I dati del nuovo rapporto Ecomafia 2026, scritto da Legambiente in collaborazione con tutte le forze dell’ordine e con le altre istituzioni coinvolte in campo ambientale, mostrano evoluzioni e nuove prospettive del crimine ambientale, tra mafie, corruzione e un’economia criminale sempre più spregiudiucata
Il primo ottobre scorso Legambiente ha presentato a Roma il nuovo rapporto “Ecomafia 2026. I numeri e le storie delle illegalità ambientali in Italia” (Edizioni Ambiente), l’ennesima doccia fredda per chi ha a cuore le ragioni dell’ambiente. Nel 2025 gli illeciti penali consumati in campo ambientale e accertati dalle forze dell’ordine sono stati 35.735, con una leggere flessione rispetto all’anno precedente (-12%), ben compensata dall’incremento speculare degli illeciti amministrativi, la bellezza di 77.895 (+11,4%). Con una poco rassicurante media complessiva di 311 illeciti accertati ogni giorno, più o meno 13 ogni ora. Una criminalità ambientale che muta pelle, sempre più propensa a penetrare più sottilmente i meandri della transizione ecologica, trovando nuovi varchi tra la regolazione e nuove e spavalde sponde all’interno del mondo economico.
Illegalità che ha consentito, in un anno, di accumulare un fatturato illegale stimato in circa 11,5 miliardi di euro, in crescita di 2,2 miliardi rispetto al 2024, soldi in nero accumulati saccheggiando e deturpando ecosistemi e territori. Un fatturato sul quale hanno messo le mani anche le mafie, considerato che dal 1995 ad oggi sono stati censiti da Legambiente ben 393 clan attivi nei vari settori. Insieme alle mafie, la green corruption, ovvero la corruzione usata per consumare reati ambientali, rimane la vera ossatura della criminalità ambientale: dal 1° maggio 2025 al 30 aprile 2026, Legambiente ha censito 75 inchieste giudiziarie su fenomeni di corruzione connessi ad attività con impatto ambientale, con 1.066 le persone denunciate, 307 gli arresti e 151 i sequestri; oltre la metà di queste indagini, il 53,3%, ha riguardato le quattro regioni a tradizionale presenza mafiosa.
I reati nel ciclo dei rifiuti in italia nel 2025
| Carabinieri | Gdf | Cdp | Cfr/Cfp | Ps | Totale* | |
| Controlli* | 101.835 | nd | 17.059 | 4.270 | 13 | 123.177 |
| Reati | 8.958 | 762 | 735 | 455 | 4 | 10.914 |
| Persone denunciate | 9.870 | 885 | 736 | 328 | 5 | 11.824 |
| Persone arrestate | 79 | 7 | – | – | – | 86 |
| Sequestri penali | 2.498 | 478 | 129 | 49 | 3 | 3.157 |
| Illeciti amministrativi | 6.003 | 0 | 1.059 | 305 | 0 | 7.367 |
| Sanzioni amministrative | 5.916 | 0 | 1.059 | 315 | 0 | 7.290 |
| Valore economico sequestri e sanzioni in euro | 134.401.267 | 20.969.224 | 5.324.309 | 36.689 | 0 | 160.731.489 |
Fonte: elaborazione Legambiente su dati forze dell’ordine e Capitanerie di porto (2025).
*sono esclusi i controlli della Guardia di finanza e dei Corpi forestali regionali di Sicilia, Valle d’Aosta e dei Corpi forestali provinciali di Trento e Bolzano.
La classifica regionale e provinciale sugli illeciti accertati
Più del 44% dei reati, ovvero 15.825, è stato verbalizzato nelle quattro regioni a tradizionale presenza mafiosa (Campania, Puglia, Calabria e Sicilia). A livello regionale, nella speciale e poco invidiabile classifica per numero di reati accertati, come da tradizione la Campania si conferma la regione più colpita con 5.636 reati contestati, pari al 15,8% del totale nazionale, segue la Sicilia, con 3.726 reati ambientali, pari al 10,4% del totale nazionale, poi la Puglia (3.601 illeciti), la Calabria (2.862 reati) e il Lazio, prima regione del centro Italia con 2.358 reati, la Sardegna (2.240 reati) e la Toscana (2.123 reati). A occupare la prima posizione come regione del Nord con il maggior numero di reati ambientali non è più la Lombardia, ferma al nono posto con 1.822 reati, bensì la Liguria, ottava con 1.863 illeciti penali contestati, in aumento rispetto al 2024. Segue al decimo posto l’Emilia-Romagna, con 1.434 reati.
Su scala provinciale, Napoli si conferma alla guida della classifica provinciale dell’illegalità ambientale, con 2.512 reati, in aumento del +8,6% rispetto al 2024. Secondo posto per Salerno con 1.472 illeciti penali, anche qui in lieve rialzo (+11,4%), seguita da Palermo con 1.235 reati accertati e una crescita impressionante del +59,6%. Roma resta stabile al quarto posto (1.113), seguita da Cosenza (1.092) e Bari (985). Genova sale in settima posizione e si conferma la prima provincia del nord per numero di reati ambientali (963). Tra le novità, nella top ten di quest’anno si segnala l’ingresso di Lecce tra le prime dieci province (847 reati), mentre mantengono le loro rispettive posizioni in classifica Foggia e Ancona, con 838 e 671 illeciti penali accertati.
La classifica regionale dell’illegalità nel ciclo dei rifiuti nel 2025
|
Regioni |
Reati |
% sul totale reati |
Persone Denunciate |
Persone Arrestate |
Sequestri |
Illeciti amministrativi |
Sanzioni amministrative |
|
Campania |
2.034 |
18,6% |
1.803 |
33 |
1.003 |
482 |
481 |
|
Lombardia |
994 |
9,1% |
1.058 |
0 |
151 |
722 |
722 |
|
Puglia |
884 |
8,1% |
867 |
12 |
310 |
350 |
350 |
|
Lazio |
859 |
7,9% |
1.002 |
12 |
274 |
824 |
824 |
|
Toscana |
737 |
6,8% |
672 |
5 |
143 |
666 |
665 |
|
Calabria |
731 |
6,7% |
782 |
1 |
262 |
295 |
294 |
|
Piemonte |
607 |
5,6% |
605 |
0 |
136 |
481 |
480 |
|
Sardegna |
539 |
4,9% |
799 |
2 |
79 |
296 |
236 |
|
Sicilia |
521 |
4,8% |
1.082 |
9 |
179 |
97 |
83 |
|
Emilia Romagna |
492 |
4,5% |
457 |
9 |
176 |
417 |
417 |
|
Abruzzo |
422 |
3,9% |
500 |
2 |
91 |
241 |
239 |
|
Liguria |
406 |
3,7% |
430 |
0 |
49 |
1.379 |
1.379 |
|
Umbria |
398 |
3,6% |
449 |
0 |
39 |
122 |
121 |
|
Marche |
339 |
3,1% |
468 |
1 |
79 |
168 |
168 |
|
Veneto |
324 |
3% |
302 |
0 |
104 |
435 |
431 |
|
Basilicata |
200 |
1,8% |
138 |
0 |
27 |
118 |
118 |
|
Friuli Venezia Giulia |
180 |
1,6% |
127 |
0 |
33 |
42 |
43 |
|
Molise |
102 |
0,9% |
126 |
0 |
6 |
39 |
44 |
|
Trentino Alto Adige |
101 |
0,9% |
92 |
0 |
4 |
162 |
164 |
|
Valle d’Aosta |
44 |
0,4% |
65 |
0 |
12 |
31 |
31 |
|
TOTALE |
10.914 |
100% |
11.824 |
86 |
3.157 |
7.367 |
7.290 |
Fonte: elaborazione Legambiente su dati forze dell’ordine e Capitanerie di porto (2025).
*sono esclusi i controlli della Guardia di finanza e dei Corpi forestali regionali di Sicilia, Valle d’Aosta e dei Corpi forestali provinciali di Trento e Bolzano.
Il ciclo illegale dei rifiuti (in crescita)
Il malaffare nella gestione dei rifiuti è diventato il segmento con il numero più alto di infrazioni accertate – scalzando il tradizionale primato del ciclo illegale del cemento –, registrando quasi 11 mila reati, per la precisione 10.914, con una flessione di poco più del 2%, che porta comunque il conto a quasi 30 illeciti al giorno. Il conto delle persone denunciate è giunto a quota 11.824, mentre sono state 86 quelle sottoposte a misure cautelari, con 3.157 sequestri e 7.290 sanzioni, per un valore complessivo di quasi 161 milioni di euro (per l’esattezza 160.731.489 euro). Agli illeciti penali vanno sommati anche i 7.367 illeciti amministrativi, questi, invece, leggermente in crescita dell’8,4%.
La vera notizia del ciclo illegale dei rifiuti è il secondo posto nella classifica per numero di illeciti – naturalmente dopo la Campania – vantato dalla Lombardia con 994 reati, più del 9% sul totale nazionale, avendo coinvolto 1.058 soggetti, puntualmente denunciati. Con questi numeri la Lombardia finisce per scalzare persino alcune delle regioni a tradizionale presenza mafiosa, dimostrando che l’illegalità, oltre a essersi ormai spalmata su tutto il territorio, predilige sempre di più le zone più industrializzate e con la maggiore presenza di impianti, che troppe volte vengono usati dai trafficanti per aggirare le norme e raddoppiare i profitti in nero. Un dato, si legge nel rapporto, “che dovrebbe far riflettere e spingere le istituzioni, locali e nazionali, a interventi più mirati, intensificando le attività di intelligence e di presidio territoriale per scovare le orme ecocriminali sin dentro le dinamiche propriamente economiche, nei bilanci societari e nei circuiti bancari e finanziari, soprattutto nei contesti dove l’illegalità appare sempre più radicata e ricorrente”.
Non fa notizia, invece, la Campania per l’ennesima volta la regina della classifica degli illeciti, dove ne sono stati accertati più di 2 mila, ovvero 2.034, il 18,6% sul totale nazionale, un vero record (lo scorso anno la percentuale, comunque alta, era del 14,5%), portando alla denuncia di 1.803 persone e all’arresto di 33, insieme a 1.003 sequestri e 482 illeciti amministrativi.
Rimanendo nelle prime cinque regioni, seguono la Puglia con 884 illeciti penali e il Lazio, sempre più in alto in classifica con 859 illeciti, così come la Toscana, anch’essa confermando un consolidato trend di crescita della pressione ecocriminale in questo settore monitorato da tempo, con 737 reati.
Andando su dati ancora più sensibili, sempre nel 2025 si sono contate altre 26 inchieste di traffico organizzato di rifiuti (art. 452 quaterdecies del Codice penale), che rimane la fattispecie delittuosa più importante e pregnante, sia per la complessità delle indagini che per il tenore dell’illegalità che viene portata alla luce. Basti pensare che ognuna di queste indagini può durare anni, impiegare diverse Direzioni distrettuali antimafia (Dda) – dal 2010 competenti per le indagini di questo tipo – e nuclei di investigatori diversi, compresi i nuclei interforze. Inchieste che, non a caso, “hanno portato a 120 arresti, 424 denunce e soprattutto tirando nella rete investigativa il coinvolgimento di ben 71 aziende, tutte accusate di traffico organizzato di rifiuti, colpevoli di aver messe le mani su oltre 1, 4 milioni di tonnellate di rifiuti. Alle 26 indagini del 2025 vanno aggiunte le 15 dei primi quattro mesi del 2026 (con 81 arresti e 105 denunce) che hanno coinvolto altre 24 aziende e portato al sequestro di altre 450 mila tonnellate di rifiuti”.
Il ciclo illegale del cemento (in calo)
Reati visibilmente in calo, invece, nel vastissimo mondo dell’edilizia, dove se ne sono registrati 8.034 (–41% rispetto all’anno prima), con 8.472 persone denunciate, 13 arresti e 701 sequestri. Come sottolineano i curatori del rapporto, ciò è dovuto, in parte, a una riclassificazione formale di alcuni codici con cui si identificano le diverse fattispecie di reato (che ha attribuito alcune di esse ad altre categorie), dall’altra, la flessione è sicuramente legata anche alla forte riduzione di interventi in edilizia legata al cosiddetto Superbonus. Dato, quest’ultimo, confermato dalla stessa Ance (Associazione nazionale dei costruttori edili) che, attraverso il suo Osservatorio, ha sottolineato come nel 2025 si sia registrato un calo dei cantieri in edilizia del -15,6%, con un -5% per la nuova edilizia abitativa e un -18% per gli interventi di riqualificazione/recupero abitativo, connessi agli incentivi fiscali.
Ciò detto, l’abusivismo edilizio rimane una vera emergenza nazionale, soprattutto nel Mezzogiorno, dove le quattro regioni a tradizionale presenza mafiosa mantengono i piani alti della classifica, registrando più del 47% del totale degli illeciti. Oltre ai dati delle forze dell’ordine, questo trend è confermato anche dai dati del Cresme, secondo il quale nel Mezzogiorno d’Italia si costruiscono 42,1 case illegali ogni 100 realizzate rispettando la legalità, percentuale che nel resto d’Italia si mantiene comunque a quota 15%.





