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Clima e salute, l’allarme del Lancet: più morti per il caldo, dengue in crescita e cibo a rischio

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I cambiamenti climatici hanno profonde ripercussioni sulla salute umana, con ondate di calore e fenomeni meteorologici estremi sempre più frequenti, mutamenti nei modelli di trasmissione delle malattie infettive, il deterioramento delle risorse alimentari e idriche, ripercussioni sulle condizioni socioeconomiche e l’aggravarsi delle sfide sanitarie già esistenti in tutto il mondo. Ecco l’analisi 2026 del Lancet Countdown su clima e salute in Europa.

Il cambiamento climatico sta modificando salute, lavoro e qualità della vita di milioni di cittadini europei. Non è un’emergenza futura, ma una realtà attuale. Di caldo si muore e ci si ammala sempre di più, si modificano gli ecosistemi e crescono nuove minacce sanitarie. I dati raccolti e analizzati nel rapporto 2026 del Lancet Countdownsu salute e climate change raccontano una tendenza netta: quella di un continente sempre più esposto agli effetti della crisi climatica e troppo lento ad attuare le contromisure necessarie. Un numero crescente di Paesi e città sta rispondendo con valutazioni dei rischi e strategie di adattamento, ma queste risposte sono ancora insufficienti. Il documento è elaborato con il contributo di 65 esperti provenienti da 46 istituzioni accademiche e delle Nazioni Unite. 

Gli effetti della crisi climatica sulla salute degli europei

Tra il 2015 e il 2024 quasi tutte le regioni europee monitorate hanno registrato un aumento dei decessi attribuibili al caldo rispetto agli anni Novanta: l’incremento medio è di 52 morti in più ogni anno per milione di abitanti. Nello stesso periodo gli avvisi sanitari per temperature estreme sono aumentati del 318%, mentre l’esposizione al calore di neonati e anziani è cresciuta del 254%.

Caldo estremo, meno lavoro e più insicurezza alimentare

Il caldo non rappresenta soltanto un rischio per le fasce più fragili della popolazione. Sta incidendo anche sulla capacità di lavorare e svolgere attività quotidiane. Secondo il rapporto, l’aumento delle temperature ha comportato una perdita media di circa 24 ore lavorative all’anno per ciascun lavoratore rispetto al periodo 1965-1994. A pagare il prezzo più alto sono soprattutto gli addetti dell’agricoltura e dell’edilizia, costretti a operare all’aperto in condizioni sempre più estreme.

Le conseguenze della crisi climatica si estendono anche alla disponibilità di cibo. Nel 2023 oltre un milione di europei in più è stato esposto a condizioni di insicurezza alimentare moderata o grave rispetto alla media del trentennio 1981-2010, a causa dell’aumento delle ondate di calore e della siccità. Ancora una volta gli effetti non colpiscono tutti allo stesso modo: le famiglie a basso reddito presentano una probabilità significativamente più elevata di trovarsi in difficoltà alimentare rispetto a quelle con redditi medi.

Dengue, allergie e nuove minacce sanitarie

Desta preoccupazione anche la diffusione di malattie infettive favorite dal riscaldamento globale. L’idoneità climatica alla trasmissione della dengue è aumentata del 297% rispetto ai livelli registrati tra il 1981 e il 2010. Le aree costiere favorevoli ai batteri marini come il Vibrio sono aumentate del 32%. La stagione dei pollini si è allungata di una o due settimane, aumentando l’esposizione per milioni di persone affette da allergie respiratorie. Secondo gli autori, il cambiamento climatico agisce come un moltiplicatore delle disuguaglianze: le regioni economicamente più fragili risultano più esposte agli incendi boschivi e dispongono di minori spazi verdi, fattori che aumentano ulteriormente la vulnerabilità sanitaria delle comunità locali.

La transizione energetica corre, ma non abbastanza

Sul fronte della mitigazione emergono segnali incoraggianti ma insufficienti. Nel 2023 sono diminuiti sia l’uso del carbone, sia le emissioni di CO2 associate all’economia europea, mentre la quota di energia elettrica prodotta da fonti rinnovabili è salita al 21,5%, contro l’8,4% del 2016. Gli investimenti nell’energia pulita hanno raggiunto i 427 miliardi di euro, quasi il doppio rispetto a dieci anni fa. Ma i sussidi pubblici ai combustibili fossili hanno raggiunto nel 2023 il valore record di 444 miliardi di euro, sospinti dalle misure adottate per fronteggiare la crisi energetica seguita all’invasione russa dell’Ucraina. Una scelta che, secondo gli esperti, rischia di rafforzare la dipendenza dalle fonti fossili e di allontanare gli obiettivi climatici europei. Inoltre, la perdita di copertura arborea è aumentata dell’80% nel periodo 2014-2023 rispetto al decennio 2001-2010, principalmente a causa delle attività di gestione e sfruttamento forestale.

Il monito del Lancet: più azione politica per proteggere la salute

Per il Lancet Countdown la strada è chiara e già nota: servono più investimenti nelle energie pulite, nei sistemi sanitari, in prevenzione e adattamento, insieme a una maggiore attenzione alle popolazioni più vulnerabili. Perché gli effetti del cambiamento climatico sulla salute sono destinati ad accelerare. Eppure, avverte il rapporto, proprio mentre aumentano le prove scientifiche, diminuisce l’attenzione politica e sociale sul legame tra clima e salute. Come dimostra un dato emblematico: al Parlamento europeo, nel 2024, solo 21 interventi su oltre 4.400 hanno collegato clima e salute. Il rischio è che l’Europa dia per scontati i progressi compiuti finora. 

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