Il Report scientifico di Legambiente, che accompagna la campagna di monitoraggio dei laghi “Goletta dei laghi”, prova a mappare gli effetti della crisi climatica e delle attività umane sugli ecosistemi lacustri, chiedendo al governo undici proposte concrete per uscire dalla crisi
Crisi climatica, inquinamento e attività scellerate dell’Homop sapiens stanno mettendo a serio rischio gli ecosistemi lacustri. Sono diventati tra i principali hot-spot dell’emergenza ambientale in atto, perché particolarmente fragili dal punto di vista geomorfologico e perché, spesso, costretti in ambienti in via di urbanizzazione accelerata, che ne minano da vicino la loro stessa sopravvivenza.
L’ultimo allarme è arrivato in piena estate dallo studio di Legambiente “Laghi sotto pressione” che accompagna la oramai storica campagna di sensibilizzazione sullo stato di salute dei laghi chiamata “Goletta dei laghi”, sorella della campagna “Goletta verde” che si naviga in mare.
Report che racconta, per ogni macroarea, lo stato di salute dei laghi grazie a una carta d’identità contenente le caratteristiche geomorfologiche, le attuali minacce e laddove sono state avviate anche delle buone pratiche di gestione.
Dieci laghi sotto pressione
Oltre alla crisi climatica, quindi a minacciare i sistemi lacustri sono la qualità delle acque minacciata dall’industrializzazione, l’uso di pesticidi in agricoltura, la crescente urbanizzazione, e il prelievo per diversi scopi. Ad esempio, il lago di Iseo soffre l’inquinamento microbiologico delle acque, mentre tra gli inquinanti emergenti si segnalano i PFAS nei pesci, e poi il rischio idrogeologico legato a frane e la formazione di un’isola di detriti alla foce dell’Oglio.
Sono principalmente dieci i laghi in crisi lungo lo stivale, dal lago Maggiore (Piemonte e Lombardia), a quello di Como (Lario in Lombardia), dal Lago di Iseo (Lombardia) al Trasimeno (Umbria) ai laghi laziali di Albano e Nemi, dal lago di Occhito (Molise e Puglia), a quello di Pietra del Pertusillo (in Basilicata), di Pergusa (Sicilia) e di Omodeo (Sardegna), i bacini lacustri esaminati da Legambiente risultano estremamente vulnerabili, soprattutto sempre più in secca, con acque sempre più calde e spesso con uno stato delle acque non buono.
I laghi del Nord Italia
Nel Nord Italia, il lago Maggiore, di Como (Lario) e d’Iseo risultano essere, secondo il report di Legambiente, quelli più in sofferenza, anche in virtù del fatto che sono laghi regolatori utilizzati in questa stagione per scopi irrigui. Ad oggi il Lago Maggiore ha perso 43 milioni di metri cubi di acqua rispetto a fine giugno, registrando una percentuale di riempimento al 5 luglio del 40% secondo l’Osservatorio utilizzi idrici, coordinato dall’ADBPO. Il lago Lario è calato di oltre 22 cm da fine giugno, raggiungendo il 5 luglio il livello di riempimento del 41%. Per il lago d’Iseo il livello di riempimento al 5 luglio era del 35%.
In sensibile aumento anche la temperatura superficiale media dell’acqua che, secondo utilizzando i dati di Copernicus, per il lago Maggiore nel 2025 è stata di 0,75°C superiore alla media (1995-2020), per il lago di Como di + 0,64°C, mentre per il lago di Iseo è stata di + 0,3°C. L’aumento delle temperature rappresentano un vero nemico dei laghi, comportando sempre più degli squilibri gravi negli ecosistemi.
I laghi del Centro Italia
Nel centro Italia il Lago Trasimeno risulta quello più vulnerabile e in crisi. Durante il monitoraggio dei tecnici che hanno curato il report è emersa la perdita di 169 cm rispetto allo zero idrometrico, ciò ha comportato la limitazione della navigazione dei battelli. Essendo un lago laminare (esteso ma poco profondo, mediamente 4 metri) e privo di emissari naturali, la sua sopravvivenza dipende solo da un fragile bilancio idrico. Il calo del volume idrico causa l’accumulo di sali, l’aumento dell’alcalinità e fenomeni di eutrofizzazione (eccesso di nutrienti come azoto e fosforo), aggravati da sistemi di depurazione obsoleti e scarichi non conformi.
Per quanto riguarda invece la temperatura superficiale media, sempre secondo Copernicus, l’anomalia nel 2025 è stata di 0,79°C superiore alla media del periodo di riferimento 1995–2020. Tra i laghi laziali in sofferenza ci sono anche quelli di Albano e Nemi che, negli ultimi 40 anni, hanno perso complessivamente oltre 54 milioni di metri cubi d’acqua, con un abbassamento del livello superiore a 6 metri (6,5 m a fine 2024 – inizio 2025) e una perdita di volume nelle falde di quantità ancora maggiori. I pozzi, ormai prosciugati, hanno esaurito le falde profonde dell’apparato vulcanico, riducendo per il futuro la capacità di assorbimento delle rocce.
I laghi nel Sud Italia
Nel sud resta alta l’allerta per il lago di Pergusa che già in passato più volte si è quasi disseccato con gravi conseguenze sulla biocenosi (complesso di popolazione sia animale che vegetale). La particolare conformazione del lago con un battente idrico non particolarmente profondo rende lo specchio estremamente fragile alle alte temperature e, quindi, alla evaporazione: più volte lo specchio si è quasi completamente disseccato con gravissime conseguenze sulla biocenosi (complesso di popolazione sia animale che vegetale).
La vicinanza al lago di una delle frazioni della città di Enna, il villaggio Pergusa, con case, alberghi, esercizi commerciali e di ristorazione e da poco studentati universitari con esponenziale aumento del peso antropico senza alcun adeguamento dei servizi, comporta anche un grave rischio a causa del pertinente sistema fognario. Infatti, essendo il lago privo di emissari naturali, per evitare che le acque nere possano confluire direttamente nel corpo idrico, venne realizzato un sistema misto che pompa le acque fuori dal bacino sottraendo così un gran quantitativo di acque di ruscellamento prima destinate al rimpinguamento dell’area umida.
Monitoraggio sui PFAS
La presenza di PFAS è stata monitorata anche nel Lago Maggiore, nel Trasimeno e nel Lago Lario. Dallo scorso maggio il monitoraggio dei PFAS, ricorda Legambiente, è entrato a pieno titolo nella lista degli inquinanti nelle acque superficiali e sotterranee da monitorare insieme pesticidi, farmaci, microplastiche. Ciò è stato possibile grazie ad una nuova direttiva Ue che ha aggiornato tale lista modificando la Direttiva Quadro Acque (2000/60/EC), la Direttiva sugli standard di qualità ambientale (2008/105/EC) e la Direttiva Acque Sotterranee (2006/118/EC).
La dichiarazione di Andrea Minutolo, responsabile scientifico di Legambiente
“Adattamento climatico e mitigazione delle pressioni – dichiara Andrea Minutolo, responsabile scientifico di Legambiente – sono due pilastri centrali e integrati tra loro per la tutela e la resilienza dei laghi. Oggi i bacini lacustri sono sempre più vulnerabili a causa di stress multipli che incidono su di loro, come la crisi climatica e l’eccessiva attività antropica che determina un peggioramento della qualità delle acque, come denunciamo da anni con la nostra campagna Goletta dei Laghi. Per questo chiediamo a livello nazionale interventi integrati e lungimiranti a partire dallo stanziamento delle risorse economiche per attuare il piano di nazionale di adattamento climatico.
Non sono ammessi più ritardi, servono interventi mirati che devono scongiurare rischi di maladattamento e riguardare, tra l’altro, anche il potenziamento della depurazione, una maggiore efficienza idrica, il riuso delle acque ove possibile, soluzioni basate sulla natura, miglioramento del monitoraggio e piena integrazione dell’adattamento climatico nei Piani di Gestione dei Bacini Idrografici previsti dalla Direttiva Quadro Acque”.
Le undici proposte di Legambiente
Come da prassi, il dossier di Legambiente si chiude con undici proposte per mettere in sicurezza i laghi d’Italia, così sintetizzabili:
- Immediata attuazione del “Piano Nazionale di Adattamento ai Cambiamenti Climatici”, individuando le linee di finanziamento e stanziando le adeguate risorse economiche, che non include ancora misure specifiche per gli ecosistemi lacustri;
- Prevedere una regia unica, in capo alle Autorità di bacino distrettuali, per costruire protocolli di raccolta dati e modelli logico/previsionali che permettano di conoscere il sistema delle disponibilità della risorsa idrica, dei consumi reali, della domanda potenziale e definire degli aggiornati bilanci idrici;
- Realizzare una strategia nazionale integrata e a livello di bacini idrografici;
- Definire e adottare per ogni bacino dei protocolli di gestione delle siccità, in modo da superare definitivamente l’attuale approccio emergenziale;
- Ripristinare le falde attraverso interventi di riqualificazione morfologica ed ecologica dei corsi d’acqua e del reticolo idraulico minuto e di ricarica della falda previsti dai PdG e dai PTA;
- Azzerare l’impermeabilizzazione e il consumo di suolo per permettere la ricarica naturale delle falde;
- Predisporre azioni di adattamento per il contrasto alle inondazioni delle aree urbane che si affacciano sui laghi;
- Migliorare i sistemi di depurazione, ridurre l’impatto dell’inquinamento civile e industriale, ridurre l’uso di fertilizzanti e pesticidi in agricoltura;
- Ridurre gli impatti di tutte le attività che possono aumentare le fragilità di questi ecosistemi, che sono tra i più a rischio, a partire dal turismo;
- Adottare tutti gli adempimenti previsti dalla normativa comunitaria in materia di qualità delle acque e degli ecosistemi lacustri;
- Interventi di tutela integrati, in modo da ridurre, fino ad annullarle, le principali cause di stress degli ecosistemi lacustri.





