivamente pre senti sul territorio della Regione Sicilia solo il 17,5% circa opera attualmente con autorizzazione allo scarico in corso di validità”. Tutti gli altri “operano in assenza di autorizzazione o con autorizzazione attualmente scaduta o sono stati destinatari di decreti di diniego allo scarico. Si rilevano poi, tuttora, alcuni casi di impianti in stato di fermo o in situazioni di particolare degrado dovute allo stato di abbandono dell’edificio stesso e al possibile abbandono incontrollato di rifiuti nell’area di pertinenza del depuratore poiché esso non è sorvegliato”.
Il ciclo illegale del cemento e la pesca illegale
Usando sempre il criterio del numero di infrazioni, segue il ciclo illegale del cemento (6.189 reati, 30,2%), la pesca illegale (4.338 reati, 21,2%) e le violazioni del Codice di navigazione e della nautica da diporto (2.646 reati, 12,9%), che crescono del 17,4% rispetto al 2024.
Da sottolineare, per la loro gravità, i dati sulla pesca illegale. Nel 2025, infatti, sono state 4.194 le persone denunciate e 146 i sequestri penali, che hanno fermato oltre 11 mila attrezzi da pesca e più di 721mila chilogrammi di pesce (circa 1.977 kg al giorno), per un valore economico complessivo (che comprende anche le sanzioni comminate) di oltre 8 milioni di euro. Sommando anche gli illeciti amministrativi (5.919), si arriva a 10.257 violazioni. La Sicilia si conferma in testa della classifica pe reati consumati in questo settore (816 reati, circa il 19% del totale nazionale). Seguono Liguria (539 reati), Calabria (528 reati). La Sicilia è prima anche per la quantità di prodotti ittici sequestrati (312.149 kg), seguita dal Veneto (86.119 kg) e dalla Toscana (52.790 Kg).
Le richieste di Legambiente
Legambiente torna a chiedere un impegno corale che veda in prima linea Governo, Parlamento, Regioni e Comuni, rafforzando il proprio ruolo nella lotta all’aggressione criminale, mettendo al centro una serie di priorità.
Queste vanno dal rafforzamento del sistema dei controlli repressivi e dell’SNPA (Sistema Nazionale di Protezione Ambientale) al completamento della rete di depurazione e al rilancio dell’economia circolare delle acque reflue, mediante l’adeguamento delle reti fognarie e l’approvazione dei decreti su riuso delle acque depurate in agricoltura ed end of waste, dalla tolleranza zero contro l’abusivismo edilizio e le occupazioni illegali del demanio (attraverso il ripristino del ruolo operativo dei Prefetti per le demolizioni, uno stanziamento di 150 milioni l’anno per gli abbattimenti e sanzioni penali per i funzionari omissivi) fino alla tutela della biodiversità, garantendo il pieno recepimento delle norme sui rifiuti navali nei porti, lo stop agli scarichi oltre le 12 miglia, l’inasprimento delle sanzioni contro la pesca illegale.





