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Pannelli in perovskite: un nuovo futuro per il solare?

Pannelli solari in perovskite: celle solari su un tetto
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La costante ricerca di maggiore resa nei moduli fotovoltaici trova nella perovskite un materiale chiave per superare le attuali barriere legate alla produzione di energia pulita.

L’adozione di perovskite come materiale per le celle solari apre la strada a un’era in cui l’integrazione tra il fotovoltaico in silicio e quello in questo innovativo materiale permette di toccare vette inesplorate nelle prestazioni di produzione energetica.

Il fotovoltaico tradizionale sta raggiungendo il suo limite teorico di efficienza, fermandosi attorno al 24-25% di resa commerciale, il massimo possibile stimato per il silicio al giorno d’oggi. L’integrazione di strati cristallini di perovskite in architettura tandem rappresenta una svolta, in questo scenario: catturando le frequenze della luce solare sfuggite al silicio, le celle di nuova generazione che sfruttano ambedue i materiali hanno già superato il 33-34% di efficienza nei test di laboratorio.

Questa innovazione può consentire di produrre oltre un terzo di energia elettrica in più, a parità di superficie occupata, accelerando la decarbonizzazione dei parchi solari europei e dell’agrivoltaico. Monitorare l’efficienza dei pannelli solari in perovskite consente di comprendere come l’ingegneria dei materiali possa davvero trasformare le superfici esposte al sole in risorse energetiche ad alta densità.

Il collo di bottiglia della transizione solare

La tecnologia fotovoltaica al silicio monocristallino rappresenta oggi oltre il 95% del mercato mondiale. Eppure, si sta scontrando con un muro fisico invalicabile: il limite di Shockley-Queisser. Questo vincolo termodinamico fissa l’efficienza massima teorica per una cella a singola giunzione al 29,4%. Un simile calcolo di modello si traduce in un tetto reale del 24-25% su scala industriale. Secondo le stime della IEA nel Solar PV Global Outlook and Technology Roadmap prodotto e pubblicato dalla stessa Energia Internazionale per l’Energia, la capacità solare globale dovrà superare i 5.000 GW entro il 2030, per sostenere le proiezioni di elettrificazione e decarbonizzazione al 2050.

Al fine di soddisfare una tale domanda, senza provocare un consumo insostenibile di territorio, occorre raddoppiare la densità energetica generata da ogni singolo metro quadrato. La via più rapida per riuscire in questo intento è sfruttare materiali più efficienti rispetto a quelli impiegati oggi.

Il funzionamento delle celle tandem

Il salto prestazionale offerto dalla combinazione di due materiali differenti, come perovskite e silicio, deriva da una sinergia nello sfruttamento dello spettro elettromagnetico. Mentre il secondo cattura prevalentemente le frequenze della luce rossa e infrarossa, lo strato superiore sintetico in cristalli di perovskite assorbe, con estrema efficacia, i fotoni ad alta energia tipici della luce blu e violetta.

Il lavoro sperimentale portato avanti presso il centro di ricerca berlinese Helmholtz Zentrum ha evidenziato come questa configurazione tandem possa evitare che le frequenze energetiche vadano disperse. Essa lascia infatti passare la radiazione a lunghezza d’onda maggiore verso la cella inferiore, ottimizzando l’intero processo di conversione della luce in corrente. Le scoperte del gruppo studio dedicato alle celle solari tandem in perovskite di base a Berlino hanno aperto la strada alla redazione di un’analisi dettagliata relativa alle Perovskite-silicon tandem solar cells, pubblicata dalla testata Nature.

Parametro prestazionalePannello in silicio tradizionaleModulo tandem in perovskite e silicio
Efficienza massima in laboratorio26,8%33,9% (record raggiunto presso Helmholtz Zentrum)
Spettro solare assorbitoSolo luce rossa e vicino-infrarossoSpettro completo (luce blu e infrarosso)
Densità di potenza per mq~200-220 Watt/m²>300-330 Watt/m²

Lo specchietto indica le differenze principali in termini di efficienza, densità di potenza e spettro solare assorbito. Tutti e tre gli indicatori giocano a favore delle celle tandem.

L’ingegnerizzazione degli strati molecolari e l’assorbimento a banda separata

A livello nanometrico, il vantaggio competitivo della struttura che presenta perovskite risiede nella complementarietà dell’ampiezza di banda proibita, o bandgap. Il silicio possiede un bandgap fisso e immutabile pari a 1 electronVolt. Si tratta di un valore ideale per i fotoni a bassa energia, ma inefficiente per quelli ad alta, i quali perdono gran parte del proprio potenziale sotto forma di calore.

La struttura molecolare della perovskite permette invece di ingegnerizzare un bandgap variabile, attraverso la regolazione chimica dei suoi elementi. È possibile impostare l’ampiezza di banda proibita in un intervallo compreso tra 1,5 eV e 1,8 eV. Assorbendo la luce a banda separata, il dispositivo tandem riduce drasticamente le perdite termiche e genera una quantità superiore di cariche elettriche per ciascun fotone incidente. In altre parole, è in grado di produrre considerevolmente più energia.

La soluzione alle sfide di stabilità e l’incapsulamento protettivo contro l’umidità

Storicamente, il principale ostacolo all’industrializzazione della perovskite è stato la sua tendenza a degradarsi rapidamente in presenza di umidità, ossigeno e calore. L’introduzione di cationi organici complessi, all’interno del reticolo cristallino, e la messa a punto di tecnologie avanzate di incapsulamento polimerico, a barriera nanometrica, hanno rivoluzionato la resistenza del materiale.

Nei test di invecchiamento accelerato, condotti secondo lo standard IEC 61215, i moduli tandem di nuova concezione hanno superato le 20.000 ore di funzionamento continuo. Si tratta di una soglia record. Questo risultato spalanca la strada al raggiungimento dei target commerciali di durabilità: una vita utile pari a 25 anni con un decadimento prestazionale contenuto, entro lo 0,5% di efficienza ogni 12 mesi.

Le conseguenze economiche dell’impiego di perovskite per parchi solari e agrivoltaico

L’innalzamento dell’efficienza media dei moduli, dal 20% del solo silicio fino all’oltre 30% della cella tandem, trasforma radicalmente l’economia degli impianti di taglia industriale. Come dettagliato nell’ultimo aggiornamento del report sul fotovoltaico del Fraunhofer Institute for Solar Energy Systems di Friburgo, produrre più energia, a parità di superficie, abbatte la quota relativa ai costi nel bilancio di sistema complessivo della produzione solare.

Secondo le linee guida strategiche di SolarPower Europe la riduzione della metratura necessaria incide direttamente sulle strutture di supporto, sui cablaggi elettrici, sugli inverter e sugli oneri di acquisizione dei terreni, tagliando i costi sistemici dell’impianto tra il 20% e il 30%. Anche questo è un beneficio tangibile dell’introduzione della perovskite.

La riduzione del consumo di suolo

Un’elevata densità di potenza, come quella generata dalle celle tandem, consente di ridimensionare notevolmente l’impronta territoriale delle infrastrutture energetiche, richiedendo fino al 30% in meno di terreno occupato, a parità di megawatt installato.

Nel contesto dell’agrivoltaico, questa resa superiore permette di distanziare maggiormente i filari di pannelli, o di adottare configurazioni verticali e a inseguimento solare. In questo modo si garantisce un maggiore passaggio di luce diretta dall’astro verso le colture sottostanti, salvaguardando la resa agricola e preservando l’integrità del paesaggio rurale.

La riconversione delle gigafactory europee e la dipendenza dalle catene di fornitura

Dal punto di vista geopolitico e industriale, la tecnologia tandem che integra perovskite offre all’Europa un’opportunità strategica per diversificare la filiera. Attualmente, l’Unione Europea registra un tasso di dipendenza dalle importazioni esterne di pannelli al silicio tradizionale superiore al 90%. L’architettura tandem non richiede di abbandonare le infrastrutture esistenti, ma permette di integrare le linee di fabbricazione attuali mediante l’aggiunta di un singolo passaggio: la deposizione di un film sottile del nuovo materiale a completamento della linea produttiva della cella.

Tale continuità operativa si allinea agli obiettivi di autonomia strategica promossi dal Net-Zero Industry Act europeo, creando le premesse per riportare una significativa quota della produzione ad alta tecnologia all’interno dei confini dell’Unione.

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Mattia Mezzetti

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