La transizione energetica europea è attualmente ostacolata da gravi colli di bottiglia nelle reti di distribuzione elettrica. In Italia, circa 12 miliardi di euro di investimenti nelle rinnovabili, principalmente fotovoltaico, sono fermi perché faticano ad accedere alle infrastrutture locali. Complessivamente, negli otto Stati analizzati nel rapporto di AFRY per Beyond Fossil Fuels, i progetti di energia pulita e i sistemi di accumulo bloccati, in attesa di allacciamento ammontano a circa 100 miliardi di euro. Ritardi che colpiscono non solo i grandi investitori, ma anche le comunità energetiche e i cittadini che cercano di abbattere i costi delle bollette.
C’è un ostacolo strutturale che mette a rischio gli obiettivi climatici europei: sono le reti di distribuzione locali. Secondo il nuovo rapporto realizzato dalla società di consulenza AFRY per l’organizzazione Beyond Fossil Fuels,in soli otto mercati europei analizzati (Italia, Germania, Spagna, Gran Bretagna, Polonia, Grecia, Repubblica Ceca e Bulgaria), oltre 100 miliardi di euro di investimenti in energia pulita sono attualmente bloccati nelle “code” di allacciamento. Si tratta di circa 830 GW di potenza richiesta, suddivisi tra 375 GW di fonti rinnovabili e 455 GW di sistemi di accumulo. Per dare un’idea della scala, la sola capacità rinnovabile in attesa equivale a circa il 98% dell’attuale capacità europea di centrali a carbone e gas.
Il problema è sistemico: entro il 2030, si prevede che oltre il 70% delle rinnovabili sarà collegato proprio alle reti di distribuzione, che rappresentano ormai la spina dorsale della transizione. Tuttavia, i gestori delle reti (DSO) si trovano a gestire una media di oltre 11.000 richieste all’anno, operando con strutture di governance e capacità tecniche spesso inadeguate ai nuovi ritmi.
“Le code per l’allacciamento dei progetti di energie rinnovabili e di stoccaggio stanno diventando sempre più lunghe, rallentando la transizione energetica e indebolendo la competitività dell’Europa”, commenta Duygu Kutluay, attivista di Beyond Fossil Fuels, rete della società civile impegnata a garantire una transizione giusta e rapida verso un futuro senza combustibili fossili e basato sulle energie rinnovabili. “Senza riforme a livello di governance e operative, il potenziale delle energie rinnovabili in Europa verrà soffocato, non per mancanza di ambizione o di investimenti, ma a causa dei vincoli delle reti stesse che dovrebbero fornirlo”, aggiunge Kutluay.
Il caso Italia: 12 miliardi di euro in attesa
Per l’Italia, il dossier delinea uno scenario critico con 12 miliardi di euro di progetti (rinnovabili e accumuli) in attesa di connessione alla rete di distribuzione. Questo stallo incide direttamente sulla capacità di raggiungere l’obiettivo nazionale del PNIEC, che punta al 65% di elettricità da fonti rinnovabili entro il 2030.
Il peso maggiore dell’arretrato italiano ricade sul settore solare, che costituisce circa l’80% della coda di connessione. Attualmente, sono circa 53 GW di progetti fotovoltaici in attesa sulle reti di distribuzione, a fronte di un obiettivo nazionale al 2030 di 79 GW. Anche i sistemi di accumulo, essenziali per la flessibilità del sistema, sono in forte ritardo: ci sono 9 GW di batterie in coda, contro un obiettivo di 18 GW. Al contrario, l’eolico risulta meno impattato dalle reti di distribuzione poiché i suoi impianti sono più frequentemente collegati all’alta tensione.
Governance e burocrazia: il divario tra tempi teorici e realtà operativa
Il rapporto evidenzia come il blocco delle connessioni in Italia non sia solo un problema di infrastrutture fisiche, ma dipenda in modo critico dalla governance e dalle procedure amministrative. Sebbene l’autorità di regolamentazione ARERA disciplini l’allacciamento tramite il TICA, stabilendo tempistiche precise e sanzioni, tali scadenze risultano spesso “teoriche” e lontane dalla pratica quotidiana. Questo accade perché i tempi regolati vengono calcolati al netto dei periodi necessari per ottenere autorizzazioni o a causa di svariate ragioni di “sospensione” che allungano i processi a tempo indeterminato.
A peggiorare la situazione intervengono altri fattori strutturali:
- Mancanza di trasparenza: Non esiste una piattaforma nazionale centralizzata per monitorare lo stato delle richieste, né dati pubblici granulari sulla capacità residua delle reti, il che rende difficile per gli operatori pianificare gli investimenti.
- Criterio First-Come-First-Served (FCFS): A livello di distribuzione vige la regola dell’ordine di arrivo, senza priorità per progetti strategici o di pubblica utilità.
- Comunità energetiche e cittadini: Non è previsto alcun quadro di priorità per i progetti delle comunità energetiche, che rischiano di restare bloccati nelle lunghe code generali.
Senza una riforma profonda della governance e una spinta decisa sulla digitalizzazione, il potenziale delle rinnovabili resterà soffocato dai vincoli burocratici di un sistema ancora troppo rigido.
Impatti su mobilità e flessibilità
Le criticità della rete colpiscono anche la domanda. In Italia, alla fine del 2025, una quota significativa di punti di ricarica pubblici per veicoli elettrici risultava installata ma non operativa proprio perché in attesa di allacciamento alla rete. Sul fronte della flessibilità, pur essendo in corso progetti pilota per l’approvvigionamento locale di servizi (come i progetti di e-distribuzione, Areti e Unareti), la flessibilità è ancora trattata come uno strumento operativo e non come una leva di pianificazione a lungo termine.
La strada verso il 2030
Per sbloccare questa situazione, il rapporto AFRY e Beyond Fossil Fuels suggerisce che il “Pacchetto Reti” europeo debba focalizzarsi maggiormente sulla digitalizzazione e sulla riforma delle reti locali, anziché concentrarsi quasi esclusivamente sulla trasmissione. Per l’Italia, le raccomandazioni includono l’adozione di una pianificazione anticipatoria basata sui futuri carichi attesi e l’uso di dati in tempo reale per gestire i flussi. Senza riforme operative e di governance, il potenziale dell’energia pulita rimarrà soffocato dai vincoli delle reti che dovrebbero invece consegnarla ai consumatori.
“In questo contesto – sintetizza Chiara Natalicchio, consulente senior presso AFRY – è essenziale mantenere l’attenzione sul ruolo strategico delle reti di distribuzione e sull’urgente necessità di una regolamentazione lungimirante e flessibile, sostenuta da una governance più forte, una pianificazione più solida, un coinvolgimento significativo delle parti interessate e l’implementazione di soluzioni di flessibilità”. Senza interventi strutturali che favoriscano la flessibilità e la trasparenza dei dati, l’Europa rischia di mantenere un’elevata dipendenza dai combustibili fossili a scapito della competitività economica.





