Chiudi
Cerca nel sito:

Valorizziamo il calore di scarto per azzerare le emissioni industriali

fumo dalle ciminiere
Condividi l'articolo

Il calore di scarto che oggi viene disperso può diventare la risorsa strategica per decarbonizzare l’industria e ridurre i consumi energetici.

Ogni giorno migliaia di stabilimenti industriali disperdono nell’ambiente una quantità enorme di energia che potrebbe essere recuperata. Nei comparti alimentare, chimico e tessile, il cosiddetto “rifiuto termico” si manifesta sotto forma di fumi caldi, condense, acque di raffreddamento dei macchinari e altri flussi energetici che vengono rilasciati nell’atmosfera o nei corsi d’acqua senza essere valorizzati. Questa energia, già prodotta e pagata, diventa così uno spreco economico e una significativa fonte di inefficienza ambientale.

Nel contesto industriale del 2026, ridurre le emissioni non significa soltanto sostituire i combustibili fossili con fonti rinnovabili, ma anche utilizzare in modo più intelligente l’energia già disponibile all’interno degli impianti. È proprio in questa prospettiva che le pompe di calore ad alte temperature per l’industria rappresentano una delle tecnologie più promettenti per favorire l’efficientamento termico dei processi industriali.

Questi sistemi consentono infatti il recupero del calore di scarto. Infatti intercettano i cascami termici generati durante la produzione e rigenerandoli fino a renderli nuovamente utilizzabili nei cicli produttivi. Il risultato è un modello di economia circolare energetica nel quale il calore non viene disperso, ma continua a circolare all’interno dello stabilimento, riducendo drasticamente il ricorso alla combustione di nuovo gas metano.

Questa evoluzione tecnologica favorisce inoltre la diffusione della simbiosi industriale termica, un approccio che considera l’energia termica come una risorsa da condividere e valorizzare anziché come uno scarto da eliminare. Numerosi progetti europei stanno accelerando questa transizione, come Push2Heat. Si tratta di un’iniziativa sostenuta dalla Commissione europea per sviluppare e dimostrare sistemi industriali ad alta temperatura capaci di decarbonizzare i processi produttivi.

Il principio della circolarità termica nelle fabbriche

La circolarità applicata all’energia termica cambia profondamente il modo di progettare gli stabilimenti industriali. In passato il calore in eccesso veniva semplicemente eliminato perché considerato un sottoprodotto inevitabile della produzione. Oggi, invece, rappresenta una vera materia prima energetica da recuperare.

Questo principio si inserisce nella più ampia visione della simbiosi industriale, dove ogni flusso di energia viene valorizzato per ridurre consumi, emissioni e sprechi. All’interno dello stesso sito produttivo il calore rilasciato da un processo può diventare immediatamente la fonte energetica necessaria per un altro.

Come specifica Cordis Europa, si realizza così un recupero termico a circuito chiuso. Il calore generato, ad esempio, da un impianto di refrigerazione, da un compressore d’aria o da altri macchinari non viene più disperso, ma recuperato e reindirizzato verso processi che richiedono elevate temperature, come la produzione di vapore, l’essiccazione dei materiali o il riscaldamento dei fluidi di processo.

Questo modello riduce la dipendenza dai combustibili fossili, migliora l’efficienza energetica complessiva dello stabilimento e rende la produzione più resiliente rispetto all’aumento dei costi energetici.

La rigenerazione dei cascami termici a bassa temperatura

Per molti anni uno dei principali limiti tecnologici è stato l’impossibilità di riutilizzare il calore contenuto nei flussi a bassa temperatura. Acque di processo comprese tra i 30 °C e i 50 °C, condense e liquidi di raffreddamento possedevano ancora una significativa quantità di energia, ma non sufficientemente elevata per essere impiegata direttamente nelle lavorazioni industriali.

Di conseguenza questi flussi venivano scaricati nelle reti fognarie oppure raffreddati attraverso sistemi di dissipazione, con una doppia perdita: energia inutilizzata e ulteriore consumo di risorse.

Le moderne pompe di calore industriali ad alta temperatura superano questo limite recuperando il calore residuo e aumentandone il livello termico attraverso un processo alimentato da una quantità relativamente contenuta di energia elettrica, preferibilmente proveniente da fonti rinnovabili. Il calore così rigenerato può raggiungere temperature superiori ai 120 °C, rendendolo adatto a numerosi processi produttivi che tradizionalmente richiedevano la combustione di gas naturale.

In questo modo una fonte energetica che in passato veniva considerata inutilizzabile diventa una risorsa strategica per alimentare la produzione. Si contribuisce quindi contemporaneamente alla riduzione delle emissioni climalteranti e al miglioramento dell’efficienza complessiva dell’impianto.

La riduzione dell’impronta idrica e l’eliminazione delle torri evaporative

I benefici della circolarità termica non riguardano esclusivamente l’energia. Anche il consumo di acqua può diminuire in modo significativo grazie all’adozione di sistemi di recupero del calore a circuito chiuso.

Molti impianti manifatturieri utilizzano infatti torri evaporative per smaltire il calore in eccesso. Questo processo richiede l’evaporazione continua di grandi quantità d’acqua, determina consumi elevati e incide sui bilanci idrici del territorio, soprattutto nelle aree soggette a periodi di siccità.

Quando il calore viene recuperato direttamente dai flussi liquidi interni e reimmesso nel ciclo produttivo, la necessità di raffreddare i fluidi attraverso l’evaporazione diminuisce sensibilmente. Di conseguenza si riduce il fabbisogno di acqua, si limitano gli scarichi termici e si abbassa l’impatto ambientale complessivo dello stabilimento.

La valorizzazione del calore di scarto permette quindi di ottenere un duplice risultato: da un lato si recupera energia che altrimenti andrebbe perduta, dall’altro si preserva una risorsa essenziale come l’acqua.

Politiche europee di decarbonizzazione e transizione energetica

La diffusione delle pompe di calore industriali ad alta temperatura si inserisce in una strategia europea sempre più orientata alla decarbonizzazione dei processi produttivi e alla riduzione della dipendenza dai combustibili fossili. Nel 2026 la competitività dell’industria passa anche attraverso la capacità di utilizzare in modo efficiente l’energia già disponibile all’interno degli stabilimenti. In questo modo si riducono consumi, emissioni e costi operativi.

In questo scenario, la Direttiva sull’efficienza energetica (Energy Efficiency Directive – EED) riconosce il recupero del calore di scarto come una delle azioni prioritarie per migliorare l’efficienza del sistema energetico europeo. Le politiche comunitarie promuovono infatti la diffusione di tecnologie che consentano di recuperare energia dai processi industriali. In questo modo si favoriscono l’elettrificazione dei consumi e l’impiego di energia rinnovabile al posto dei combustibili fossili.

Come è evidente, le pompe di calore industriali rappresentano uno degli strumenti più efficaci per raggiungere questi obiettivi. Infatti permettono di trasformare una fonte energetica già presente negli impianti in calore di processo ad alta temperatura, riducendo il fabbisogno di gas naturale senza compromettere le prestazioni produttive. L’elettricità necessaria al loro funzionamento può inoltre provenire da fonti rinnovabili, contribuendo ad abbattere ulteriormente le emissioni di gas serra.

L’Unione europea sostiene questo percorso attraverso programmi di ricerca e innovazione come Horizon Europe, che finanziano progetti dimostrativi destinati ad accelerare l’adozione di tecnologie industriali a basse emissioni. Tra questi, il progetto Push2Heat punta a dimostrare come le pompe di calore possano diventare una soluzione concreta per decarbonizzare i processi manifatturieri difficili da elettrificare, favorendo una gestione sempre più autosufficiente e circolare dell’energia negli.

Questa visione si estende anche ai distretti industriali, dove la pianificazione energetica non riguarda più il singolo impianto ma l’intero territorio produttivo. L’obiettivo è creare ecosistemi nei quali il recupero del calore, l’elettrificazione dei consumi e la produzione di energia rinnovabile lavorino in modo integrato. Lo scopo è aumentare la resilienza delle imprese e contribuire agli obiettivi europei di neutralità climatica.

Applicazioni di simbiosi industriale e reti termiche territoriali

Le applicazioni sviluppate nell’ambito del progetto europeo Push2Heat, finanziato dal programma Horizon Europe, dimostrano come le pompe di calore industriali ad alta temperatura siano ormai una tecnologia concreta per la decarbonizzazione del calore di processo. Le attività di sperimentazione in stabilimenti reali, compresi impianti del settore chimico e cartario, hanno l’obiettivo di validare sistemi capaci di produrre calore e vapore tecnologico ad alta temperatura recuperando i cascami termici interni e utilizzando elettricità proveniente da fonti rinnovabili.

Questo approccio permette di ridurre in modo significativo il consumo di combustibili fossili senza modificare i processi produttivi, confermando la sostenibilità tecnica ed economica delle soluzioni HTHP per numerosi comparti manifatturieri.

La logica della circolarità termica, tuttavia, non si esaurisce entro i confini della fabbrica. Sempre più progetti europei stanno sviluppando modelli di simbiosi energetica nei quali il calore recuperato da grandi infrastrutture urbane viene trasformato in una risorsa per l’intera comunità.

Data center, impianti di depurazione delle acque reflue e altre installazioni caratterizzate da un’elevata produzione di calore di scarto possono diventare sorgenti energetiche permanenti per grandi pompe di calore industriali. Queste innalzano la temperatura dell’energia recuperata e la immettono direttamente nelle reti di teleriscaldamento cittadine.

In questo modo migliaia di abitazioni, edifici pubblici e attività commerciali possono essere riscaldati sfruttando energia che altrimenti verrebbe dispersa nell’ambiente. Si realizza così una forma avanzata di simbiosi industriale termica, nella quale imprese, infrastrutture e comunità locali condividono la stessa risorsa energetica, riducendo contemporaneamente le emissioni di CO₂, il consumo di combustibili fossili e lo sfruttamento delle risorse naturali. Un modello di economia circolare che rappresenta una delle principali direttrici della transizione energetica europea.

TI È PIACIUTO QUESTO ARTICOLO?
Iscriviti alla nostra newsletter per ricevere aggiornamenti sulle novità e sulle storie di rigenerazione territoriale:

Condividi l'articolo
Rosaria De Benedictis

Ultime Notizie

Cerca nel sito