Pixel di Adform

Chiudi
Cerca nel sito:

Cosa sono gli “alberi liquidi” e perché assorbono lo smog come un bosco di querce

alberi nella foresta
Condividi l'articolo

Scopri come i bioreattori algali urbani purificano l’aria, catturano CO₂ e particolato e producono biomassa utile nelle città moderne.

Gli “alberi liquidi” rappresentano una frontiera innovativa nel campo dei sistemi di arredo urbano sostenibile, pensati per affrontare il problema dell’inquinamento nelle città moderne. Tecnologicamente, si tratta di bioreattori algali urbani, cioè fotobioreattori installati nelle strade delle metropoli, che utilizzano l’acqua e culture di microalghe per catturare anidride carbonica (CO₂), polveri sottili e altri inquinanti atmosferici attraverso la fotosintesi algale in città.

Questi sistemi non intendono sostituire i veri alberi, con il loro valore ecologico, ma offrono una soluzione altamente efficiente per purificare l’aria nelle aree più cementificate, dove non è possibile piantare verde tradizionale perché manca spazio o terreno fertile.

Il concetto: cos’è un albero liquido e quale problema urbano risolve

Un albero liquido è un tipo di fotobioreattore urbano progettato per svolgere in modo tecnologico alcune delle funzioni ecologiche tipicamente svolte dagli alberi. All’interno di un contenitore di circa 600 litri d’acqua vengono coltivate microalghe che assorbono CO₂ e altri inquinanti atmosferici tramite fotosintesi, rilasciando ossigeno nell’ambiente circostante.

L’aria circostante viene fatta circolare attraverso questo sistema, permettendo agli organismi algali di assorbire gas serra e filtrare le particelle fini, con un’efficienza che in alcuni casi può superare quella delle piante tradizionali, almeno nel breve termine e su piccole superfici.

La sfida del suolo nelle metropoli iper-cementificate

Nelle grandi città moderne, specialmente nei centri storici e nelle aree iper‑cementificate, il suolo disponibile per il verde è spesso limitatissimo. Piantare alberi richiede spazi con suolo profondo, libertà da strutture sotterranee come tubature o linee della metro, e condizioni di terreno che consentano alle radici di svilupparsi. In molte metropoli europee e mondiali questi requisiti non sono soddisfabili: la presenza di infrastrutture sotterranee, strade ed edifici lascia poco o nessun spazio per piantare alberi o creare nuovi giardini pubblici.

In questi scenari, i bioreattori algali urbani offrono un compromesso funzionale perché possono essere installati anche su superfici rigide come asfalto o piazze senza la necessità di terreno fertile, ampliando la presenza di elementi di purificazione dell’aria dove gli alberi reali non possono crescere.

LIQUID3: il primo fotobioreattore urbano nato a Belgrado

Il progetto LIQUID3 Belgrado rappresenta il primo esempio realizzato di questo concetto. Sviluppato dal team di ricerca dell’Institute for Multidisciplinary Research dell’Università di Belgrado, nasce come risposta alle elevate concentrazioni di inquinanti nelle strade della capitale serba, una delle città europee con livelli di smog e particolato particolarmente critici.

«LIQUID3» è un fotobioreattore urbano che funziona grazie all’azione di microalghe in un serbatoio di acqua, integrate in una struttura che può fungere anche da panchina con prese di ricarica per dispositivi e illuminazione solare notturna. Le alghe presenti nell’installazione assorbono CO₂ e rilasciano ossigeno attraverso la fotosintesi, offrendo al contempo un elemento di design urbano utile e attrattivo.

Il progetto è stato riconosciuto e premiato nell’ambito del Climate Smart Urban Development Challenge, promosso dal Programma delle Nazioni Unite per lo Sviluppo (UNDP) insieme al Ministero della Protezione Ambientale della Serbia, come una delle soluzioni innovative per l’azione climatica nelle comunità urbane.

Lo sapevi?
Un singolo bioreattore da 600 litri ha la stessa capacità di assorbimento di CO₂ di due alberi di 10 anni o di 200 metri quadrati di prato, occupando lo spazio di una panchina.

Il funzionamento tecnico: la scienza dietro i bioreattori algali

I bioreattori algali urbani si basano su processi biologici naturali potenziati dalla tecnologia, utilizzando microalghe per la cattura della CO e delle particelle inquinanti presenti nell’aria cittadina. Questi sistemi combinano la fotosintesi delle alghe con il design urbano, creando un dispositivo compatto e adatto a piazze, marciapiedi o spazi cementificati dove non sarebbe possibile piantare alberi tradizionali.

Come le microalghe catturano la CO2 e le polveri sottili

Il cuore del sistema sono le microalghe, organismi unicellulari in grado di assorbire CO₂ molto più rapidamente delle piante terrestri. L’aria urbana inquinata viene pompata all’interno del serbatoio d’acqua dove le alghe vivono e crescono.

Attraverso la fotosintesi algale, le microalghe trasformano l’anidride carbonica in ossigeno puro e biomassa. Contemporaneamente, le particelle sospese nell’aria, come polveri sottili (PM2.5 e PM10), vengono catturate dalle superfici dell’acqua e dalle alghe stesse, contribuendo a una riduzione tangibile dell’inquinamento atmosferico. In pratica assorbono i gas serra molto più velocemente delle piante terrestri e rilasciano ossigeno puro.

Questo processo rende i bioreattori particolarmente efficaci in spazi ristretti: rispetto agli alberi, le microalghe hanno tempi di assorbimento dei gas serra molto più rapidi e possono essere densamente coltivate in pochi metri quadrati, aumentando l’efficienza complessiva del sistema.

Il ruolo dell’energia solare per l’autosufficienza del sistema

I bioreattori LIQUID3 sono progettati per essere autonomi e sostenibili. Ogni unità ospita un piccolo pannello fotovoltaico che alimenta la pompa necessaria a far circolare l’aria nel serbatoio e l’illuminazione notturna per rendere visibile il dispositivo anche dopo il tramonto.

Questo rende il sistema completamente off-grid, riducendo la necessità di infrastrutture elettriche esterne e permettendo l’installazione anche in aree dove l’alimentazione urbana è difficoltosa o costosa.

Gestione della biomassa: cosa succede alle alghe in eccesso?

Le microalghe nei bioreattori si riproducono rapidamente, e periodicamente è necessario gestire l’eccesso di biomassa. Circa una volta al mese, parte dell’acqua viene svuotata e sostituita, e la biomassa raccolta non viene sprecata: può essere trasformata in fertilizzante agricolo naturale, chiudendo il ciclo produttivo e inserendo il dispositivo all’interno di un modello di economia circolare.

In questo modo, gli alberi liquidi non solo purificano l’aria, ma contribuiscono anche a un uso sostenibile delle risorse biologiche, valorizzando le microalghe prodotte senza creare rifiuti.

Schema del funzionamento interno di un Bioreattore LIQUID3

Pro e contro della tecnologia algale in città

I bioreattori algali urbani come LIQUID3 rappresentano un approccio innovativo alla purificazione dell’aria nelle città densamente costruite. La loro efficacia nella cattura di CO₂ e particolato è sorprendente, ma, come ogni tecnologia, comporta anche alcuni limiti. La tabella seguente sintetizza in modo chiaro vantaggi e svantaggi dei sistemi di fotosintesi algale in città.

AspettiVantaggi (Pro)Svantaggi (Contro)
EfficienzaAssorbimento di CO₂ e particolato 10-50 volte superiore alle piante terrestri (IMSI Belgrado)Nessuna capacità di filtrazione estesa come un bosco reale
Spazio richiestoIngombro minimo: occupa solo 1-2 m²Non crea ombra significativa
Requisiti del suoloNon richiede terreno fertileNon contribuisce alla biodiversità animale
Prodotti secondariProduzione di biomassa utile per fertilizzantiRichiede manutenzione mensile (svuotamento, rabbocco)
CostiTecnologia innovativa con potenziale scalabilitàCosti di installazione elevati rispetto a piante tradizionali

Questa comparazione aiuta a valutare realisticamente dove e come installare i bioreattori urbani: ideali per piazze, marciapiedi e incroci ad alta densità, ma non sostituiscono completamente il valore ecologico e sociale degli alberi tradizionali.

Scenari futuri: gli alberi liquidi sostituiranno i parchi urbani?

L’innovazione degli alberi liquidi con i bioreattori LIQUID3 apre scenari affascinanti per le città del futuro, ma la domanda resta: potranno sostituire il verde urbano tradizionale? La risposta richiede un equilibrio tra mito tecnologico e realtà ecologica, con un ruolo complementare delle alghe e degli alberi reali.

Il rischio del greenwashing e l’importanza del verde reale

Nonostante la capacità straordinaria delle alghe di assorbire CO₂ e purificare l’aria, i bioreattori LIQUID3 non possono sostituire gli alberi veri. Questi ultimi sono infrastrutture complesse e vitali: mitigano le isole di calore, gestiscono il deflusso dell’acqua piovana, offrono rifugio alla fauna urbana e contribuiscono al benessere psicologico dei cittadini. Usare gli alberi liquidi come scusa per ridurre il verde reale rischierebbe di trasformare una tecnologia innovativa in un fenomeno di greenwashing, privando le città dei servizi ecosistemici insostituibili forniti dal verde naturale.

L’integrazione perfetta: dove installare i bioreattori algali

Il futuro più realistico e sostenibile è la coesistenza tra alberi reali e bioreattori algali. I LIQUID3 diventano strumenti strategici per i cosiddetti “punti critici” delle città: strade ad alto traffico, aree industriali, tunnel aperti o piazze scarsamente verdi. In questi contesti, i bioreattori creano micro-oasi di aria pulita, riducendo inquinanti e polveri sottili. In combinazione con il verde urbano tradizionale, gli alberi liquidi possono migliorare significativamente la qualità dell’aria e la vivibilità, senza sostituire mai il ruolo essenziale degli alberi reali.

Come le amministrazioni possono adottare questa tecnologia

Per integrare efficacemente i bioreattori LIQUID3 nelle città, le amministrazioni devono adottare un approccio strategico e concreto. La tecnologia può essere inserita nei Piani Urbani della Mobilità Sostenibile (PUMS), migliorando la qualità dell’aria lungo percorsi pedonali e vie di scorrimento ad alta densità di traffico.

In alternativa, i bioreattori possono diventare arredo urbano funzionale, trasformando piazzali d’asfalto o spazi pubblici privi di verde in micro-oasi multifunzionali. In questi contesti, gli alberi liquidi non solo purificano l’aria, ma possono integrare sedute pubbliche, punti di ricarica per smartphone e altre funzioni utili ai cittadini, unendo tecnologia e vivibilità urbana in maniera concreta e immediata.

TI È PIACIUTO QUESTO ARTICOLO?
Iscriviti alla nostra newsletter per ricevere aggiornamenti sulle novità e sulle storie di rigenerazione territoriale:

Condividi l'articolo
Rosaria De Benedictis

Ultime Notizie

Cerca nel sito