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In Veneto una campagna in difesa dei fiumi

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I sette principali corsi d’acqua veneti sotto osservazione della campagna di Legambiente, che ha mobilitato centinaia di volontari e cittadini. Con l’obiettivo di promuovere l’attenzione sullo stato di salute delle acque.

Il 54% dei punti campionati supera i limiti previsti per un buono standard di qualità delle acque. È quanto è emerso analizzando lo stato di salute dei sette principali corsi d’acqua veneti con “Operazione Fiumi”, la campagna condotta da Legambiente Veneto che ha coinvolto centinaia di persone tra volontari e cittadini, impegnati ad analizzare la qualità delle acque, effettuare rilevamenti morfologici e monitorare i rifiuti lungo le rive. Sotto osservazione Adige, Bacchiglione, Brenta, Livenza, Piave, Po e Sile, con dei focus che hanno visto il monitoraggio puntuale dei corsi d’acqua secondari di Fratta-Gorzone, Piovego, Retrone, Dese e Canale Brentella. A causa della cattiva depurazione, 29 punti monitorati su 50 risultano inquinati, con valori di escherichia coli superiori ai limiti di legge. Mentre 37 non rientrano nei criteri per la balneabilità. Le situazioni più critiche sulla depurazione riguardano i fiumi Retrone e Bacchiglione. Ne abbiamo parlato con Luigi Lazzaro, presidente di Legambiente Veneto.

Come è nata l’idea di questa iniziativa?

“L’attenzione dell’associazione verso i corsi d’acqua è storica. In particolare, i circoli di Legambiente del Veneto non hanno mai smesso di difendere, tutelare e valorizzare i loro fiumi, presenza costante e pregnante del paesaggio veneto. Come coordinamento regionale abbiamo raccolto gli allarmi arrivati dai territori, sul crescente cattivo stato di salute delle acque superficiali dovuto a mancata depurazione e smaltimenti illeciti. Oltre alle insostenibili pressioni antropiche che i fiumi subiscono. Penso alle escavazioni, ai prelievi idrici per finalità di produzione energetica e industriale, ai tagli selvaggi della vegetazione riparia, all’occupazione e trasformazione del suolo nelle aree golenali. I fondi ministeriali per il sostegno del terzo settore resi disponibili dalla Regione Veneto ci hanno spinto a mettere in moto questa campagna itinerante, lunga oltre un mese, per avvicinare i cittadini al tema organizzando attività di esplorazione e di scoperta”.

Qual è stato il livello di coinvolgimento della popolazione?

“Le tappe della campagna, così come i punti di prelievo e di osservazione geomorfologica, sono state individuate grazie ai circoli di Legambiente che, a loro volta, hanno coinvolto i cittadini. Inoltre, abbiamo attivato un servizio di segnalazione ‘S.O.S. fiumi’ di supporto al cittadino, per raccogliere segnalazioni su eventuali abusi e indirizzarle agli enti preposti, nel miglior modo possibile. Non ultimo, centinaia di cittadini toccati dalle tappe della campagna, hanno potuto partecipare ai campi di prossimità: giornate intere dedicate alla conoscenza del fiume e del suo ecosistema”.

Replicherete l’esperienza?

“Non abbiamo alcuna intenzione di abbandonarla. Vogliamo porre con forza il tema della salvaguardia della risorsa idrica e della sua preziosa funzione ecosistemica tra le questioni che la Giunta regionale deve considerare prioritarie. La gravità della contaminazione di molti fiumi, già confermata dai rapporti di Arpa Veneto, dovuta a cattiva depurazione e al tema degli inquinanti emergenti (tra cui Pfas e glifosate) e la necessaria applicazione della Direttiva europea Acque, che per un ventennio è stata ignorata, sono i primi elementi su cui la politica regionale deve iniziare a riflettere ed agire. Noi, senza dubbio, continueremo a ricordarlo e a promuovere attenzione sul tema”.

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